Due parole per finire, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non posso lasciarti senza dire questo:
il passato non è nulla,
una nonmemoria, un fantasma,
un ripostiglio insonorizzato in cui Johann Strauss
compone un altro valzer che nessuno può ascoltare.

E’ un’invenzione, da dimenticare,
una fonte di dolore
che irriga un campo di verdura amara.

Lasciatelo dietro.
Togli la testa dalle mani
e alzati dal divano della malinconia
dove la luce della finestra cade sul tuo volto
e il sole corre lungo il cielo autunnale,
ferreo dietro gli alberi spogli,
glorioso come le acute melodie dei violini.

Ma dimentica Strauss.
E dimentica il suo più giovane fratello,
quel povero Cristo che morì cadendo
dal podio mentre dirigeva una sinfonia.

Dimentica il passato,
dimentica il pubblico in piedi, sbalordito,
l’assurdità dei loro abiti formali
di fronte alla morte improvvisa,
dimentica il loro trattenere il fiato,
il mormorio e l’accalcarsi sul corpo,
il cigolio del sipario che si abbassa.
Dimentica Strauss
con quel suo sguardo da bis
e la sua infaticabile laboriosità:
più di cinquecento composizioni finite!
Scrisse perfino una polka per la madre.
Anche solo quello è sufficiente per farmi fuggire il passato,
allontanarmi dai suo templi,
e camminare da solo sotto le stelle
lungo questi sentieri ricoperti di ghiande,
non sentendo altro che la frizzante aria d’ottobre,
l’oscillare delle mie braccia
e il ritmo dei miei passi:
un uomo del presente che si è dimenticato
di ogni compositore, di ogni grande battaglia,
solamente io,
una canna sottile che soffia nella notte.

(Traduzione di Franco Nasi)

Some Final Words

I cannot leave you without saying this:
the past is nothing,
a nonmemory, a phantom,
a soundproof closet in which Johann Strauss
is composing another waltz no one can hear.

It is a fabrication, best forgotten,
a wellspring of sorrow
that waters a field of bitter vegetation.

Leave it behind.
Take your head out of your hands
and arise from the couch of melancholy
where the window-light falls against your face
and the sun rides across the autumn sky,
steely behind the bare trees,
glorious as the high strains of violins.

But forget Strauss.
And forget his younger brother,
the poor bastard who was killed in a fall
from a podium while conducting a symphony.

Forget the past,
forget the stunned audience on his feet,
the absurdity of their formal clothes
in the face of sudden death,
forget their collective gasp,
the murmur and huddle over the body,
the creaking of the lowered curtain.

Forget Strauss
with that encore look in his eye
and his tiresome industry:
more than five hundred finished compositions!
He even wrote a polka for his mother.
That alone is enough to make me flee the past,
evacuate his temples,
and walk alone under the stars
down these dark paths strewn with acorns,
feeling nothing but the crisp October air,
the swing of my arms
and the rhythm of my stepping –
a man of the present who has forgotten
every composer, every great battle,
just me,
a thin reed blowing in the night.

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Johann Strauss II – Tritsch-Tratsch-Polka, Op. 214
The Simón Bolívar Symphony Orchestra of Venezuela
conducted by Gustavo Dudamel
Recorded at Carnegie Hall (New York, USA), on October 7, 2016

Il gatto e la luna, da “I gatti lo sapranno” (2010), William Butler Yeats

Il gatto andava di qua e di là
e la luna girava in tondo come una trottola,
e il congiunto più stretto della luna,
il gatto a passi lenti, guardava in su.
Nero, Minnaloushe, fissava la luna,
ché a lui, che pur vagolava lagnoso,
la luce fredda e pura nel cielo
agitava quel sangue di animale.
Minnaloushe corre nell’erba
alzando i piedi delicati.
Che fai, danzi, Minnaloushe, danzi?
Quando due congiunti stretti si incontrano,
cosa c’è di meglio che indire una danza?
Magari la luna può imparare,
stanca di quel modo cerimonioso,
un nuovo giro di danza:
Va, Minnaloushe, furtivo per l’erba
di luogo in luogo illuminato dalla luna,
e lassù la luna sacra
ha preso una fase nuova.
Minnaloushe lo sa che le sue pupille
passeranno di mutamento in mutamento,
e che variano da tondo a falce,
da falce a tondo?
Va, Minnealoushe, furtivo per l’erba,
solo, con importanza, saggio,
e alla luna mutabile
leva mutabili gli occhi.

