Pace, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

La pace in me fluisce,
marea che lo stagno lambisce;
ma mia dovrà restare,
non defluirà come il mare.

Io sono lo stagno celeste
che venera il cielo d’estate:
le mie speranze eran queste,
sublimi, ora in te confinate.

Io sono lo stagno dorato
nel tramonto che brucia e vuol morire –
e tu sei il mio sole oscurato:
dammi le stelle tue da custodire.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Peace

Peace flows into me
As the tide to the pool by the shore;
It is mine forevermore,
It ebbs not back like the sea.

I am the pool of blue
That worships the vivid sky;
My hopes were heaven-high,
They are all fulfilled in you.

I am the pool of gold
When sunset burns and dies–
You are my deepening skies,
Give me your stars to hold.

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Maksim & Sergei Polunin – Nutcracker Fantasy – Live at Mercedes Benz Arena

Figli della fortuna, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Quante volte ci siamo incontrati
come accade a stranieri per la via:
figli della fortuna ignari, entrati
dalla porta del cielo per magia.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Chance

How many times we must have met
Here on the street as strangers do,
Children of chance we were, who passed
The door of heaven and never knew.

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Lady Gaga – Imagine (Live at Baku 2015 European Games Opening Ceremony)

I bambini si incontrano, da “Gitanjali-Song Offerings” (1912), Rabindranath Tagore

I bambini si incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Su di loro l’infinito cielo
è silenzioso, l’acqua s’increspa.
Con gridi e salti si incontrano i bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Fanno castelli di sabbia
e giocano con vuote conchiglie.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sull’immensa distesa del mare.
I bambini giocano sulla riva dei mondi.
Non sanno nuotare,
non sanno gettare le reti.
I pescatori si tuffano a pescare
le perle dal fondo del mare,
nelle navi viaggiano i mercanti,
mentre raccolgono i bambini
sassolini che poi gettano via.
Non cercano tesori nascosti,
non sanno gettare le reti.
Il mare si increspa di mille sorrisi,
e la spiaggia dolcemente risuona.
Le onde che portano la morte
cantano ai bambini nenie senza senso,
come fa la madre
quando culla la sua creatura.
Il mare gioca coi bambini,
e la spiaggia dolcemente risuona.
S’incontrano i bambini
sulla riva di mondi sconfinati.
Vaga la tempesta
per il cielo dai molti sentieri,
naufragano navi
nell’acqua dai molti sentieri,
la morte in giro e giocano i bambini.
C’è un grande convegno di bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

(Traduzione di Girolamo Mancuso)

On the Seashore 

On the seashore of endless worlds children meet.
The infinite sky is motionless overhead
and the restless water is boisterous.
On the seashore of endless worlds
the children meet with shouts and dances.

They build their houses with sand
and they play with empty shells.
With withered leaves they weave their boats
and smilingly float them on the vast deep.
Children have their play on the seashore of worlds.

They know not how to swim,
they know not how to cast nets.
Pearl fishers dive for pearls,
merchants sail in their ships,
while children gather pebbles and scatter them again.
They seek not for hidden treasures,
they know not how to cast nets.

The sea surges up with laughter,
and pale gleams the smile of the sea-beach.
Death-dealing waves sing
meaningless ballads to the children,
even like a mother while rocking her baby’s cradle.
The sea plays with children,
and pale gleams the smile of the sea-beach.

On the seashore of endless worlds children meet.
Tempest roams in the pathless sky,
ships get wrecked in the trackless water,
death is abroad and children play.
On the seashore of endless worlds
is the great meeting of children.

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Chris Botti and Yo-Yo Ma perform Cinema Paradiso by E. Morricone, at Boston’s Symphony Hall (2009)

Cavalli, da “Estravagario” (1958), Pablo Neruda

Ho visto dalla finestra i cavalli.

Fu a Berlino, d’inverno. La luce
era senza luce, senza cielo il cielo.

