Il minuetto, da “Orientarsi con le stelle” (1996), Raymond Carver

Splendide mattinate.
Giorni in cui mi manca tanto che non mi manca niente.
Mi basta questa vita e non voglio altro. Immobile,
spero che nessuno arrivi.
Ma se arriva qualcuno, spero sia lei.
Quella con le stelline di brillanti
sulla punta delle scarpe.
La ragazza che ho visto danzare il minuetto.
Quell’antica danza.
Il minuetto. Lo danzava
come doveva essere danzato.
E a modo suo.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

The Minuet

Bring mornings.
Days when I want so much I want nothing.
Just this life, and no more. Still,
I hope no one comes along.
But if someone does, I hope it’s her.
The one with the little diamond stars
at the toes of her shoes.
The girl I saw dance the minuet.
That antique dance.
The minuet. She danced that
the way it should be danced.
And the way she wanted.

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Riccardo Muti conducts Mozart’s KV 550 “Menuetto” – Wiener Philharmoniker Orchester. Salzburg, 1991

Cavalli, da “Estravagario” (1958), Pablo Neruda

Ho visto dalla finestra i cavalli.

Fu a Berlino, d’inverno. La luce
era senza luce, senza cielo il cielo.

L’aria bianca come un pane bagnato.

E dalla mia finestra un circo solitario
morso dai denti d’inverno.

Improvvisamente, condotti da un uomo,
dieci cavalli uscirono dalla nebbia.

Ondeggiarono appena, uscendo, come il fuoco,
ma pei miei occhi empirono il mondo
vuoto fino a quell’ora. Perfetti, accesi,
erano come dieci déi dalle lunghe zampe pure,
dai crini simili al sonno del sale.

Le loro groppe erano mondi e arance.

Il colore era miele, ambra, incendio.

I loro colli erano torri
tagliate nella pietra dell’orgoglio,
e agli occhi furiosi si affacciava
come una prigioniera, l’energia.

E lì in silenzio, in mezzo
al giorno dell’inverno sudicio e disorientato,
i cavalli intensi erano il sangue,
il ritmo, l’incitante tesoro della vita.

Guardai, guardai e allora rivissi: senza saperlo
lì era la fonte, la danza dell’oro, il cielo,
il fuoco che viveva nella bellezza.

Ho dimenticato l’inverno di quella Berlino oscura.

Non dimenticherò la luce dei cavalli.

Caballos

Vi desde la ventana los caballos.

Fue en Berlín, en invierno. La luz
era sin luz, sin cielo el cielo.

El aire blanco como un pan mojado.

Y desde mi ventana un solitario circo
mordido por los dientes del invierno.

De pronto, conducidos por un hombre,
diez caballos salieron a la niebla.

Apenas ondularon al salir, como el fuego,
pero para mis ojos ocuparon el mundo
vacío hasta esa hora. Perfectos, encendidos,
eran como diez dioses de largas patas puras,
de crines parecidas al sueño de la sal.

Sus grupas eran mundos y naranjas.

Su color era miel, ámbar, incendio.

Sus cuellos eran torres
cortadas en la piedra del orgullo,
y a los ojos furiosos se asomaba
como una prisionera, la energía.

Y allí en silencio, en medio
del día, del invierno sucio y desordenado,
los caballos intensos eran la sangre,
el ritmo, el incitante tesoro de la vida.

Miré, miré y entonces reviví: sin saberlo
allí estaba la fuente, la danza de oro, el cielo,
el fuego que vivía en la belleza.

He olvidado el invierno de aquel Berlín oscuro.

No olvidaré la luz de los caballos.

Horses

It was from a window I first saw the horses.

It was winter in Berlin: a light
with no light, a sky without sky.

The air white as a loaf of wet bread.

And there, by the window, bitten off
by the teeth of the winter, a deserted arena.

Then, all of a sudden, ten horses
led by a man, moved into the snow.

Their passing left hardly a ripple, like fire,
but they filled a whole universe
void to my eyes, until then. Ablaze
with perfection, they moved like ten gods, colossal
and grand in the hoof, with dreamy and elegant manes.

Their rumps were like planets or oranges.

Their color was honey and amber and fire.

Their necks were like pillars
carved in the stone of their arrogance,
and out of vehement eyes their energy
glared from within like a prisoner.

There, in the silence of midday
in a soiled and slovenly winter
the horses’ intensity was rhythm
and blood, the importunate treasure of being.

