Sei la mia schiavitù sei la mia libertà, da “Lettere dal carcere a Munevvér”, Nazim Hikmet

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

You are my Slavery, you are my Freedom

You are my slavery, you are my freedom,
You are my flesh burning
as the naked flesh of the summer nights.
You are my home
you, with green highlights of your eyes
you, high and victorious.
You are my nostalgia
of knowing how inaccessible
at the very moment when I grab you.

 

Settembre, Hermann Hesse

Il giardino è in lutto,
fredda cola tra i fiori la pioggia.
L’estate rabbrividendo
s’avvia in silenzio verso la fine.

A foglia a foglia l’oro cade
a terra, dall’alto albero d’acacia.
L’estate sorride stupita e languida
nel sognante giardino che trascolorando muore.

A lungo ancora vicino alle rose
l’estate sembra sopravvivere, ma anela al riposo.
Ad uno ad uno chiude i [grandi]
suoi occhi divenuti ormai stanchi.

September

Der Garten trauert,
Kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
Still seinem Ende entgegen.

Golden tropft Blatt um Blatt
Nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.

Lange noch bei den Rosen
Bleibt er stehen, sehnt sich nach Ruh.
Langsam tut er die [grossen]
Müdgewordenen Augen zu.

September

The garden mourns,
Rain sinks coolly into the flowers.
Summer shudders
Peacefully towards its end.

Golden, one leaf after another
Drops from the high Acacia tree.
Summer smiles astonished and weak
Into the dying garden dream.

But still, by the roses,
It pauses and longs for peace.
And slowly closes its [large]
Now tired, worn eyes.

Translation:  David Paley

Riportato alla vita come fuoco, da “Burning in Water, Drowning in Flame”, Charles Bukowski

in angosciosa divinità il mio gatto
gira intorno

gira intorno e intorno
con coda elettrica e
occhi
a pulsante

è
vitale ed
elegante e
definitivo come un albero di
prugne

nessuno di noi due comprende
cattedrali o
l’uomo là fuori

che innaffia il suo
prato

se io fossi uomo
quanto lui è gatto –
se ci fossero uomini simili a lui
il mondo potrebbe
cominciare

salta sul divano
e cammina attraverso
i colonnati della mia
ammirazione.

Startled Into Life Like Fire

in grievous deity my cat
walks around
he walks around and around
with
electric tail and
push-button
eyes

he is
alive and
plush and
final as a plum tree

neither of us understands
cathedrals or
the man outside
watering his
lawn

if I were all the man
that he is
cat–
if there were men
like this
the world could
begin

he leaps up on the couch
and walks through
porticoes of my
admiration.

Accanto a un bicchiere di vino, da “Sale”, Wislawa Szymborska

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.

Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Drinking Wine

He looked, and gave me beauty,
and I took it as if mine.
Happy, I swallowed a star.

I allowed myself to be
invented in the likeness
of the reflection in his eyes.
I am dancing, dancing
in the flutter of sudden wings.

A table is a table.
Wine is wine in a glass
that is just a glass and stands
standing on a table. While
I am imaginary
to the point of no belief,
imaginary
to the point of blood.

I am telling him
what he want to hear: ants
dying of love under
the constellation of the dandelion.
I swear that a white rose,
sprinkled with wine, sings.

I am laughing, tilting
my head carefully
as if checking an invention
I am dancing, dancing
in astonished skin, in
an embrace that creates me.

Eve from a rib, Venus from sea-foam,
Minerva from Jove’s head––
all were more real than I.

When he stops looking at me
I search for my reflection
on a wall. I see only
a nail from which a picture
has been removed

(Translated from Polish by Graźyna Drabik and Sharon Olds)

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo, da “Cento sonetti d’amore”, Pablo Neruda

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

Es hoy: todo el ayer se fue cayendo

Es hoy: todo el ayer se fue cayendo
entre dedos de luz y ojos de sueño,
mañana llegará con pasos verdes:
nadie detiene el río de la aurora.
Nadie detiene el río de tus manos,
los ojos de tu sueño, bienamada,
eres temblor del tiempo que transcurre
entre luz vertical y sol sombrío,
y el cielo cierra sobre ti sus alas
llevándote y trayéndote a mis brazos
con puntual, misteriosa cortesía:
Por eso canto al día y a la luna,
al mar, al tiempo, a todos los planetas,
a tu voz diurna y a tu piel nocturna.

Francis Turner (un malato di cuore), da “Spoon River Anthology”, Edgar Lee Masters

Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere –
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti –
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
baciandola con l’anima sulle labbra
all’improvviso questa prese il volo.

Francis Turner

I could not run or play
in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink –
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa threes, and arbors sweet with vines
There on that afternoon in June
By Mary’s side –
Kissing her with my soul upon my lips
It suddently took flight.

 

Il testo della canzone di Fabrizio de André che nel 1971 pubblicò l’album “Non al denaro, non all’amore nè al cielo”, liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River:

Un malato di cuore

“Cominciai a sognare anch’io insieme a loro
poi l’anima d’improvviso prese il volo.”

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.

Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d’un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d’un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.

Eppure un sorriso io l’ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell’erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

“E l’anima d’improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non mi riesce di sognare con loro.”

 

Io ti chiesi, Hermann Hesse

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

Ich fragte dich, warum dein Auge gern

Ich fragte dich, warum dein Auge gern
In meinem Auge ruht,
So wie ein reiner Himmelsstern
In einer dunklen Flut.

Du sahest lang mich an,
Wie man ein Kind mit Blicken mißt,
Und sagtest freundlich dann:
Ich bin dir gut, weil du so traurig bist.

I morti, da “A vela, in solitaria, intorno alla stanza”, Billy Collins

I morti ci guardano sempre dall’alto, si dice,
mentre mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l’eternità.

Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.

The dead

The dead are always looking down on us, they say,
while we are putting on our shoes or making a sandwich,
they are looking down through the glass bottom boats of heaven
as they row themselves slowly through eternity.

They watch the tops of our heads moving below on earth,
and when we lie down in a field or on a couch,
drugged perhaps by the hum of a long afternoon,
they think we are looking back at them,
which makes them lift their oars and fall silent
and wait, like parents, for us to close our eyes.

Vita, Juan Ramon Jiménez

Giorno difficile, in cui il sole
e le nuvole combattono
– a tratti aperto, fiore,
a volte chiuso, frutto – ,
per confondersi nella notte!

Vita!

Veglia in cui gli occhi
si aprono e si chiudono,
in un gioco stanco
di verità e menzogna,
per confondersi nel sogno!

Vita!