L’estate se ne andava, da “Sarà estate e altre poesie” (2004), Emily Dickinson

L’estate se ne andava
impercettibilmente, come il dolore
troppo lieve alla fine
per sentirlo come un tradimento
una quiete stillò
come vespro inoltrato
o natura che trascorre
tutta sola il pomeriggio appartato.
Il crepuscolo scese in anticipo
il mattino brillò straniero
con la grazia cortese ma dolente
dell’ospite che vorrebbe partire.
Così, senza un’ala
né l’aiuto di una chiglia
la nostra estate fuggì via
leggera verso la bellezza.

(Traduzione di Piera Mattei)

As imperceptibly as Grief

As imperceptibly as Grief
The Summer lapsed away –
Too imperceptible at last
To seem like Perfidy –
A Quietness distilled –
As Twilight long begun –
Or Nature – spending with Herself
Sequestered Afternoon –
The Dusk drew earlier in –
The Morning foreign shone –
A courteous – but harrowing Grace
Of Guest who would be gone –
And thus, without a Wing
Or Service of a Keel –
Our Summer made Her light Escape
Into the Beautiful –

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Lang Lang performing Hungarian Rhapsody No. 2 in C sharp minor
Live From Teatro Del Silenzio, Italy / 2007

Le bolle di sapone che questo bambino, da “Fernando Pessoa, Una sola moltitudine” (1984), Fernando Pessoa

Le bolle di sapone che questo bambino
si diverte a soffiare da una cannuccia
sono traslucidamente tutta una filosofia.
Chiare, inutili e passeggere come la Natura,

amiche degli occhi come le cose,
sono quello che sono
con una precisione rotonda e aerea,
e nessuno, nemmeno il bambino che le libera
pretende che siano di più di quanto sembrano essere.

Alcune si vedono a stento nell’aria tersa.
Sono come la brezza che passa quasi senza toccare i fiori
e soltanto sappiamo che passa
perché qualcosa si alleggerisce in noi
e accetta tutto più nitidamente.

(Traduzione di Maria José de Lancastre)

As bolas de sabão que esta criança

As bolas de sabão que esta criança
Se entretém a largar de uma palhinha
São translucidamente uma filosofia toda.
Claras, inúteis e passageiras como a Natureza,

Amigas dos olhos como as coisas,
São aquilo que são
Com uma precisão redondinha e aérea,
E ninguém, nem mesmo a criança que as deixa,
Pretende que elas são mais do que parecem ser.

Algumas mal se vêem no ar lúcido.
São como a brisa que passa e mal toca nas flores
E que só sabemos que passa
Porque qualquer coisa se aligeira em nós
E aceita tudo mais nitidamente.

11-3-1914
“O Guardador de Rebanhos”, In Poemas de Alberto Caeiro, Fernando Pessoa. Lisboa: Ática, 1946

The soap-bubble this child

The soap-bubble this child
Keeps blowing fron a reed
Are translucently a whole philosophy.
Bright, purposeless and transient like Nature,

Friends of the eyes like things,
They are what they are
Whith a rounded and aerial precision,
And no one, not even the child who is letting them loose,
Pretends that they are more than what they seem.

Some are scarcely seen in the light-filled air.
They’re like breeze, which passes and barely touches the flowers
And which we know is passing
Only because something gets air-borne in us
And accepts averything more lucidly.

Selected Poems Fernando Pessoa, Translated by Jonathan Griffin

Porpora -, Emily Dickinson

Il Colore di una Regina, è questo –
Il Colore di un Sole
Al tramonto – questo e Ambra –
Berillo – e questo, a Mezzogiorno –

E quando a notte – Aurorali ampiezze
Si gettano d’un tratto sugli Uomini –
È questo – e Magia – la natura serba
Un Posto – per il Violetto –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Purple –

The Color of a Queen, is this –
The Color of a Sun
At setting – this and Amber –
Beryl – and this, at Noon –

And when at night – Auroran widths
Fling suddenly on Men –
‘Tis this – and Witchcraft – nature keeps
A Rank – for Iodine –

La natura usa il giallo più raramente, Emily Dickinson

La Natura usa il Giallo più raramente
Di ogni altra Tinta –
Lo serba tutto per i Tramonti
Prodiga d’Azzurro

Consuma lo Scarlatto, come una Donna
Che il Giallo si permette
Solo di rado e con misura
Come le Parole di un Innamorato –

(Traduzione di Giacomo Ierolli)

Nature rarer uses Yellow

Nature rarer uses Yellow
Than another Hue –
Saves she all of that for Sunsets
Prodigal of Blue

Spending Scarlet, like a Woman
Yellow she affords
Only scantly and selectly
Like a Lover’s Words –

