La voce della pioggia, da “Foglie d’erba” (1991), Walt Whitman

E tu chi sei? chiesi alla pioggia che scendeva dolce,
e che, strano a dirsi, mi rispose, come traduco di seguito:
sono il Poema della Terra, disse la voce della pioggia,
eterna mi sollevo impalpabile su dalla terraferma e dal mare insondabile,
su verso il cielo, da dove, in forma labile, totalmente cambiata, eppure la stessa,
discendo a bagnare i terreni aridi, scheletrici, le distese di polvere del mondo,
e ciò che in essi senza di me sarebbe solo seme, latente, non nato;
e sempre, di giorno e di notte, restituisco vita alla mia stessa origine, la faccio pura, la abbellisco;
(perché il canto, emerso dal suo luogo natale, dopo il compimento, l’errare,
sia che di esso importi o no, debitamente ritorna con amore.)

(Traduzione di Giuseppe Conte)

The Voice of the Rain

And who art thou? said I to the soft-falling shower,
Which, strange to tell, gave me an answer, as here translated:
I am the Poem of Earth, said the voice of the rain,
Eternal I rise impalpable out of the land and the bottomless sea,
Upward to heaven, whence, vaguely form’d, altogether changed, and yet the same,
I descend to lave the drouths, atomies, dust-layers of the globe,
And all that in them without me were seeds only, latent, unborn;
And forever, by day and night, I give back life to my own origin, and make pure and beautify it;
(For song, issuing from its birth-place, after fulfilment, wandering,
Reck’d or unreck’d. duly with love returns.)

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Simply Three – Rain (Original Song)

Il tuo sorriso, da “I versi del Capitano” (1952), Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amore mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

Tu risa

Quítame el pan si quieres
quítame el aire, pero
no me quites tu risa.

No me quites la rosa,
la lanza que desgranas,
el agua que de pronto
estalla en tu alegría,
la repentina ola
de planta que te nace.

Mi lucha es dura y vuelvo
con los ojos cansados
a veces de haber visto
la tierra que no cambia,
pero al entrar tu risa
sube al cielo buscándome
y abre para mí todas
las puertas de la vida.

Amor mío, en la hora
más oscura desgrana
tu risa, y si de pronto
ves que mi sangre mancha
las piedras de la calle,
ríe, porque tu risa
será para mis manos
como una espada fresca.

Junto al mar en otoño,
tu risa debe alzar
su cascada de espuma,
y en primavera, amor,
quiero tu risa como
la flor que yo esperaba,
la flor azul, la rosa
de mi patria sonora.

Ríete de la noche,
del día, de la luna,
ríete de las calles
torcidas de la isla,
ríete de este torpe
muchacho que te quiere,
pero cuando yo abro
los ojos y los cierro,
cuando mis pasos van,
cuando vuelven mis pasos,
niégame el pan, el aire,
la luz, la primavera,
pero tu risa nunca
porque me moriría.

Your Laughter

Take bread away from me, if you wish,
take air away, but
do not take from me your laughter.

Do not take away the rose,
the lance flower that you pluck,
the water that suddenly
bursts forth in joy,
the sudden wave
of silver born in you.

My struggle is harsh and I come back
with eyes tired
at times from having seen
the unchanging earth,
but when your laughter enters
it rises to the sky seeking me
and it opens for me all
the doors of life.

My love, in the darkest
hour your laughter
opens, and if suddenly
you see my blood staining
the stones of the street,
laugh, because your laughter
will be for my hands
like a fresh sword.

Next to the sea in the autumn,
your laughter must raise
its foamy cascade,
and in the spring, love,
I want your laughter like
the flower I was waiting for,
the blue flower, the rose
of my echoing country.

Laugh at the night,
at the day, at the moon,
laugh at the twisted
streets of the island,
laugh at this clumsy
boy who loves you,
but when I open
my eyes and close them,
when my steps go,
when my steps return,
deny me bread, air,
light, spring,
but never your laughter
for I would die.

