Vademecum, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Voglio che le forbici siano affilate
e il tavolo perfettamente pari
quando mi taglierai fuori dalla mia vita
e m’incollerai in quel libro che porti sempre con te.

(Traduzione di Franco Nasi)

Vade Mecum

I want the scissors to be sharp
and the table to be perfectly level
when you cut me out of my life
and paste me in that book you always carry.

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A New Satiesfaction by Made in Berlin
Erik Satie Gymnopedie arrangement feauring:
Ray Chen, violin
Noah Bendix-Balgley, violin
Amihai Grosz, viola
Stephan Koncz, cello

Il volo, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Due aquile noi siamo,
insieme sopra i cieli
sopra i monti
voliamo.
Le ali tese al vento,
il sole ci rincuora.
La neve il nostro sguardo
offusca lentamente
e un vortice di nuvole
ci segue evanescente.

Due aquile noi siamo,
ma se verrà la Morte
umani e rassegnati
insieme noi vorremmo
andarcene appagati.
Che né l’uno né l’altro resti solo –
questa fine abbia il volo,
così si estingua il fuoco,
così il libro si chiuda.

(Traduzione di Silvio Raffo)

The Flight

We are two eagles
Flying together
Under the heavens,
Over the mountains,
Stretched on the wind.
Sunlight heartens us,
Blind snow baffles us,
Clouds wheel after us
Ravelled and thinned.

We are like eagles,
But when Death harries us,
Human and humbled
When one of us goes,
Let the other follow,
Let the flight be ended,
Let the fire blacken,
Let the book close.

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Maksim’s video “Ballet Moderne”, featuring Yasmine Naghdi and the Girl Band Storm

Ode al presente, da “Nuevas odas elementales” (1955), Pablo Neruda

Questo
presente
liscio
come una tavola,
fresco,
quest’ora,
questo giorno
terso
come una coppa nuova
– del passato
non c’è una sola
ragnatela –
tocchiamo
con le dita
il presente,
ne scolpiamo
il profilo,
ne guidiamo
il germe,
è vivente,
vivo,
non ha nulla
dell’ieri irrimediabile,
del passato perduto,
è nostra
creatura,
sta crescendo
in questo
momento, sta trasportando
sabbia, sta mangiando
nelle nostre mani,
prendilo,
non lasciarlo scivolare,
che non sfumi in sogni
o in parole,
afferralo,
trattienilo
e dagli ordini
finché non ti obbedisca,
fanne strada,
campana,
macchina,
bacio, libro,
carezza,
taglia la sua deliziosa
fragranza di legname
e con essa
fatti una sedia,
intrecciane
lo schienale,
provala,
o anche
una scala!

Sì,
una scala,
sali
nel presente.
gradino
dopo gradino,
fermi
i piedi sopra il legno
del presente,
verso l’alto,
verso l’alto,
non molto in alto,
soltanto
fin dove tu possa
riparare
le grondaie
del tetto,
non molto in alto,
non andartene in cielo,
raggiungi
le mele,
non le nuvole,
quelle
lasciale
andare per il cielo, andare
verso il passato.
Tu
sei
il tuo presente,
la tua mela:
prendila
dal tuo albero,
innalzala
nella tua
mano,
brilla
come una stella,
toccala,
addentala e incamminati
fischiettando per strada.

Oda al presente

ESTE
presente
liso
como una tabla,
fresco,
esta hora,
este día
limpio
como una copa nueva
—del pasado
no hay una
telaraña—,
tocamos
con los dedos
el presente,
cortamos
su medida,
dirigimos
su brote,
está viviente,
vivo,
nada tiene
de ayer irremediable,
de pasado perdido,
es nuestra
criatura,
está creciendo
en este
momento, está llevando
arena, está comiendo
en nuestras manos,
cógelo,
que no resbale,
que no se pierda en sueños
ni palabras,
agárralo,
sujétalo
y ordénalo
hasta que te obedezca,
hazlo camino,
campana,
máquina,
beso, libro,
caricia,
corta su deliciosa
fragancia de madera
y de ella
hazte una silla,
trenza
su respaldo,
pruébala,
o bien
escalera!