L’aria bianca come un pane bagnato.

E dalla mia finestra un circo solitario
morso dai denti d’inverno.

Improvvisamente, condotti da un uomo,
dieci cavalli uscirono dalla nebbia.

Ondeggiarono appena, uscendo, come il fuoco,
ma pei miei occhi empirono il mondo
vuoto fino a quell’ora. Perfetti, accesi,
erano come dieci déi dalle lunghe zampe pure,
dai crini simili al sonno del sale.

Le loro groppe erano mondi e arance.

Il colore era miele, ambra, incendio.

I loro colli erano torri
tagliate nella pietra dell’orgoglio,
e agli occhi furiosi si affacciava
come una prigioniera, l’energia.

E lì in silenzio, in mezzo
al giorno dell’inverno sudicio e disorientato,
i cavalli intensi erano il sangue,
il ritmo, l’incitante tesoro della vita.

Guardai, guardai e allora rivissi: senza saperlo
lì era la fonte, la danza dell’oro, il cielo,
il fuoco che viveva nella bellezza.

Ho dimenticato l’inverno di quella Berlino oscura.

Non dimenticherò la luce dei cavalli.

Caballos

Vi desde la ventana los caballos.

Fue en Berlín, en invierno. La luz
era sin luz, sin cielo el cielo.

El aire blanco como un pan mojado.

Y desde mi ventana un solitario circo
mordido por los dientes del invierno.

De pronto, conducidos por un hombre,
diez caballos salieron a la niebla.

Apenas ondularon al salir, como el fuego,
pero para mis ojos ocuparon el mundo
vacío hasta esa hora. Perfectos, encendidos,
eran como diez dioses de largas patas puras,
de crines parecidas al sueño de la sal.

Sus grupas eran mundos y naranjas.

Su color era miel, ámbar, incendio.

Sus cuellos eran torres
cortadas en la piedra del orgullo,
y a los ojos furiosos se asomaba
como una prisionera, la energía.

Y allí en silencio, en medio
del día, del invierno sucio y desordenado,
los caballos intensos eran la sangre,
el ritmo, el incitante tesoro de la vida.

Miré, miré y entonces reviví: sin saberlo
allí estaba la fuente, la danza de oro, el cielo,
el fuego que vivía en la belleza.

He olvidado el invierno de aquel Berlín oscuro.

No olvidaré la luz de los caballos.

Horses

It was from a window I first saw the horses.

It was winter in Berlin: a light
with no light, a sky without sky.

The air white as a loaf of wet bread.

And there, by the window, bitten off
by the teeth of the winter, a deserted arena.

Then, all of a sudden, ten horses
led by a man, moved into the snow.

Their passing left hardly a ripple, like fire,
but they filled a whole universe
void to my eyes, until then. Ablaze
with perfection, they moved like ten gods, colossal
and grand in the hoof, with dreamy and elegant manes.

Their rumps were like planets or oranges.

Their color was honey and amber and fire.

Their necks were like pillars
carved in the stone of their arrogance,
and out of vehement eyes their energy
glared from within like a prisoner.

There, in the silence of midday
in a soiled and slovenly winter
the horses’ intensity was rhythm
and blood, the importunate treasure of being.

I looked-looked till my whole force reawakened.
This was the innocent fountain, the dance in the gold,
the sky, the fire still alive in the beautiful.

I’ve forgotten the wintry gloom of Berlin.

I will never forget the light of the horses.

(Translated from Spanish by Ben Belitt)

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Hans Zimmer – Now we are free – The Horse Whisperer

Luce, Rabindranath Tagore

Luce, mia luce!
Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.
Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

Light

Light, my light, the world-filling light,
the eye-kissing light,
heart-sweetening light!

Ah, the light dances, my darling, at the center of my life;
the light strikes, my darling, the chords of my love;
the sky opens, the wind runs wild, laughter passes over the earth.

