Quel che ha detto Cathal, da “Spontaneamente” (1999), Tess Gallagher

“Puoi cantare dolcemente
e arrivare in fondo alla canzone
ma per raggiungere la terza dimensione
devi cantarla un po’
grezza, forzare un po’ la melodia. Metterci
dentro abbastanza forza
da far scivolare le note. Allora
succede qualcos’altro. La canzone
s’espande”.

(Traduzione di Francesco Duranti)

What Cathal Said

“You can sing sweet
and get the song sung
but to get to the third dimension
you have to sing it
rough, hurt the tune a little. Put
enough strength to it
that the notes slip. Then
something else happens. The song
get large.”

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Lady Gaga – Million Reasons (Live At Royal Variety Performance)

Autoritratto, da “Dalla vita degli oggetti. Poesie” (1983-2005), Adam Zagajewski

Tra computer, matita e macchina da scrivere passa
metà della mia giornata. Col tempo farà mezzo secolo.
Abito in città straniere e talvolta parlo
con sconosciuti di cose indifferenti.
Ascolto molta musica: Bach, Mahler, Šostakovič, Chopin.
Vi trovo tre elementi, forza, debolezza, dolore.
Il quarto non ha nome.
Leggo i poeti, i vivi e i morti, da loro apprendo
costanza, fede e orgoglio. Cerco di capire
i grandi filosofi – ma di solito riesco
ad afferrare solo brandelli dei loro preziosi pensieri.
Amo fare lunghe passeggiate per le strade di Parigi
e guardare i miei simili, animati dalla gelosia,
dalla brama o dall’ira, osservare la moneta d’argento
che passa di mano in mano e lentamente perde
la sua forma rotonda (si usura il profilo dell’imperatore).
Accanto crescono gli alberi, e nulla esprimono,
a parte la verde, indifferente perfezione.
Sui campi volteggiano uccelli neri
che attendono pazienti come vedove spagnole.
Non sono più giovane, ma c’è ancora chi è più vecchio di me.
Amo il sonno profondo, quando non ci sono,
la corsa veloce in bicicletta per la campagna, quando i pioppi
e le case si dissolvono come cumuli in un cielo sereno.
Talvolta mi parlano i quadri nei musei
e allora l’ironia svanisce all’improvviso.
Adoro osservare il volto di mia moglie.
Ogni domenica telefono a mio padre.
Ogni due settimane incontro gli amici,
in questo modo restiamo fedeli gli uni agli altri.
Il mio paese si è liberato da un male. Vorrei
che a ciò seguisse ancora un’altra liberazione.
Potrei in ciò essere d’aiuto? Non so.
Non sono un vero figlio del mare,
come scrisse di sé Antonio Machado,
ma figlio dell’aria, della menta e del violoncello
e non tutte le strade del mondo alto
incrociano i sentieri della vita che, per ora,
mi appartiene.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

Self-Portrait

Between the computer, a pencil, and a typewriter
half my day passes. One day it will be half a century.
I live in strange cities and sometimes talk
with strangers about matters strange to me.
I listen to music a lot: Bach, Mahler, Chopin, Shostakovich.
I see three elements in music: weakness, power, and pain.
The fourth has no name.
I read poets, living and dead, who teach me
tenacity, faith, and pride. I try to understand
the great philosophers–but usually catch just
scraps of their precious thoughts.
I like to take long walks on Paris streets
and watch my fellow creatures, quickened by envy,
anger, desire; to trace a silver coin
passing from hand to hand as it slowly
loses its round shape (the emperor’s profile is erased).
Beside me trees expressing nothing
but a green, indifferent perfection.
Black birds pace the fields,
waiting patiently like Spanish widows.
I’m no longer young, but someone else is always older.
I like deep sleep, when I cease to exist,
and fast bike rides on country roads when poplars and houses
dissolve like cumuli on sunny days.
Sometimes in museums the paintings speak to me
and irony suddenly vanishes.
I love gazing at my wife’s face.
Every Sunday I call my father.
Every other week I meet with friends,
thus proving my fidelity.
My country freed itself from one evil. I wish
another liberation would follow.
Could I help in this? I don’t know.
I’m truly not a child of the ocean,
as Antonio Machado wrote about himself,
but a child of air, mint and cello
and not all the ways of the high world
cross paths with the life that—so far—
belongs to me.

From Mysticism for Beginners by Adam Zagajewski, translated by Claire Cavanagh

Giovinezza, Giorno, Vecchiaia e Notte, da “Calamus”, Walt Whitman

Giovinezza, vasta, vigorosa, amante – giovinezza piena
di grazia, forza, fascino,
lo sai che la Vecchiaia può venire dopo di te con eguale
grazia, forza, fascino?

Giorno fiorito appieno e splendido – giorno
dell’immenso sole, azione, ambizione, risa,
la Notte segue da vicino con milioni di soli, il sonno e il
buio che ristora.

(Trad. di Giuseppe Conte)

Youth, Day, 0ld Age and Night

Youth, large, lusty, loving – youth full of grace, force,
fascination,
Do you know that Old Age may come after you with
equal grace, force, fascination?

Day fulI-blown and splendid – day of the immense sun,
action, ambition, laughter,
The Night foIlows close with millions of suns, and sleep
and restoring darkness.

La maschera, da “Les Fleurs du Mal”, Charles Baudelaire

Statua allegorica di gusto rinascimentale
A Ernest Christophe, scultore

Sono in lei radunate le grazie fiorentine:
in un corpo che insieme è solido e flessuoso
stanno Eleganza e Forza, due sorelle divine.
E’ una donna mirabile, frutto miracoloso,
stupendamente salda, eppure assai leggera,
fatta per troneggiare sopra un letto sontuoso,
e d’un papa o d’un principe attizzare i piaceri.

– Vedi come il sorriso è fine e voluttuoso:
in quella fatuità trascorre dolce un’estasi,
nello sguardo un’ambigua e languida ironia,
un velo intorno al viso la seduzione desta,
ogni tratto ci dice con trionfante malia:
“La Voluttà mi chiama, l’Amore m’incorona”.
Vedi che forte fascino dona la gentilezza
a colei che di tanta maestà si corona.
Su, giriamole intorno, scrutiamo la bellezza.

O artificio blasfemo, sorprendente malizia!
E’ un mostro bicefalo questo corpo di luce
che riverbera un mondo di suprema delizia!

– No, è solo una maschera quel volto che seduce
e che una fine smorfia ora va rischiarando.
Ma osserva il volto vero com’è atrocemente
raggrinzito e com’è arrovesciato standosene
al riparo del primo artefatto sembiante.
Povera sovrumana bellezza, il tuo bel rivo
di lacrime nel cuore spaurito si riversa,
mi fa ebbro il tuo inganno, e l’anima s’abbevera
al flutto che il Dolore dalle pupille versa.

– Perché ora piange, lei, l’avvenente regina
che terrebbe ai suoi piedi l’umanità sperduta?
Quale oscuro male l’è al bel fianco spina?

– Insensato, lei piange proprio perché ha vissuto.
E perché vive. E quello che più e più deplora
e che tutta la scuote è il fatto che poi,
domani, è necessario, ahimé, vivere ancora,
domani, posdomani, e sempre: come noi!

(Traduzione di Antonio Prete)

Le Masque

Statue allégorique dans le goût de la Renaissance
À Ernest Christophe, statuaire

Contemplons ce trésor de grâces florentines;
Dans l’ondulation de ce corps musculeux
L’Elégance et la Force abondent, soeurs divines.Continua a leggere…