Budapest, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

La mia penna si muove lungo la pagina
come il muso di uno strano animale
a forma di braccio umano
e vestito con la manica di un largo maglione verde.

Lo osservo annusare senza sosta la carta,
assorto come un predatore che ha in mente
solo larve e insetti
che lo terranno in vita un altro giorno.

Vuole solo essere qui domani,
vestito forse con la manica di una camicia a scacchi,
col naso premuto contro la pagina,
a scrivere qualche altro obbediente verso

mentre io guardo fuori dalla finestra e immagino Budapest
o qualche altra città dove non sono mai stato.

(Traduzione di Franco Nasi)

Budapest

My pen moves along the page
like the snout of a strange animal
shaped like a human arm
and dressed in the sleeve of a loose green sweater.

I watch it sniffing the paper ceaselessly,
intent as any forager that has nothing
on its mind but the grubs and insects
that will allow it to live another day.

It wants only to be here tomorrow,
dressed perhaps in the sleeve of a plaid shirt,
nose pressed against the page,
writing a few more lines

while I gaze out the window and imagine Budapest
or some other city where I have never been.

from Sailing Alone Around the Room, Billy Collins

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♫ Czardas ♫ di V. Monti
David Garrett e l’Orchestra Filarmonica della Scala, Direttore Riccardo Chailly
(Concerto per Milano, 30 maggio 2015)

Notturno di Fão, da “Dal mare o da altra stella” Eugénio De Andrade

Di parola in parola
la notte sale
ai rami più alti

e canta
l’estasi del giorno.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

Nocturno de Fão

De palavra em palavra
a noite sabe
aos ramos mais altos

e canta
o extase do dia.

Fão nocturne

Word by word,
night climbs
to the highest boughs

and sings
the ecstasy of day.

(Translated by Alexis Levitin)

Trippa alla maniera di Oporto, Fernando Pessoa

Un giorno in un ristorante fuori del tempo e dello spazio,
mi servirono l’amore come trippa fredda.
Dissi delicatamente all’inviato della cucina
che la preferivo calda,
che la trippa (ed era alla maniera di Oporto) non si mangia fredda.

Si irritarono con me.
Non si può mai avere ragione, nemmeno al ristorante.
Non mangiai, non chiesi altro, pagai il conto,
e me ne andai a passeggio per l’intera strada.

Chi lo sa cosa vuol dire questo?
Io non lo so, ed è capitato a me…

(So benissimo che nell’infanzia di ognuno c’è stato un giardino,
privato o pubblico, o del vicino.
So benissimo che il fatto di giocarci era il padrone del giardino.
E che la tristezza è di oggi).

So questo molte volte,
ma, se io chiesi amore, perché mi portarono
trippa alla maniera di Oporto fredda?
Non è un piatto che si possa mangiare freddo,
ma me lo portarono freddo,
non si può mai mangiare freddo, ma arrivò freddo.

Dobrada à Moda do Porto

Um dia, num restaurante, fora do espaço e do tempo,
Serviram-me o amor como dobrada fria.
Disse delicadamente ao missionário da cozinha
Que a preferia quente,
Que a dobrada (e era à moda do Porto) nunca se come fria.

Impacientaram-se comigo.
Nunca se pode ter razão, nem num restaurante.
Não comi, não pedi outra coisa, paguei a conta,
E vim passear para toda a rua.

Quem sabe o que isto quer dizer?
Eu não sei, e foi comigo …

(Sei muito bem que na infância de toda a gente houve um jardim,
Particular ou público, ou do vizinho.
Sei muito bem que brincarmos era o dono dele.
E que a tristeza é de hoje).

Sei isso muitas vezes,
Mas, se eu pedi amor, porque é que me trouxeram
Dobrada à moda do Porto fria?
Não é prato que se possa comer frio,
Mas trouxeram-mo frio.
Não me queixei, mas estava frio,
Nunca se pode comer frio, mas veio frio.