(Traduzione di Alessandro Gentili)

The Cat and the Moon

The cat went here and there
and the moon spun round like a top,
and the nearest kin of the moon,
the creeping cat, looked up.
Black Minnaloushe stared at the moon,
for, wander and wail as he would,
the pure cold light in the sky
troubled his animal blood.
Minnaloushe runs in the grass
lifting his delicate feet.
Do you dance, Minnaloushe, do you dance?
When two close kindred meet,
what better than call a dance?
Maybe the moon may learn,
tired of that courtly fashion,
a new dance turn.
Minnaloushe creeps through the grass
from moonlit place to place,
the sacred moon overhead
has taken a new phase.
Does Minnaloushe know that his pupils
will pass from change to change,
and that from round to crescent,
from crescent to round they range?
Minnaloushe creeps through the grass
alone, important and wise,
and lifts to the changing moon
his changing eyes.

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Memory from the Broadway Musical “Cats” – Piano / Orchestral – Carlton Forrester

La nuvola, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Una nuvola sono alta nel cielo
ed un corteo di stelle mi fa velo:
lieve, allegra, mai stanca di volare
mi specchio sopra il colle e lungo il mare –
ma perché i pini della selva ombrosa
mi chiamano sempre: “Fermati, riposa!”?

Scivola il mio mantello sulla luna,
acceco il sole in trono al suo fulgore –
nessun legame, schiavitù nessuna,
sono figlia del vento senza cuore –
ma perché i pini della selva ombrosa
sussurran sempre: “Fermati, riposa!”?

(Traduzione di Silvio Raffo)

The Cloud

I am a cloud in the heaven’s height,
The stars are lit for my delight,
Tireless and changeful, swift and free,
I cast my shadow on hill and sea–
But why do the pines on the mountain’s crest
Call to me always, “Rest, rest”?

I throw my mantle over the moon
And I blind the sun on his throne at noon,
Nothing can tame me, nothing can bind,
I am a child of the heartless wind–
But oh, the pines on the mountain’s crest
Whispering always, “Rest, rest.”

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Yuja Wang plays Schubert/Liszt : Auf dem Wasser zu singen

Il cielo s’incarna per ciascuno, Emily Dickinson

Il Cielo s’incarna per ciascuno
in quella piccola divinità
che ha implorato la grazia di adorare
in un timido giorno d’estate –

quasi schermendosi dalla gloria
che importunava di vedere –
finché questi vaghi tabernacoli
cadano nella piena eternità –

Quanto è imminente il rischio –
come se chiedessimo a una stella –
per noi meschini di lasciare la fila
e intrattenere la disperazione –

clemenza tanto comune –
che quasi cessiamo di temere –
tale da consentire al più piccolo –
e lontano – di adorare –

(Traduzione di Massimo Bacialupo)

The Heaven vests for Each

The Heaven vests for Each
In that small Deity
It craved the grace to worship
Some bashful Summer’s Day –

Half shrinking from the Glory
It importuned to see
Till these faint Tabernacles drop
In full Eternity –

How imminent the Venture –
As One should sue a Star –
For His mean sake to leave the Row
And entertain Despair –

A Clemency so common –
We almost cease to fear –
Enabling the minutest –
And furthest – to adore –

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A Sky Full Of Stars/Coldplay – SYMPHONIACS (violin, cello, piano and electronic version/cover)

Questa notte, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Un fiore d’oro sottile è la luna,
azzurro e fermo il cielo: mai nessuna
ospite fu più adatta a lui di lei –
ed altrettanto io per te sarei.

E’ la luna quel fiore senza stelo,
è luminoso più di sempre il cielo:
loro destino era l’eternità –
come per noi questa notte sarà.

(Traduzione di Silvio Raffo)

To-night

The moon is a curving flower of gold,
The sky is still and blue;
The moon was made for the sky to hold,
And I for you;

The moon is a flower without a stem,
The sky is luminous;
Eternity was made for them,
To-night for us.