The butterflies spread their sails on the sea of light.
Lilies and jasmines surge up on the crest of the waves of light.

The light is shattered into gold on every cloud, my darling,
and it scatters gems in profusion.

Mirth spreads from leaf to leaf, my darling,
and gladness without measure.
The heaven’s river has drowned its banks
and the flood of joy is abroad.

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Jarrod Radnich – Virtuosic Piano Solo – I Saw Three Ships

Come l’insonne scruta l’Est, Emily Dickinson

Come l’insonne scruta l’Est,
come il mendicante siede a un banchetto
imbandito dalla fantasia golosa –
come nel deserto un ruscello sussurra dolce
all’orecchio troppo lontano per goderne,
così il Cielo alletta chi è stanco.

Come quello stesso insonne, quando l’Est
apre il coperchio d’ametista
e lascia uscire l’aurora –
come quel mendicante, fatto ospite onorato,
quelle labbra assetate che toccano il calice,
così il Cielo per noi, se si avvera.

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

As Watchers hang upon the East

As Watchers hang upon the East,
As Beggars revel at a feast
By savory Fancy spread —
As brooks in deserts babble sweet
On ear too far for the delight,
Heaven beguiles the tired.

As that same watcher, when the East
Opens the lid of Amethyst
And lets the morning go —
That Beggar, when an honored Guest,
Those thirsty lips to flagons pressed,
Heaven to us, if true.

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Conquest of Paradise (Vangelis) – Gert van Hoef – Improvisation

Blu frammentario, Robert Frost

Perché creare una tale quantità di blu frammentario
qua e là un uccello, o farfalla,
o fiore, o pietra da indossare, o occhio aperto,
quando il paradiso presenta in fogli la tonalità solida?

Poiché la terra è la terra, forse, non il paradiso (ancora)—
sebbene alcuni sapienti facciano sì che la terra includa il cielo;
e il blu così lontano sopra di noi arriva così in alto
che risveglia soltanto il nostro desiderio di blu.

Fragmentary blue

Why make so much of fragmentary blue
In here and there a bird, or butterfly,
Or flower, or wearing-stone, or open eye,
When heaven presents in sheets the solid hue?

Since earth is earth, perhaps, not heaven (as yet)—
Though some savants make earth include the sky;
And blue so far above us comes so high,
It only gives our wish for blue a whet.

From: New Hampshire (1923), Robert Frost

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Johann Sebastian Bach, Toccata in F major – Cameron Carpenter, Sydney Opera House

La mente — è più grande del cielo —, Emily Dickinson

La mente —  è più grande del cielo —
perché  — se li metti fianco a fianco —
l’una contiene l’altro
facilmente — e te — anche —

La mente è più profonda del mare —
perché — se li tieni  —blu contro blu —
l’una assorbirà l’altro
come una spugna  — un secchio —

La mente ha giusto il peso di Dio —
perché — alzali — libbra su libbra —
ed essi differiranno — semmai —
come suono da sillaba —

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

The Brain—is wider than the Sky—

The Brain — is wider than the Sky —
For — put them side by side —
The one the other will contain
With ease — and You — beside —

The Brain is deeper than the sea —
For — hold them — Blue to Blue —
The one the other will absorb —
As Sponges — Buckets — do —

The Brain is just the weight of God —
For — Heft them — Pound for Pound —
And they will differ — if they do —
As Syllable from Sound —

La ballata dell’acqua di mare, da “Libro de Poemas”, Federico Garcia Lorca

Il mare
sorride lontano.
Denti di spuma
labbra di cielo.

– “Che cosa vendi, fosca fanciulla,
coi seni al vento?”
– “Vendo, signore, l’acqua dei mari.”

– “Che cos’hai giovane negro,
mescolato al sangue?”
– “Ho, signore,
l’acqua dei mari.”

– “Queste lacrime salmastre
da dove vengono, madre?”
– “Vengono, signore,
dall’acqua dei mari.”