La natura – è la madre più gentile, Emily Dickinson

La natura – è la madre più gentile,
impaziente con nessun bambino –
il più debole – o il più indocile –
la sua ammonizione pacata –

nella foresta – e sulla collina –
è udita – dal viandante –
mentre richiama uno scoiattolo spericolato –
o un uccello troppo impetuoso –

Com’è soave la sua conversazione –
nei pomeriggi d’estate –
la sua casa – la sua famiglia –
e quando il sole va giù –

la sua voce fra le navate
incita la preghiera timida
del grillo più minuto –
il più indegno fiore –

Quando tutti i bambini dormono –
si allontana quanto basta
per accendere le sue lampade –
poi affacciandosi dal cielo –

con infinito affetto –
e cura più infinita –
portando un dito d’oro alle labbra
impone silenzio – dappertutto –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Nature – the Gentlest Mother is

Nature – the Gentlest Mother is,
Impatient of no Child –
The feeblest – or the waywardest –
Her Admonition mild –

In Forest – and the Hill –
By Traveller – be heard –
Restraining Rampant Squirrel –
Or too impetuous Bird –

How fair Her Conversation –
A Summer Afternoon –
Her Household – Her Assembly –
And when the Sun go down –

Her Voice among the Aisles
Incite the timid prayer
Of the minutest Cricket –
The most unworthy Flower –

When all the Children sleep –
She turns as long away
As will suffice to light Her lamps –
Then bending from the Sky –

With infinite Affection –
And infiniter Care –
Her Golden finger on Her lip –
Wills Silence – Everywhere –

Niente che sia d’oro resta, Robert Frost

In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un’ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l’Aurora.
Niente che sia d’oro resta.

Nothing Gold Can Stay

Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati, da “Foglie d’erba” (1855), Walt Whitman

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati,
ora metamorfosati fuggiamo veloci come fa la Natura,
noi siamo Natura, a lungo siamo mancati, ma ora torniamo,
diventiamo piante, tronchi, fogliame, radici, corteccia,
siamo incassati nel terreno, siamo rocce,
siamo querce, cresciamo fianco a fianco nelle radure,
bruchiamo, due tra la mandria selvaggia, spontanei come chiunque,
siamo due pesci che nuotano insieme nel mare,
siamo ciò che i fiori di robinia sono, spandiamo profumi
nei sentieri intorno i mattini e le sere,
siamo anche sterco di bestie, vegetali, minerali,
siamo due falchi, due predatori, ci libriamo in alto nell’aria e guardiamo sotto,
siamo due soli splendenti, siamo noi che ci bilanciamo
sferici, stellari, siamo come due comete,
vaghiamo con due zanne e quattro zampe nei boschi, ci lanciamo sulla preda,
siamo due nuvole che mattina e pomeriggio avanzano in alto,
siamo mari che si mescolano, siamo due di quelle felici
onde che rotolano una sull’altra e si spruzzano l’un l’altra,
siamo ciò che l’atmosfera è, trasparente, ricettiva, pervia, impervia,
siamo neve, pioggia, freddo, buio, siamo ogni prodotto, ogni influenza del globo,
abbiamo ruotato e ruotato sinché siamo arrivati di nuovo a casa, noi due
abbiamo abrogato tutto fuorché la libertà, tutto fuorché la gioia.

(Traduzione di Giuseppe Conte)

We Two, How Long We Were Fool’d

We two, how long we were fool’d,
Now transmuted, we swiftly escape as Nature escapes,
We are Nature, long have we been absent, but now we return,
We become plants, trunks, foliage, roots, bark,
We are bedded in the ground, we are rocks,
We are oaks, we grow in the openings side by side,
We browse, we are two among the wild herds spontaneous as any,
We are two fishes swimming in the sea together,
We are what locust blossoms are, we drop scent around lanes mornings and evenings,
We are also the coarse smut of beasts, vegetables, minerals,
We are two predatory hawks, we soar above and look down,
We are two resplendent suns, we it is who balance ourselves orbic and stellar, we are as two comets,
We prowl fang’d and four-footed in the woods, we spring on prey,
We are two clouds forenoons and afternoons driving overhead,
We are seas mingling, we are two of those cheerful waves rolling over each other and interwetting each other,
We are what the atmosphere is, transparent, receptive, pervious, impervious,
We are snow, rain, cold, darkness, we are each product and influence of the globe,
We have circled and circled till we have arrived home again, we two,
We have voided all but freedom and all but our own joy.