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UNCHAINED MELODY feat. Chris Botti, Caroline Campbell & William Joseph (Live in Studio)

La morte è la curva della strada, Fernando Pessoa

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, odo il tuo passo
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
La menzogna non ha nido.
Mai nessuno s’è perduto.
Tutto è verità e cammino.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

A morte é a curva da estrada

A morte é a curva da estrada,
Morrer é só não ser visto.
Se escuto, eu te oiço a passada
Existir como eu existo.

A terra é feita de céu.
A mentira não tem ninho.
Nunca ninguém se perdeu.
Tudo é verdade e caminho.

Death is a bend in the road

Death is a bend in the road,
To die is to slip out of view.
If I listen, I hear your steps
Existing as I exist.

The earth is made of heaven.
Error has no nest.
No one has ever been lost.
All is truth and way.

(Translation by Richard Zenith
in A Little Larger Than the Entire Universe, Penguin, 2006)

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“La danse macabre” de Camille Saint-Saëns (Les Clefs de l’orchestre de Jean-François Zygel avec l’Orchestre Philharmonique de Radio France)

Pace, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

La pace in me fluisce,
marea che lo stagno lambisce;
ma mia dovrà restare,
non defluirà come il mare.

Io sono lo stagno celeste
che venera il cielo d’estate:
le mie speranze eran queste,
sublimi, ora in te confinate.

Io sono lo stagno dorato
nel tramonto che brucia e vuol morire –
e tu sei il mio sole oscurato:
dammi le stelle tue da custodire.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Peace

Peace flows into me
As the tide to the pool by the shore;
It is mine forevermore,
It ebbs not back like the sea.

I am the pool of blue
That worships the vivid sky;
My hopes were heaven-high,
They are all fulfilled in you.

I am the pool of gold
When sunset burns and dies–
You are my deepening skies,
Give me your stars to hold.

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Maksim & Sergei Polunin – Nutcracker Fantasy – Live at Mercedes Benz Arena

Figli della fortuna, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Quante volte ci siamo incontrati
come accade a stranieri per la via:
figli della fortuna ignari, entrati
dalla porta del cielo per magia.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Chance

How many times we must have met
Here on the street as strangers do,
Children of chance we were, who passed
The door of heaven and never knew.

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Lady Gaga – Imagine (Live at Baku 2015 European Games Opening Ceremony)

I bambini si incontrano, da “Gitanjali-Song Offerings” (1912), Rabindranath Tagore

I bambini si incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Su di loro l’infinito cielo
è silenzioso, l’acqua s’increspa.
Con gridi e salti si incontrano i bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Fanno castelli di sabbia
e giocano con vuote conchiglie.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sull’immensa distesa del mare.
I bambini giocano sulla riva dei mondi.
Non sanno nuotare,
non sanno gettare le reti.
I pescatori si tuffano a pescare
le perle dal fondo del mare,
nelle navi viaggiano i mercanti,
mentre raccolgono i bambini
sassolini che poi gettano via.
Non cercano tesori nascosti,
non sanno gettare le reti.
Il mare si increspa di mille sorrisi,
e la spiaggia dolcemente risuona.
Le onde che portano la morte
cantano ai bambini nenie senza senso,
come fa la madre
quando culla la sua creatura.
Il mare gioca coi bambini,
e la spiaggia dolcemente risuona.
S’incontrano i bambini
sulla riva di mondi sconfinati.
Vaga la tempesta
per il cielo dai molti sentieri,
naufragano navi
nell’acqua dai molti sentieri,
la morte in giro e giocano i bambini.
C’è un grande convegno di bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

(Traduzione di Girolamo Mancuso)

On the Seashore 

On the seashore of endless worlds children meet.
The infinite sky is motionless overhead
and the restless water is boisterous.
On the seashore of endless worlds
the children meet with shouts and dances.

They build their houses with sand
and they play with empty shells.
With withered leaves they weave their boats
and smilingly float them on the vast deep.
Children have their play on the seashore of worlds.

They know not how to swim,
they know not how to cast nets.
Pearl fishers dive for pearls,
merchants sail in their ships,
while children gather pebbles and scatter them again.
They seek not for hidden treasures,
they know not how to cast nets.