Si,
escalera,
sube
en el presente,
peldaño
tras peldaño,
firmes
los pies en la madera
del presente,
hacia arriba,
hacia arriba,
no muy alto,
tan sólo
hasta que puedas
reparar
las goteras
del techo,
no muy alto,
no te vayas al cielo,
alcanza
las manzanas,
no las nubes,
ésas
déjalas
ir por el cielo, irse
hacia el pasado.

eres
tu presente,
tu manzana:
tómala
de tu árbol,
levántala
en tu
mano,
brilla
como una estrella,
tócala,
híncale el diente y ándate
silbando en el camino.

L’umanità ha bisogno di te, Michel Quoist

Se la nota dicesse:
“Non è una nota che fa una musica …”
Non ci sarebbero le sinfonie!

Se la parola dicesse:
“Non è una parola che può fare una pagina …”
Non ci sarebbero i libri!

Se la pietra dicesse:
“Non è una pietra che può alzare un muro …”
Non ci sarebbero le case!

Se la goccia d’acqua dicesse:
“Non è una goccia d’acqua che può fare il fiume …”
Non ci sarebbe l’oceano!

Se il chicco di grano dicesse:
Non è un chicco di grano che può seminare il campo …”
Non ci sarebbe la messe!

Se l’uomo dicesse:
“Non è un gesto d’amore che può salvare l’umanità … ”
Non ci sarebbero mai né giustizia né pace, né dignità né felicità nella terra degli uomini.

Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota,
Come il libro ha bisogno di ogni parola,
Come la casa ha bisogno di ogni pietra,
Come l’oceano ha bisogno di ogni goccia d’acqua,
Come la messe ha bisogno di ogni chicco di grano,
L’umanità intera ha bisogno di te, là, dove sei, unico, e dunque insostituibile!

(Trad. di G. Carro)

L’humanité toute entière a besoin de toi 

Si la note disait :
ce n’est pas une note qui fait la musique
… il n’y aurait pas de symphonie.

Si le mot disait :
ce n’est pas un mot qui peut faire une page
… il n’y aurait pas de livre.

Si la pierre disait :
ce n’est pas une pierre qui peut monter un mur
… il n’y aurait pas de maison.

Si la goutte d’eau disait :
ce n’est pas une goutte d’eau qui peut faire une rivière… il n’y aurait pas d’océan.

Si le grain de blé disait :
ce n’est pas un grain de blé qui peut faire un champ… il n’y aurait pas de moisson.

Si l’homme disait :
ce n’est pas un geste d’amour qui peut sauver l’humanité… il n’y aurait jamais de justice, de paix, de dignité et de bonheur sur la terre des hommes.

Comme la symphonie a besoin de chaque note
Comme le livre a besoin de chaque mot

Comme la maison a besoin de chaque pierre
Comme l’océan a besoin de chaque goutte d’eau

Comme la moisson a besoin de chaque grain de blé l’humanité toute entière a besoin de toi,
là où tu es
Unique et donc irremplaçable.

If each note said…

If each note of music were to say:
one note does not make a symphony,
there would be no symphony.
If each word were to say: one word does not make a book,
there would be no book.
If each brick were to say: one brick does not make a wall,
there would be no house.
If each drop of water were to say: one drop does not make an ocean,
there would be no ocean.
If each seed were to say: one grain does not make a field of corn,
there would be no harvest.
If each one of us were to say: one act of love cannot save mankind,
there would never be justice and peace on earth.

The symphony needs each note.
The book needs each word.
The house needs each brick.
The ocean needs each drop of water.
The harvest needs each grain of wheat.
The whole of humanity needs you
as and where you are.
You are unique.
No one can take your place.

