La sera è il mio libro, da “Requiem e altre poesie” (1997), Rainer Maria Rilke

La sera è il mio libro. Risplende
nella rilegatura di damasco rosso
sfiorando l’oro delle cuciture
la apro con le mani, adagio.

E leggo la sua prima pagina
felice di trovare un tono calmo
leggo più sottovoce la seconda,
e la terza già la sogno.

(Traduzione di Giuliano Donati)

Der Abend ist mein Buch

Der Abend ist mein Buch. Ihm prangen
die Deckel purpurn in Damast;
ich löse seine goldnen Spangen
mit kühlen Händen, ohne Hast.

Und lese seine erste Seite,
beglückt durch den vertrauten Ton, –
und lese leiser seine zweite,
und seine dritte träum ich schon.

The Evening is My Book

The evening is my book. It parades
its covers in purple damask;
I untie its golden clasp
with cool hands, without haste.

And read its first page,
made happy by the familiar sound,—
and read more quietly its second,
and its third, a dream I’ve found.

(Translation by Cliff Crego)

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Peter Gabriel HD The Book of Love, New Blood Orchestra Live in London

Da un taccuino, James Merrill

Il biancore vicino e distante.
Il freddo, la quiete…
Una prima parola è d’impasse
alla tormenta, passa
fuori nel fresco
candore. Non chiedi più niente.
Ogni passo anche mai intrapreso
porta in avanti, pur se
in cerchi sempre
più stretti, più stretti.
La vertigine
ti sostiene. E ora senza peso
plani sullo stagno ghiacciato,
calzato d’acciaio, a inseguire
il suo ovale senza sogni
con loop e spirali
finché (il tuo volto
luminoso e chino, coperto, svuotato
di ogni bisogno che tu conosca
cosa si nascondeva, cosa chiamava,
saggezza o errore,
sotto quello specchio)
la pagina che scarabocchiavi
si volta. Un giorno nuovo. Neve fresca.

From a Notebook

The whiteness near and far.
The cold, the hush. . . .
A first word stops
The blizzard, steps
Out into fresh
Candor. You ask no more.
Each never taken stride
Leads onward, though
In circles ever
Smaller, smaller.
The vertigo
Upholds you. And now to glide
Across the frozen pond,
Steelshod, to chase
Its dreamless oval
With loop and spiral
Until (your face
Downshining, lidded, drained
Of any need to know
What hid, what called,
Wisdom or error,
Beneath that mirror)
The page you scrawled
Turns. A new day. Fresh snow.

Splash, da “Betting on the Muse (1996)”, Charles Bukowski

L’illusione è che tu semplicemente
stia leggendo questa poesia.
la realtà è che questa è
più di una poesia.
questo è il coltello di un accattone.
è un tulipano.
è un soldato che marcia
attraverso Madrid.
questo sei tu sul tuo
letto di morte.
questo è Li Po che ride
sottoterra.
no, non è una dannata poesia.
è un cavallo che dorme.
una farfalla dentro
il tuo cervello.
questo è il circo
del diavolo.
e non la stai leggendo
su una pagina.
è la pagina che legge
te.
la senti?
è come un cobra. è un’aquila affamata
che sorvola la stanza.
questa non è una poesia.
la poesia è barbosa,
ti fa venire
sonno.
queste parole ti incitano
a una nuova
follia.
ti ha toccato la grazia,
sei stato spinto dentro una
abbacinante regione di
luce.
adesso l’elefante
sogna insieme
a te.
la volta dello spazio
curva e ride.
adesso puoi morire.
tu puoi morire adesso come
si doveva morire da uomini:
grande,
vittorioso,
con l’orecchio alla musica,
essendo tu la musica,
che romba,
romba,
romba.

Splash

the illusion is that you are simply
reading this poem.
the reality is that this is
more than a
poem.
this is a beggar’s knife.
this is a tulip.
this is a soldier marching
through Madrid.
this is you on your
death bed.
this is Li Po laughing
underground.
this is not a god-damned
poem.
this is a horse asleep.
a butterfly in
your brain.
this is the devil’s
circus.
you are not reading this
on a page.
the page is reading
you.
feel it?
it’s like a cobra. it’s a hungry eagle circling the room.

this is not a poem. poems are dull,
they make you sleep.

these words force you
to a new
madness.

you have been blessed, you have been pushed into a
blinding area of
light.

the elephant dreams
with you
now.
the curve of space
bends and
laughs.

you can die now.
you can die now as
people were meant to
die:
great,
victorious,
hearing the music,
being the music,
roaring,
roaring,
roaring.

Non esiste un vascello veloce come un libro, Emily Dickinson

Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesie che si impenna –
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio –
tanto è frugale
il carro dell’anima.

There is no Frigate like a Book

There is no Frigate like a Book
To take us Lands away,
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry –
This Traverse may the poorest take
Without oppress of Toll –
How frugal is the Chariot
That bears a Human soul.

Luna, da “Man and Camel”, Mark Strand

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà
siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero
per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,
la sua sillaba solitaria come una frase sospesa

sull’orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome
una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com’era
soffermarsi in quella luce, quell’improvviso paradiso di suono.

(Trad. di Damiano Abeni)

Moon

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.