Questa mattina, Raymond Carver

Questa mattina è stata portentosa. Un po’ di neve
copriva il terreno. Il sole galleggiava in un limpido
cielo azzurro. Anche il mare era azzurro e verde azzurro
fino all’orizzonte.
Neanche un’increspatura. Calmo. Mi sono vestito e sono
uscito
a fare una passeggiata – deciso a non tornare indietro
prima d’aver assorbito tutto quello che la Natura aveva da
offrirmi.
Sono passato accanto a vecchi alberi curvi.
Ho attraversato un campo disseminato di pietre
dove la neve s’era ammucchiata in banchi. Ho proseguito
fino ad arrivare alla scogliera.
Da lì ho guardato il mare e il cielo e
i gabbiani che volteggiavano sulla spiaggia bianca
laggiù. Tutto bello. Tutto immerso in una luce
pura e fredda. Ma poi, al solito, i miei pensieri
hanno cominciato a vagare. Con uno sforzo di volontà
ho cercato di vedere quel che vedevo
e nulla più. Mi sono dovuto dire che era questo
che contava, non le altre cose. (E ci sono riuscito,
per qualche istante!) Per qualche istante
sono riuscito a scacciare i soliti pensieri su
quel che è giusto o sbagliato – il dovere,
i teneri ricordi, i pensieri di morte, come dovrei comportarmi
con la mia ex moglie. Tutte le cose
che speravo sparissero questa mattina.
Le cose con cui convivo ogni giorno. Quel che
ho calpestato per continuare a vivere.
Per qualche istante mi sono distratto
da me stesso e da tutto il resto. Ne sono sicuro.
Perché quando mi sono voltato non sapevo più
dov’ero. Finché alcuni uccelli non si sono alzati
dagli alberi contorti. E sono volati
nella direzione in cui dovevo andare.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

This Morning

This morning was something. A little snow
lay on the ground. The sun floated in a clear
blue sky. The sea was blue, and blue-green,
as far as the eye could see.
Scarcely a ripple. Calm. I dressed and went
for a walk — determined not to return
until I took in what Nature had to offer.
I passed close to some old, bent-over trees.
Crossed a field strewn with rocks
where snow had drifted. Kept going
until I reached the bluff.
Where I gazed at the sea, and the sky, and
the gulls wheeling over the white beach
far below. All lovely. All bathed in a pure
cold light. But, as usual, my thoughts
began to wander. I had to will
myself to see what I was seeing
and nothing else. I had to tell myself this is what
mattered, not the other. (And I did see it,
for a minute or two!) For a minute or two
it crowded out the usual musings on
what was right, and what was wrong — duty,
tender memories, thoughts of death, how I should treat
with my former wife. All the things
I hoped would go away this morning.
The stuff I live with every day. What
I’ve trampled on in order to stay alive.
But for a minute or two I did forget
myself and everything else. I know I did.
For when I turned back i didn’t know
where I was. Until some birds rose up
from the gnarled trees. And flew
in the direction I needed to be going.

Tu ti alzi, da “Facile” (1935), Paul Éluard

Tu ti alzi e l’acqua si dispiega
tu ti corichi e l’acqua si schiude
tu sei l’acqua deviata dai suoi abissi
tu sei la terra che mette radici
e sulla quale tutto si costruisce
tu fai bolle di silenzio
nel deserto dei rumori
tu canti inni notturni
sulle funi dell’arcobaleno.
Ovunque tu sei abolisci
tutte le strade
tu sacrifichi il tempo
all’eterna giovinezza
della fiamma esatta
che vela la natura riproducendola.
Donna, tu metti al mondo
un corpo sempre simile al tuo
tu sei la rassomiglianza.

Tu te lèves…

Tu te lèves l’eau se déplie
Tu te couches l’eau s’épanouit

Tu es l’eau détournée de ses abîmes
Tu es la terre qui prend racine
Et sur laquelle tout s’établit

Tu fais des bulles de silence dans le désert des bruits
Tu chantes des hymnes nocturnes sur les cordes de l’arc-en-ciel
Tu es partout tu abolis toutes les routes

Tu sacrifies le temps
À l’éternelle jeunesse de la flamme exacte
Qui voile la nature en la reproduisant

Femme tu mets au monde un corps toujours pareil
Le tien

Tu es la ressemblance

“Natura” è ciò che vediamo -, Emily Dickinson

“Natura” è ciò che vediamo –
La Collina – il Pomeriggio –
Lo Scoiattolo – l’Eclissi – il Bombo –
Di più – la Natura è Cielo –
“Natura” è ciò che udiamo –
Il Bobolink – il Mare –
Il Tuono – il Grillo –
Di più – la Natura è Armonia –

“Natura” è ciò che sappiamo –
Ma non abbiamo l’Arte di dire –
Così impotente è la nostra Sapienza
Di fronte alla Sua Sincerità –

(Trad. di Giuseppe Ierolli)

“Nature” is what We see –

“Nature” is what We see –
The Hill – the Afternoon –
Squirrel – Eclipse – the Bumble bee –
Nay – Nature is Heaven –
“Nature” is what We hear –
The Bobolink – the Sea –
Thunder – the Cricket –
Nay – Nature is Harmony –

“Nature” is what We know –
But have no Art to say –
So impotent our Wisdom is
To Her Sincerity –