(Translated by Stephen Tapscott)

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Helene Fischer – Wenn Du lachst (Live – Die Arena-Tournee)

Cirque du Soleil Eventi ha collaborato con Helene Fischer, una delle più celebri cantanti tedesche, per fornire servizi completi di spettacolo di progettazione per “Helene Fischer tour 2017/2018” che ha debuttato il 12 settembre 2017 ad Hannover.
Il team ha creato un concept originale che celebra Helene Fischer, riunendo il successo della sua musica con l’esperienza dell’intrattenimento dal vivo e le capacità creative del Cirque du Soleil, per creare un’esperienza indimenticabile per i suoi fan.
L’abito d’acqua
Indubbiamente uno dei costumi più belli di Helene Fischer è un vestito fatto di vera acqua corrente. Per ottenere questo effetto unico, l’ascensore sotto il palco è dotato di serbatoi d’acqua per raccoglierla mentre precipita. È un’opera d’arte originale e un momento incantevole dello spettacolo.

Quando e perché, da “La luna crescente” (2000), Rabindranath Tagore

Quando ti porto giocattoli colorati, bambino
mio, capisco perché c’è un simile gioco di colori
nelle nubi, nell’acqua, e perché anche i fiori si
colorino così – quando ti porto giocattoli colorati.
Quando canto per farti danzare, allora veramente comprendo
perché c’è musica tra le foglie, e perché
le onde mandano il loro coro di voci al cuore
della terra palpitante – quando canto per farti danzare.
Quando porgo dolci cose alle tue avide mani,
so perché c’è miele nel calice del fiore, e perché
i frutti sono segretamente pieni di dolce succo –
quando porgo dolci cose alle tue avide mani.
Quando bacio il tuo viso per farti sorridere,
mio caro, io certo capisco quali correnti soavi
vengono dal cielo nella luce del mattino, e quale
delizia porta alle mie membra la brezza d’estate
quando ti bacio per farti sorridere.

(Traduzione di Maurizio Lipparini)

When And Why

When I bring you coloured toys, my child, I understand why there
is such a play of colours on clouds, on water, and why flowers are
painted in tints-when I give coloured toys to you, my child.
When I sing to make you dance, I truly know why there is music
in leaves, and why waves send their chorus of voices to the heart
of the listening earth-when I sing to make you dance.
When I bring sweet things to your greedy hands, I know why
there is honey in the cup of the flower, and why fruits are
secretly filled with sweet juice-when I bring sweet things to your
greedy hands.
When I kiss your face to make you smile, my darling, I surely
understand what pleasure streams from the sky in morning light, and
what delight the summer breeze brings to my body-when I kiss you
to make you smile.

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Martynas Levickis performing The Lion Sleeps Tonight from “The Lion King” with Mikroorkéstra Chamber Ensemble during his spectacular concert of the best movie music of all time – “Cinema”. Live in Vilnius | 05 January 2020

Due parole per finire, da “A vela in solitaria intorno alla stanza” (2013), Billy Collins

Non posso lasciarti senza dire questo:
il passato non è nulla,
una nonmemoria, un fantasma,
un ripostiglio insonorizzato in cui Johann Strauss
compone un altro valzer che nessuno può ascoltare.

E’ un’invenzione, da dimenticare,
una fonte di dolore
che irriga un campo di verdura amara.

Lasciatelo dietro.
Togli la testa dalle mani
e alzati dal divano della malinconia
dove la luce della finestra cade sul tuo volto
e il sole corre lungo il cielo autunnale,
ferreo dietro gli alberi spogli,
glorioso come le acute melodie dei violini.

Ma dimentica Strauss.
E dimentica il suo più giovane fratello,
quel povero Cristo che morì cadendo
dal podio mentre dirigeva una sinfonia.

Dimentica il passato,
dimentica il pubblico in piedi, sbalordito,
l’assurdità dei loro abiti formali
di fronte alla morte improvvisa,
dimentica il loro trattenere il fiato,
il mormorio e l’accalcarsi sul corpo,
il cigolio del sipario che si abbassa.
Dimentica Strauss
con quel suo sguardo da bis
e la sua infaticabile laboriosità:
più di cinquecento composizioni finite!
Scrisse perfino una polka per la madre.
Anche solo quello è sufficiente per farmi fuggire il passato,
allontanarmi dai suo templi,
e camminare da solo sotto le stelle
lungo questi sentieri ricoperti di ghiande,
non sentendo altro che la frizzante aria d’ottobre,
l’oscillare delle mie braccia
e il ritmo dei miei passi:
un uomo del presente che si è dimenticato
di ogni compositore, di ogni grande battaglia,
solamente io,
una canna sottile che soffia nella notte.