The sea surges up with laughter,
and pale gleams the smile of the sea-beach.
Death-dealing waves sing
meaningless ballads to the children,
even like a mother while rocking her baby’s cradle.
The sea plays with children,
and pale gleams the smile of the sea-beach.

On the seashore of endless worlds children meet.
Tempest roams in the pathless sky,
ships get wrecked in the trackless water,
death is abroad and children play.
On the seashore of endless worlds
is the great meeting of children.

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Chris Botti and Yo-Yo Ma perform Cinema Paradiso by E. Morricone, at Boston’s Symphony Hall (2009)

Cavalli, da “Estravagario” (1958), Pablo Neruda

Ho visto dalla finestra i cavalli.

Fu a Berlino, d’inverno. La luce
era senza luce, senza cielo il cielo.

L’aria bianca come un pane bagnato.

E dalla mia finestra un circo solitario
morso dai denti d’inverno.

Improvvisamente, condotti da un uomo,
dieci cavalli uscirono dalla nebbia.

Ondeggiarono appena, uscendo, come il fuoco,
ma pei miei occhi empirono il mondo
vuoto fino a quell’ora. Perfetti, accesi,
erano come dieci déi dalle lunghe zampe pure,
dai crini simili al sonno del sale.

Le loro groppe erano mondi e arance.

Il colore era miele, ambra, incendio.

I loro colli erano torri
tagliate nella pietra dell’orgoglio,
e agli occhi furiosi si affacciava
come una prigioniera, l’energia.

E lì in silenzio, in mezzo
al giorno dell’inverno sudicio e disorientato,
i cavalli intensi erano il sangue,
il ritmo, l’incitante tesoro della vita.

Guardai, guardai e allora rivissi: senza saperlo
lì era la fonte, la danza dell’oro, il cielo,
il fuoco che viveva nella bellezza.

Ho dimenticato l’inverno di quella Berlino oscura.

Non dimenticherò la luce dei cavalli.

Caballos

Vi desde la ventana los caballos.

Fue en Berlín, en invierno. La luz
era sin luz, sin cielo el cielo.

El aire blanco como un pan mojado.

Y desde mi ventana un solitario circo
mordido por los dientes del invierno.

De pronto, conducidos por un hombre,
diez caballos salieron a la niebla.

Apenas ondularon al salir, como el fuego,
pero para mis ojos ocuparon el mundo
vacío hasta esa hora. Perfectos, encendidos,
eran como diez dioses de largas patas puras,
de crines parecidas al sueño de la sal.

Sus grupas eran mundos y naranjas.

Su color era miel, ámbar, incendio.

Sus cuellos eran torres
cortadas en la piedra del orgullo,
y a los ojos furiosos se asomaba
como una prisionera, la energía.

Y allí en silencio, en medio
del día, del invierno sucio y desordenado,
los caballos intensos eran la sangre,
el ritmo, el incitante tesoro de la vida.

Miré, miré y entonces reviví: sin saberlo
allí estaba la fuente, la danza de oro, el cielo,
el fuego que vivía en la belleza.

He olvidado el invierno de aquel Berlín oscuro.

No olvidaré la luz de los caballos.

Horses

It was from a window I first saw the horses.

It was winter in Berlin: a light
with no light, a sky without sky.

The air white as a loaf of wet bread.

And there, by the window, bitten off
by the teeth of the winter, a deserted arena.

Then, all of a sudden, ten horses
led by a man, moved into the snow.

Their passing left hardly a ripple, like fire,
but they filled a whole universe
void to my eyes, until then. Ablaze
with perfection, they moved like ten gods, colossal
and grand in the hoof, with dreamy and elegant manes.

Their rumps were like planets or oranges.

Their color was honey and amber and fire.

Their necks were like pillars
carved in the stone of their arrogance,
and out of vehement eyes their energy
glared from within like a prisoner.

There, in the silence of midday
in a soiled and slovenly winter
the horses’ intensity was rhythm
and blood, the importunate treasure of being.

I looked-looked till my whole force reawakened.
This was the innocent fountain, the dance in the gold,
the sky, the fire still alive in the beautiful.

I’ve forgotten the wintry gloom of Berlin.

I will never forget the light of the horses.

(Translated from Spanish by Ben Belitt)

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Hans Zimmer – Now we are free – The Horse Whisperer