(Michel Quoist: Keeping Hope – Favourite Prayers for Modern Living)

Le mie pareti d’amore, da “On Love”, Charles Bukowski

è in nottate come questa, che mi riprendo ciò che
posso.
vivere costa fatica, scrivere non costa nulla.

è che le donne erano facili
ma erano tutte piuttosto simili:
a loro piaceva vedere ciò che scrivevo sotto-forma di
libro finito
ma c’era sempre qualcosa da ridire sulla
battitura effettiva
dei nuovi lavori
che le infastidiva…

non ero in competizione con loro
ma loro diventavano competitive con me
in forme e stili che non consideravo
né originali né creativi
sebbene per me
loro fossero di sicuro
alquanto sorprendenti.

adesso vagano libere
con se stesse insieme alle altre
e hanno nuovi problemi
per altri versi.

tutte quelle adorabili ragazze:
sono felice di essere con loro con lo spirito
piuttosto che con la carne

perché ora posso pestare su questa cazzo di macchina
senza preoccuparmi.

(Traduzione di Simona Viciani)

my walls of love

it’s on nights like this, I get back what I
can.
the living is hard, the writing is free.

were that the women were as easy
but they wore always much the same:
they liked my writing in finished book-
form
but there was always something about the
actual typing
working toward the new
which bothered them…

I wasn’t competing with them
but they got competitive with me
in forms and styles which I didn’t consider
either original or creative
although to me
they were certainly
astonishing enough.

now they are set loose
with themselves and the others
and have new problems
in another way.
all those lovelies:
I’m glad I’m with them in spirit
rather than in the flesh
as now I can bang this fucking machine
without concern.

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Manoscritto, 20 febbraio 1983, inedito.

Amore a prima vista, da “Collected and Last Poems”, Wislawa Szymborska

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Love at First Sight

They’re both convinced
that a sudden passion joined them.
Such certainty is beautiful,
but uncertainty is more beautiful still.

Since they’d never met before, they’re sure
that there’d been nothing between them.
But what’s the word from the streets, staircases, hallways—
perhaps they’ve passed by each other a million times?

I want to ask them
if they don’t remember—
a moment face to face
in some revolving door?
perhaps a “sorry” muttered in a crowd?
a curt “wrong number” caught in the receiver?—
but I know the answer.
No, they don’t remember.

They’d be amazed to hear
that Chance has been toying with them
now for years.

Not quite ready yet
to become their Destiny,
it pushed them close, drove them apart,
it barred their path,
stifling a laugh,
and then leaped aside.

There were signs and signals,
even if they couldn’t read them yet.
Perhaps three years ago
or just last Tuesday
a certain leaf fluttered
from one shoulder to another?
Something was dropped and then picked up.
Who knows, maybe the ball that vanished
into childhood’s thicket?

There were doorknobs and doorbells
where one touch had covered another
beforehand.
Suitcases checked and standing side by side.
One night, perhaps, the same dream,
grown hazy by morning.

Every beginning
is only a sequel, after all,
and the book of events
is always open halfway through.

(Translated from Polish by Clare Cavanagh and Stanislaw Baranczak)

Ode all’allegria, da “Odi elementari”, Pablo Neruda

Allegria,
foglia verde
caduta sulla finestra,
minuscola
chiarità
appena nata,
elefante sonoro
abbagliante
moneta,
a volte
fragile raffica,
o
piuttosto
pane permanente,
speranza compiuta,
dovere svolto.
Ti disdegnai, allegria.
Fui mal consigliato.
La luna
mi portò per i suoi cammini.
Gli antichi poeti
mi prestarono occhiali
e posi
vicino ad ogni cosa
un nimbo oscuro,
sul fiore una corona nera,
sulla bocca amata
un triste bacio.
È ancora presto.
Lascia che mi penta.
Pensai che solamente
se il mio cuore
avesse bruciato
il rovo del tormento,
se la pioggia avesse bagnato
il mio vestito
nella regione violacea del lutto,
se avessi chiuso
gli occhi alla rosa
e toccato la ferita,
se avessi diviso tutti i dolori,
avrei aiutato gli uomini.
Non fui giusto.
Sbagliai i miei passi
ed oggi ti chiamo, allegria.