(Traduzione di Franco Nasi)

Some Final Words

I cannot leave you without saying this:
the past is nothing,
a nonmemory, a phantom,
a soundproof closet in which Johann Strauss
is composing another waltz no one can hear.

It is a fabrication, best forgotten,
a wellspring of sorrow
that waters a field of bitter vegetation.

Leave it behind.
Take your head out of your hands
and arise from the couch of melancholy
where the window-light falls against your face
and the sun rides across the autumn sky,
steely behind the bare trees,
glorious as the high strains of violins.

But forget Strauss.
And forget his younger brother,
the poor bastard who was killed in a fall
from a podium while conducting a symphony.

Forget the past,
forget the stunned audience on his feet,
the absurdity of their formal clothes
in the face of sudden death,
forget their collective gasp,
the murmur and huddle over the body,
the creaking of the lowered curtain.

Forget Strauss
with that encore look in his eye
and his tiresome industry:
more than five hundred finished compositions!
He even wrote a polka for his mother.
That alone is enough to make me flee the past,
evacuate his temples,
and walk alone under the stars
down these dark paths strewn with acorns,
feeling nothing but the crisp October air,
the swing of my arms
and the rhythm of my stepping –
a man of the present who has forgotten
every composer, every great battle,
just me,
a thin reed blowing in the night.

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Johann Strauss II – Tritsch-Tratsch-Polka, Op. 214
The Simón Bolívar Symphony Orchestra of Venezuela
conducted by Gustavo Dudamel
Recorded at Carnegie Hall (New York, USA), on October 7, 2016

Il gatto e la luna, da “I gatti lo sapranno” (2010), William Butler Yeats

Il gatto andava di qua e di là
e la luna girava in tondo come una trottola,
e il congiunto più stretto della luna,
il gatto a passi lenti, guardava in su.
Nero, Minnaloushe, fissava la luna,
ché a lui, che pur vagolava lagnoso,
la luce fredda e pura nel cielo
agitava quel sangue di animale.
Minnaloushe corre nell’erba
alzando i piedi delicati.
Che fai, danzi, Minnaloushe, danzi?
Quando due congiunti stretti si incontrano,
cosa c’è di meglio che indire una danza?
Magari la luna può imparare,
stanca di quel modo cerimonioso,
un nuovo giro di danza:
Va, Minnaloushe, furtivo per l’erba
di luogo in luogo illuminato dalla luna,
e lassù la luna sacra
ha preso una fase nuova.
Minnaloushe lo sa che le sue pupille
passeranno di mutamento in mutamento,
e che variano da tondo a falce,
da falce a tondo?
Va, Minnealoushe, furtivo per l’erba,
solo, con importanza, saggio,
e alla luna mutabile
leva mutabili gli occhi.

(Traduzione di Alessandro Gentili)

The Cat and the Moon

The cat went here and there
and the moon spun round like a top,
and the nearest kin of the moon,
the creeping cat, looked up.
Black Minnaloushe stared at the moon,
for, wander and wail as he would,
the pure cold light in the sky
troubled his animal blood.
Minnaloushe runs in the grass
lifting his delicate feet.
Do you dance, Minnaloushe, do you dance?
When two close kindred meet,
what better than call a dance?
Maybe the moon may learn,
tired of that courtly fashion,
a new dance turn.
Minnaloushe creeps through the grass
from moonlit place to place,
the sacred moon overhead
has taken a new phase.
Does Minnaloushe know that his pupils
will pass from change to change,
and that from round to crescent,
from crescent to round they range?
Minnaloushe creeps through the grass
alone, important and wise,
and lifts to the changing moon
his changing eyes.

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Memory from the Broadway Musical “Cats” – Piano / Orchestral – Carlton Forrester

La nuvola, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Una nuvola sono alta nel cielo
ed un corteo di stelle mi fa velo:
lieve, allegra, mai stanca di volare
mi specchio sopra il colle e lungo il mare –
ma perché i pini della selva ombrosa
mi chiamano sempre: “Fermati, riposa!”?

Scivola il mio mantello sulla luna,
acceco il sole in trono al suo fulgore –
nessun legame, schiavitù nessuna,
sono figlia del vento senza cuore –
ma perché i pini della selva ombrosa
sussurran sempre: “Fermati, riposa!”?

