Gelosia, da “A vela in solitaria intorno alla stanza” (2013), Billy Collins

Non sono gli edifici inclinati o i vicoli ciechi
che mi preoccupano,
e neppure scale a chiocciola che non portano da nessuna parte
o quelle che semplicemente mancano.

E non è la cosa peggiore camminare
per città straniere con un mazzo
di mille chiavi in cerca dell’unica porta,
e non lo sono le mappe mute offertemi da sconosciuti.

Posso anche sopportare il tuo incessante
sfuggirmi, scivolare dietro gli angoli,
salire nella gabbia di un ascensore,
guardarmi di sottecchi dal lunotto di un taxi,

e sempre a braccetto di un uomo alto
con un bel vestito
e un cappello perfettamente in forma
che so di certo porta una pistola.

Quel che mi uccide è il modo in cui te ne stai lì,
sdraiata, la mattina, gli occhi chiusi,
rannicchiata nel tuo dolce gomitolo di sonno
e quell’innocente sguardo sul tuo volto

quando mi dici davanti al caffè e alle arance
che sei restata proprio lì tutta la notte
accanto a me nel letto
e pretendi che io creda

che ti sei persa nel tuo mondo di sogno,
un alibi ridicolo
che ha a che fare con il nuotare fra le nuvole
al ritmo delle campane,

un’evidente bugia innocente su un salto
da un alto davanzale
poi nascondere il tuo volto
fra le piume di un angelo.

(Traduzione di Franco Nasi)

Jealousy

It is not the tilted buildings or the blind alleys
that I mind,
nor the winding staircases leading nowhere
or the ones that are simply missing.

Nor is walking through a foreign city
with a ring of a thousand keys
looking for the one door the worst of it,
nor the blank maps I am offered by strangers.

I can even tolerate your constant running
away from me, slipping around corners,
rising in the cage of an elevator,
squinting out the rear window of a taxi,

and always on the arm of a tall man
in a beautiful suit
and a perfectly furled hat
whom I know is carrying a gun.

What kills me is the way you lie there
in the morning, eyes closed,
curled into a sweet ball of sleep
and that innocent look on your face

when you tell me over cofee and oranges
that really you were right there all night,
next to me in bed
and then expect me to believe you

were lost in your own dreamworld,
some ridiculous alibi
involving swimming through clouds
to the pealing of bells,

a transparent white lie about leaping
from a high window ledge
then burying your face
in the plumage of an angel.

I bambini imparano ciò che vivono, Dorothy Law Nolte

Se i bambini vivono con la critica, imparano a condannare.
Se i bambini vivono con l’ostilità, imparano a combattere.
Se i bambini vivono con la paura, imparano ad essere apprensivi.
Se i bambini vivono con la pietà, imparano a commiserarsi.
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano ad essere timidi.
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia.
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli.
Se i bambini vivono con l’incoraggiamento, imparano ad essere sicuri di sé.
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano la pazienza.
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare.
Se i bambini vivono con l’accettazione, imparano ad amare.
Se i bambini vivono con l’approvazione, imparano a piacersi.
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che è bene avere un obiettivo.
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano cos’è la generosità.
Se i bambini vivono con l’onestà, imparano cos’è la sincerità.
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos’è la giustizia.
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto.
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in sé stessi e nel prossimo.
Se i bambini vivono con l’amicizia, imparano che il mondo è un bel posto in cui vivere.

Children Learn What They Live

If children live with criticism, they learn to condemn.
If children live with hostility, they learn to fight.
If children live with fear, they learn to be apprehensive.
If children live with pity, they learn to feel sorry for themselves.
If children live with ridicule, they learn to feel shy.
If children live with jealousy, they learn to feel envy.
If children live with shame, they learn to feel guilty.
If children live with encouragement, they learn confidence.
If children live with tolerance, they learn patience.
If children live with praise, they learn appreciation.
If children live with acceptance, they learn to love.
If children live with approval, they learn to like themselves.
If children live with recognition, they learn it is good to have a goal.
If children live with sharing, they learn generosity.
If children live with honesty, they learn truthfulness.
If children live with fairness, they learn justice.
If children live with kindness and consideration, they learn respect.
If children live with security, he learns to have faith in themselves and in those about them.
If children live with friendliness, they learn that the world is a nice place in which to live.

From “Children Learn What They Live – Parenting to Inspire Values” (1998) by Dorothy Law Nolte and Rachel Harris.


La prima stesura di “Children Learn What They Lives” risale al 1954, definita dall’autrice come il suo modo di rispondere alle domande dei genitori durante le sue lezioni sulla vita familiare. Negli anni, il poema è apparso in numerosi contesti e numerose forme, non tutte apprezzate dall’autrice: in particolare un verso finale a lei erroneamente attribuito recita “If children live with acceptance and friendship, they learn to find love in the world” (se i bambini vivono con accettazione e amicizia, imparano a trovare l’amore nel mondo). Nell’Introduzione al libro sopracitato, l’autrice spiega di ritenere scorretto il voler garantire l’amore o incoraggiare la ricerca dell’amore nel mondo: un individuo amorevole genera amore, e quest’ultimo passa poi da persona a persona. L’amore non è un tesoro o una merce che possa essere trovata. Di contro, l’ultima riga da lei scritta nella poesia crea un’aspettativa ottimistica e positiva per i bambini, nel loro esplorare il mondo che li circonda. La versione qui proposta, che ha subito diverse modifiche nel corso degli anni, è il frutto di un rimaneggiamento da parte dell’autrice dovuto alla necessità di adattare i concetti espressi ai cambiamenti avvenuti nel mondo; tra questi: il soggetto al plurale per una maggiore inclusività, la separazione dei concetti di onestà e correttezza per enfatizzarli maggiormente e l’aggiunta del verso “If children live with kindness and consideration, they learn respect” (Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto) per incoraggiare lo sviluppo del rispetto nel bambino come fondamento per l’accettazione delle differenze tra culture.