Poesias de Álvaro de Campos. Fernando Pessoa, Lisboa: Ática, 1944 

Oporto-style Tripe

On day in a restaurant, outside of space and time,
I was served up love as a dish of cold tripe.
I politely told the missionary of the kitchen
That I preferred it hot,
Because tripe (and it was Oporto-style) is never eaten cold.

They got impatient with me.
You can never be right, even in a restaurant.
I didn’t eat it, I ordered nothing else, I paid the bill,
And I decided to take a walk down the street.

Who knows what this might mean?
I don’t know, and it happened to me . . .

(I know very well that in everyone’s childhood there was a garden,
Private or public, or belonging to the neighbor.
I know very well that our playing was the owner of it
And that sadness belongs to today.)

I know this many times over
But if I asked for love, why did they bring me
Oporto-style tripe that was cold?
It is not a dish that can be eaten cold,
But they served it to me cold.
I didn’t make a fuss, but it was cold.
It can never be eaten cold, but it came cold.

11 April 1928

Translated from Portuguese by Richard Zenith

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If you want to try Oporto-style tripe you can find it here: RECIPE

Giorni, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non c’è dubbio, ciascuno è un dono,
messo misteriosamente fra le tue mani che si svegliano
o disposto sulla tua fronte
un attimo prima che tu apra gli occhi.

L’oggi comincia freddo e luminoso,
il terreno appesantito dalla neve
e dalla spessa muraglia di ghiaccio,
mentre il sole filtra fra torrette di nubi.

Dall’occhio calmo della finestra
tutto è al proprio posto
ma in modo così precario
questo giorno sembra adagiarsi

su quello precedente,
tutti i giorni del passato impilati
come in una impossibile torre di piatti
che i giocolieri costruivano sul palco.

Non c’è da stupirsi se ti ritrovi
appollaiato in cima a un’alta scala
con la speranza di aggiungerne un altro.
Solo un altro mercoledì,

sussurri,
poi trattenendo il fiato,
metti questa tazza sul piattino di ieri
senza il minimo tintinnio.

(Traduzione di Franco Nasi)

Days

Each one is a gift, no doubt,
mysteriously placed in your waking hand
or set upon your forehead
moments before you open your eyes.

Today begins cold and bright,
the ground heavy with snow
and the thick masonry of ice,
the sun glinting off the turrets of clouds.

Through the calm eye of the window
everything is in its place
but so precariously
this day might be resting somehow

on the one before it,
all the days of the past stacked high
like the impossible tower of dishes
entertainers used to build on stage.

No wonder you find yourself
perched on the top of a tall ladder
hoping to add one more.
Just another Wednesday,

you whisper,
then holding your breath,
place this cup on yesterday’s saucer
without the slightest clink.

Abbastanza, da “Collected Poems” (1937), Sara Teasdale

È abbastanza per me di giorno
Camminare sulla stessa terra luminosa con lui;
Abbastanza che su di noi di notte
Lo stesso grande tetto di stelle sia buio.

Non ho alcuna cura di legare il vento
O posare un ostacolo sul mare –
È abbastanza sentire il suo amore
Che soffia come musica su di me.

Enough

It is enough for me by day
To walk the same bright earth with him;
Enough that over us by night
The same great roof of stars is dim.

I have no care to bind the wind
Or set a fetter on the sea –
It is enough to feel his love
Blow by like music over me.

La prima notte, da “Balistica”, Billy Collins

La cosa peggiore della morte deve essere
la prima notte.
— Juan Ramón Jiménez

Prima di averti aperto, Jiménez,
non avevo mai pensato che il giorno e la notte
avrebbero continuato a circondarsi a vicenda nel cerchio della morte,

ma ora mi spingi a chiedermi
se ci saranno anche un sole e una luna
e se i morti si riuniranno per vederli sorgere e tramontare

per poi riparare, ogni anima da sola,
in uno spettrale analogo di un letto.
O la prima notte sarà la sola notte,

un’oscurità per la quale non abbiamo altro nome?
Com’è fragile il nostro vocabolario di fronte alla morte
e com’è impossibile scriverla.

E’ qui che si ferma la lingua,
il cavallo che abbiamo cavalcato per tutta la vita
si impenna sul bordo di un dirupo da capogiro.