(Traduzione di Silvio Raffo)

The Cloud

I am a cloud in the heaven’s height,
The stars are lit for my delight,
Tireless and changeful, swift and free,
I cast my shadow on hill and sea–
But why do the pines on the mountain’s crest
Call to me always, “Rest, rest”?

I throw my mantle over the moon
And I blind the sun on his throne at noon,
Nothing can tame me, nothing can bind,
I am a child of the heartless wind–
But oh, the pines on the mountain’s crest
Whispering always, “Rest, rest.”

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Yuja Wang plays Schubert/Liszt : Auf dem Wasser zu singen

Il cielo s’incarna per ciascuno, Emily Dickinson

Il Cielo s’incarna per ciascuno
in quella piccola divinità
che ha implorato la grazia di adorare
in un timido giorno d’estate –

quasi schermendosi dalla gloria
che importunava di vedere –
finché questi vaghi tabernacoli
cadano nella piena eternità –

Quanto è imminente il rischio –
come se chiedessimo a una stella –
per noi meschini di lasciare la fila
e intrattenere la disperazione –

clemenza tanto comune –
che quasi cessiamo di temere –
tale da consentire al più piccolo –
e lontano – di adorare –

(Traduzione di Massimo Bacialupo)

The Heaven vests for Each

The Heaven vests for Each
In that small Deity
It craved the grace to worship
Some bashful Summer’s Day –

Half shrinking from the Glory
It importuned to see
Till these faint Tabernacles drop
In full Eternity –

How imminent the Venture –
As One should sue a Star –
For His mean sake to leave the Row
And entertain Despair –

A Clemency so common –
We almost cease to fear –
Enabling the minutest –
And furthest – to adore –

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A Sky Full Of Stars/Coldplay – SYMPHONIACS (violin, cello, piano and electronic version/cover)

Questa notte, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Un fiore d’oro sottile è la luna,
azzurro e fermo il cielo: mai nessuna
ospite fu più adatta a lui di lei –
ed altrettanto io per te sarei.

E’ la luna quel fiore senza stelo,
è luminoso più di sempre il cielo:
loro destino era l’eternità –
come per noi questa notte sarà.

(Traduzione di Silvio Raffo)

To-night

The moon is a curving flower of gold,
The sky is still and blue;
The moon was made for the sky to hold,
And I for you;

The moon is a flower without a stem,
The sky is luminous;
Eternity was made for them,
To-night for us.

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UNCHAINED MELODY feat. Chris Botti, Caroline Campbell & William Joseph (Live in Studio)

La morte è la curva della strada, Fernando Pessoa

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, odo il tuo passo
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
La menzogna non ha nido.
Mai nessuno s’è perduto.
Tutto è verità e cammino.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

A morte é a curva da estrada

A morte é a curva da estrada,
Morrer é só não ser visto.
Se escuto, eu te oiço a passada
Existir como eu existo.

A terra é feita de céu.
A mentira não tem ninho.
Nunca ninguém se perdeu.
Tudo é verdade e caminho.

Death is a bend in the road

Death is a bend in the road,
To die is to slip out of view.
If I listen, I hear your steps
Existing as I exist.

The earth is made of heaven.
Error has no nest.
No one has ever been lost.
All is truth and way.

(Translation by Richard Zenith
in A Little Larger Than the Entire Universe, Penguin, 2006)

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“La danse macabre” de Camille Saint-Saëns (Les Clefs de l’orchestre de Jean-François Zygel avec l’Orchestre Philharmonique de Radio France)

Pace, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

La pace in me fluisce,
marea che lo stagno lambisce;
ma mia dovrà restare,
non defluirà come il mare.

Io sono lo stagno celeste
che venera il cielo d’estate:
le mie speranze eran queste,
sublimi, ora in te confinate.

Io sono lo stagno dorato
nel tramonto che brucia e vuol morire –
e tu sei il mio sole oscurato:
dammi le stelle tue da custodire.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Peace

Peace flows into me
As the tide to the pool by the shore;
It is mine forevermore,
It ebbs not back like the sea.

I am the pool of blue
That worships the vivid sky;
My hopes were heaven-high,
They are all fulfilled in you.

I am the pool of gold
When sunset burns and dies–
You are my deepening skies,
Give me your stars to hold.

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Maksim & Sergei Polunin – Nutcracker Fantasy – Live at Mercedes Benz Arena