I looked-looked till my whole force reawakened.
This was the innocent fountain, the dance in the gold,
the sky, the fire still alive in the beautiful.

I’ve forgotten the wintry gloom of Berlin.

I will never forget the light of the horses.

(Translated from Spanish by Ben Belitt)

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Hans Zimmer – Now we are free – The Horse Whisperer

Voi sapete e io so e tu sai, da “The Last Night of the Earth Poems”, Charles Bukowski

Voi sapete e io so e tu sai
che quando la tendina gialla si strappa
quando il gatto balza inferocito
quando il vecchio barista si appoggia al bancone
quando il colibrì dorme
voi sapete e io so e tu sai
quando i carri armati si esercitano su finti campi di battaglia
quando lasci correre le gomme in autostrada
quando il nano ubriaco di bourbon a buon mercato la notte
piange solo
quando i tori vengono allevati con cura per i matador
quando l’erba ti guarda e gli alberi ti guardano
quando il mare racchiude creature immense e vere
voi sapete e io so e tu sai
la tristezza e la gloria di due pantofole sotto un letto
la danza del tuo cuore che balla col tuo sangue
le fanciulle amorose che prima o poi odieranno gli specchi
fare gli straordinari all’inferno
pranzare con un’insalata andata a male
voi sapete e io so e tu sai
la fine per come la conosciamo adesso
sembra uno squallido imbroglio dopo una squallida agonia ma
voi sapete e io so e tu sai
la gioia che a volte spunta da non si sa dove
sorgendo come un falco che vaga nell’impossibilità
voi sapete e io so e tu sai
la strabica pazzia dell’euforia assoluta
sappiamo che alla fine non siamo stati truffati
voi sapete e io so e tu sai
quando guardiamo le nostre mani i nostri piedi le nostre vite
-la nostra strada
il colibrì addormentato
la morte assassinata dagli eserciti
il sole che ti mangia mentre lo guardi
voi sapete e io so e tu sai
sconfiggeremo la morte.

You Know and I Know and Thee Know

that as the yellow shade rips
as the cat leaps wild-eyed
as the old bartender leans on the wood
as the hummingbird sleeps

you know and I know and thee know

as the tanks practice on false battlefields
as your tires work the freeway
as the midget drunk on cheap bourbon cries alone at night
as the bulls are carefully bred for the matadors
as the grass watches you
and the trees watch you
as the sea holds creatures vast and true

you know and I know and thee know

the sadness and the glory of two slippers under a bed
the ballet of your heart dancing with your blood
young girls of love who will someday hate their mirrors
overtime in hell
lunch with sick salad

you know and I know and thee know

the end as we know it now it seems such a lousy trick
after the lousy agony but

you know and I know and thee know

the joy that sometimes comes along out of nowhere
rising like a falcon moon across the impossibility

you know and I know and thee know

the cross-eyed craziness of total elation
we know we finally have not been cheated

you know and I know and thee know

as we look at our hands our feet our lives our way
the sleeping hummingbird
the murdered dead of armies
the sun that eats you as you face it

you know and I know and thee know

we will defeat death.

Giunchiglie, da “Collected Poems”, William Wordsworth

Vagavo solo come una nuvola
che galleggia in alto, oltre valli e colline,
quando all’improvviso ho visto una folla,
una moltitudine di giunchiglie dorate,
accanto al lago, sotto gli alberi,
svolazzare e danzare nella brezza.

Continue come stelle che splendono
e scintillano sulla via lattea,
si stendevano in una linea infinita
lungo il margine di una baia.
Ne vidi diecimila a colpo d’occhio
che scuotevano le teste in una danza vivace.

Le onde ballavano al loro fianco ma loro
superavano le scintillanti onde in allegria
un poeta non poteva che essere felice
in una compagnia così gioconda
io le fissavo sempre di più ma pensavo poco
alla ricchezza che quello spettacolo mi aveva portato

perchè spesso, quando sto sdraiato sul mio giaciglio
distratto o pensoso,
loro lampeggiano su quell’occhio introspettivo
che è la beatitudine della solitudine
allora il mio cuore si riempie di piacere
e danza con le giunchiglie

Daffodils

I wandered lonely as a Cloud
That floats on high o’er vales and Hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden Daffodils;
Beside the Lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:-
A Poet could not but be gay
In such a jocund company:
I gazed—and gazed—but little thought
What wealth the show to me had brought:

For oft when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude,
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the Daffodils.