La parola che era all’inizio
e la parola che fu fatta carne:
quelle e ogni altra parola finiranno.

Anche ora, leggendoti sotto questo pergolato,
come posso descrivere un sole che brillerà dopo la morte?
Ma è abbastanza per spaventarmi

e farmi prestare più attenzione alla luna del mondo di giorno,
al brillio della luce del sole sull’acqua
o frammentata in una macchia di alberi,

e di guardare più da vicino qui, queste piccole foglie,
queste spine sentinella
che hanno il compito di fare la guardia alla rosa.

(Traduzione di Franco Nasi)

The First Night

The worst thing about death must be
the first night.
— Juan Ramón Jiménez

Before I opened you, Jiménez,
it never occurred to me that day and night
would continue to circle each other in the ring of death,

but now you have me wondering
if there will also be a sun and a moon
and will the dead gather to watch them rise and set

then repair, each soul alone,
to some ghastly equivalent of a bed.
Or will the first night be the only night,

a darkness for which we have no other name?
How feeble our vocabulary in the face of death,
How impossible to write it down.

This is where language will stop,
the horse we have ridden all our lives
rearing up at the edge of a dizzying cliff.

The word that was in the beginning
and the word that was made flesh—
those and all the other words will cease.

Even now, reading you on this trellised porch,
how can I describe a sun that will shine after death?
But it is enough to frighten me

into paying more attention to the world’s day-moon,
to sunlight bright on water
or fragmented in a grove of trees,

and to look more closely here at these small leaves,
these sentinel thorns,
whose employment it is to guard the rose.

Lo spirito ama vestirsi così, da “Dream Work” (1998), Mary Oliver

Lo spirito ama vestirsi così:
dieci dita delle mani, dieci dita dei piedi,
le spalle e tutto il resto.
Di notte tra i rami bui,
di giorno tra i rami blu del mondo.
Potrebbe fluttuare, naturalmente,
ma ha preferito piombare nella materia grezza.
Eterea e informe cosa,
ha bisogno della metafora del corpo,
calce e appetito,
i fluidi oceanici;
ha bisogno del mondo della materia,
l’istinto e l’immaginazione,
e dell’oscuro abbraccio del tempo,
della dolcezza e della concretezza
per essere capita,
per essere di più
di luce pura
che brucia dove nessuno è.
Così ci penetra,
la mattina
risplendendo nel riposo del corpo

come punta di fulmine;
e di notte
quando illumina il misterioso e profondo
inabissarsi del corpo,
come una stella.

Poem (the spirit likes to dress up)

The spirit
likes to dress up like this:
ten fingers,
ten toes,

shoulders, and all the rest
at night
in the black branches,
in the morning

in the blue branches
of the world.
It could float, of course,
but would rather

plumb rough matter.
Airy and shapeless thing,
it needs
the metaphor of the body,

lime and appetite,
the oceanic fluids;
it needs the body’s world,
instinct

and imagination
and the dark hug of time,
sweetness
and tangibility,

to be understood,
to be more than pure light
that burns
where no one is –

so it enters us –
in the morning
shines from brute comfort
like a stitch of lightning;

and at night
lights up the deep and wondrous
drownings of the body
like a star.

Ringraziamento, da “La gioia di scrivere” (2009), Wislawa Szymborska

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

“Thank-You Note”

I owe so much
to those I don’t love.

The relief as I agree
that someone else needs them more.

The happiness that I’m not
the wolf to their sheep.

The peace I feel with them,
the freedom –
love can neither give
nor take that.

I don’t wait for them,
as in window-to-door-and-back.
Almost as patient
as a sundial,
I understand
what love can’t,
and forgive
as love never would.

From a rendezvous to a letter
is just a few days or weeks,
not an eternity.

Trips with them always go smoothly,
concerts are heard,
cathedrals visited,
scenery is seen.

And when seven hills and rivers
come between us,
the hills and rivers
can be found on any map.

They deserve the credit
if I live in three dimensions,
in nonlyrical and nonrhetorical space
with a genuine, shifting horizon.