– “Cuore, e questa amarezza
profonda, dove nasce?”
– “Dall’amara acqua
dei mari.”

Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

(Traduzione di Carlo Bo)

La balada del agua del mar

A Emilio Prados
(cazador de nubes)

El mar
sonríe a lo lejos.
Dientes de espuma,
labios de cielo.

¿Qué vendes, oh joven turbia
con los senos al aire?

Vendo, señor, el agua
de los mares.

¿Qué llevas, oh negro joven,
mezclado con tu sangre?

Llevo, señor, el agua
de los mares.

Esas lágrimas salobres
¿de dónde vienen, madre?

Lloro, señor, el agua
de los mares.

Corazón, y esta amargura
seria, ¿de dónde nace?

¡Amarga mucho el agua
de los mares!

El mar
sonríe a lo lejos.
Dientes de espuma,
labios de cielo.

Seawater Ballad

The sea
smiles from afar.
Teeth of foam,
lips of sky.

‘What do you sell, young,
troubled, bare-breasted woman?’

‘Sir, the water of the seas.’

‘What is it that’s mixed, dark boy,
with your blood?’

‘Sir, the water of the seas.’

‘Where do those salt tears
come from, mother?’

‘Sir, my eyes weep the water of the seas.’

‘Heart, what is the source
of this grave bitterness?’

‘The water of the seas
spreads a bitter cover!’

The sea
smiles from afar.
Teeth of foam,
lips of sky.

Oxford World’s Classics
Federico Garcia Lorca Selected Poems
Translated by Martin Sorrell

Studioso di nuvole, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

L’emozione va trovata nelle nuvole,
non nelle masse verdi di colline digradanti
e neppure nelle firme grigie dei fiumi,
secondo Constable, che era uno studioso delle nuvole,
e riempiva scaffali di quaderni con schizzi del loro moto,
del loro nobile aspetto e dei bruschi effetti del tempo.

All’aperto, deve avere guardato in su migliaia di volte,
con la matita che cercava di tenere il passo del loro alto viaggiare
e il silenzioso turbinio del loro fluire e rifluire.
Le nubi muovendosi internamente, facendo capriole nel proprio centro,
ruotando nei margini in fiamme fino a farsi vapore,
uscivano dai contorni disegnati
fino a dissiparsi nell’azzurro universale del cielo.

Ora con le fotografie possiamo fermare questo movimento
abbastanza a lungo per etichettarle con nomi latini.
Cirrus, nimbus, stratocumulus –
vertiginose, romantiche, autoritarie –
esibiscono i loro titoli alle scuole sottostanti
dove le loro forme e i loro significati sono mandati a memoria.

(Traduzione di Franco Nasi)

Student of Clouds

The emotion is to be found in the clouds
not in the green solids of the sloping hills
or even in the gray signatures of rivers,
according to Constable,who was a student of clouds
and filled shelves of notebooks with their motion,
their lofty gesturing and sudden implication of weather.

Outdoor, he must have looked up thousands of times,
his pencil trying to keep pace with their high voyaging
and the silent commotion of the eddying and flow.
Clouds would move beyond the outlines he would draw
as they moved within themselves, tumbling into their centers
and swirling off at the burning edges in vapors
to dissipate into the universal blue of the sky.

In photographs we can stop all this movement now
long enough to tag them with their Latin names.
Cirrus, nimbus, stratocumulus –
dizzying, romantic, authoritarian –
they bear their titles over the schoolhouses below
where their shapes and meanings are memorized.

High on the soft blue canvases of Constable
they are stuck in pigment but his clouds appear
to be moving still in the wind of his brush,
inching out of England and the nineteenth century
and sailing over these meadows where I am walking,
bareheaded beneath the cupola of motion,
my thoughts arranged like paint on a high blue ceiling.

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Ludovico Einaudi, Nuvole bianche