Come la terra
sei
necessaria.

Come il fuoco
sostieni
i focolari.

Come il pane
sei pura.

Come l’acqua d’un fiume
sei sonora.

Come un’ape
distribuisci miele volando.

Allegria,
fui un giovane taciturno,
credetti che la tua chioma
fosse scandalosa.

Non era vero, me ne resi conto
quando sul mio petto
essa si sciolse in cascata.

Oggi, allegria,
incontrata per strada,
lontano da ogni libro,
accompagnami:

con te
voglio andare di casa in casa,
voglio andare di gente in gente,
di bandiera in bandiera.
Tu non sei solamente per me.
Andremo sulle isole,
sui mari.
Andremo nelle miniere,
nei boschi.
E non soltanto boscaioli solitari,
povere lavandaie
o eretti, augusti
tagliapietre,
mi riceveranno con i tuoi grappoli,
ma i congregati,
i riuniti,
i sindacati del mare o del legno,
i valorosi ragazzi
nella loro lotta.

Con te per il mondo!
Con il mio canto!
Con il volo socchiuso
della stella,
e con la gioia
della spuma!

Io sono debitore verso tutti
perché devo
a tutti la mia allegria.

Nessuno si sorprenda perché voglio
consegnare agli uomini
i doni della terra
perché appresi lottando
che è mio terrestre dovere
propagare l’allegria.
E con il mio canto io compio il mio destino.

Alegría

hoja verde
caída en la ventana,Continua a leggere…

O fragili poesie, Lawrence Ferlinghetti

O fragili poesie
fiori d’amore-notte
Rabbrividire di chitarre
sul Guadalquivir
Voci echeggiate
su terrazze assolate
Statue bianche all’imbocco dei ponti
E “le braccia bianche delle strade”
Balzo di cavalli bradi
che incidono la terra scalpitando
Treni di notte
dalle sirene maledette nascoste
nel libro del tempo
Sere autunnali sulla Third Avenue
la luce ocra che ora si spegne
Manichini nudi
sulle scale antiincendio di casamenti popolari
Neonati gettati
in bagni di lacrime
Risate come cristallo in frantumi
Coppe di champagne lanciate dentro i caminetti
Alba e gli amanti spossati
ancora da saziare –
Tutte, tutte le poesie del sogno umano
ancora da liberare!

O Fragile Poems

O fragile poems
flowers of night-love
quivering of guitars
by the Guadalquivir
echoed voices
on sunlit terraces
white statues on bridgeheads
and ‘The white arms of roads’
leap of wild horses
pawing the earth
trains in the night
their haunted whistles hid
in book of time
autumn evenings on Third Avenue
the ochre light falling
dressmakers’ dummies undressed
on tenement fire escapes
newborn babies thrust
into baths of tears
laughter like crystal shattering
champagne glasses thrown
against fireplaces
dawn and exhausted lovers
still to be sated-
all, all poems in the human dream
still to be liberated!

Non esiste un vascello veloce come un libro, Emily Dickinson

Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesie che si impenna –
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio –
tanto è frugale
il carro dell’anima.

There is no Frigate like a Book

There is no Frigate like a Book
To take us Lands away,
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry –
This Traverse may the poorest take
Without oppress of Toll –
How frugal is the Chariot
That bears a Human soul.

Luna, da “Man and Camel”, Mark Strand

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà
siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero
per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,
la sua sillaba solitaria come una frase sospesa

sull’orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome
una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com’era
soffermarsi in quella luce, quell’improvviso paradiso di suono.

(Trad. di Damiano Abeni)

Moon

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.