They themselves don’t realize
how much they hold in their empty hands.

“I don’t owe them a thing,”
would be love’s answer
to this open question.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Stella, da”Mappa del nuovo mondo”, Derek Walcott

Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno.

Star

If, in the light of things, you fade
real, yet wanly withdrawn
to our determined and appropriate
distance, like the moon left on
all night among the leaves, may
you invisibly delight this house;
O star, doubly compassionate, who came
too soon for twilight, too late
for dawn, may your pale flame
direct the worst in us
through chaos
with the passion of
plain day.

From The Gulf and Other Poems (1969)

Carpe diem, da “Ballistics”, Billy Collins

Forse erano le nuvole che si spostavano in fretta
o i fiori di primavera che fremevano fra le foglie secche
ma ero certo di essere nato proprio per cogliere questo giorno –

non solo un’altra carta nel mazzo dell’anno,
ma proprio il 19 marzo,
che appare chiaro e fresco come il dieci di quadri.

Vivere la vita appieno è l’unico modo,
pensavo mentre sedevo accanto a un finestrone
e picchiettavo con la matita la cupola di un fermacarte di vetro.

Bere fino all’ultima goccia dal calice della vita
era un consiglio irresistibile,
dicevo a me stesso mentre guardavo le date di qualcuno

nel Dizionario Biografico Nazionale
e poco dopo, mentre scrivevo alcune parole
sul retro di una cartolina.

Passare sfondando i cancelli di ferro della vita,
si tratta solo di questo,
avevo concluso mentre mi sdraiavo sulla moquette

con le mani intrecciate dietro la testa,
e riflettevo su quanto fosse unico questo giorno
e quanto io fossi diverso dagli uomini

del hara-kiri per i quali è un disonore
finire sdraiati sulla schiena.
Meglio, pensano, essere trovati a faccia in giù

con una camicia intrisa di sangue,
che essere scoperti con lo sguardo senza vita
fisso in alto sull’elegante soffitto di teak,

e ora posso quasi udire il silenzio
delle campane del tempio e il silenzio più leggero
degli uccelli che si nascondono nel buio di una siepe.

(Traduzione di Franco Nasi)

Carpe Diem

Maybe it was the fast-moving clouds
or the spring flowers quivering among the dead leaves,
but I knew this was one day I was born to seize –

not just another card in the deck of a year,
but March 19th itself,
looking as clear and fresh as the ten of diamonds.

Living life to the fullest is the only way,
I thought as I sat by a tall window
and tapped my pencil on the dome of a glass paperweight.

To drain the cup of life to the dregs
was a piece of irresistible advice,
I averred as I checked someone’s dates

in the Dictionary of National Biography
and later, as I scribbled a few words
on the back of a picture postcard.

Crashing through the iron gates of life
is what it is all about,
I decided as I lay down on the carpet,

locked my hands behind my head,
and considered how unique this day was
and how different I was from the men

of hari-kari for whom it is disgraceful
to end up lying on your back.
Better, they think, to be found facedown

in a blood-soaked shirt
than to be discovered with lifeless eyes
fixed on the elegant teak ceiling above you,

and now I can almost hear the silence
of the temple bells and the lighter silence
of the birds hiding in the darkness of a hedge.

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«E il corollario del carpe diem è la gratitudine, la gratitudine per essere semplicemente vivi, per avere un giorno da cogliere.
La presa del respiro, il battito del cuore. Gratitudine per il mondo naturale che ci circonda – le nuvole che si ammassano, l’ibis bianco vicino alla riva.
A Barcellona si tiene ogni anno un concorso di poesia. Ci sono tre premi: il terzo premio è una rosa d’argento, il secondo premio è una rosa d’oro e il primo premio: una rosa. Una vera rosa. Il fiore stesso.
Pensate a ciò la prossima volta che sentite il termine “priorità”.»

Dalla cerimonia di apertura a cui è intervenuto Billy Collins (Poeta Laureato 2001-2003) presso il Colorado College, 19 maggio 2008.