Sullo squallore del mio campo, Emily Dickinson

Sullo Squallore del mio Campo
Frutti ho cercato di far crescere –
Da ultimo – il Mio Giardino di Roccia
Ha dato Uva – e Mais –

Un Suolo di Pietra, se coltivato con costanza
Ripagherà la Mano –
Il Seme di Palma, al Sole Libico
Fruttifica nella Sabbia –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

On the Bleakness of my Lot

On the Bleakness of my Lot
Bloom I strove to raise –
Late – My Garden of a Rock
Yielded Grape – and Maize –

Soil of Flint, if steady tilled
Will refund the Hand –
Seed of Palm, by Libyan Sun
Fructified in Sand –

Allegro ma non troppo, da “Elogio dei sogni”, Wislawa Szymborska

Sei bella – dico alla vita –
è impensabile più rigoglio,
più rane e più usignoli,
più formiche e più germogli.

Cerco di accattivarmela,
di blandirla, vezzeggiarla.
La saluto sempre per prima
con umile espressione.

Le taglio la strada da sinistra,
le taglio la strada da destra,
e mi innalzo nell’incanto,
e cado per lo stupore.

Quanto è di campo questo grillo,
e di bosco questo frutto –
mai l’avrei creduto
se non avessi vissuto!

Non trovo nulla – le dico –
a cui paragonarti.
Nessuno ha fatto un’altra pigna
né migliore, né peggiore.

Lodo la tua larghezza,
inventiva ed esattezza,
e cos’altro – e cosa più –
magia, stregoneria.

Mai vorrei recarti offesa,
né adirarti per dileggio.
Da centomila anni almeno
sorridendo ti corteggio.

Tiro la vita per una foglia:
si è fermata? Se n’è accorta?
Si è scordata dove corre,
almeno per una volta?

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Allegro ma non troppo

Life, you’re beautiful (I say)
you just couldn’t get more fecund,
more befrogged or nightingaily,
more anthillful or sproutspouting.

I’m trying to court life’s favor,
to get into its good graces,
to anticipate its whims.
I’m always the first to bow,

always there where it can see me
with my humble, reverent face,
soaring on the wings of rapture,
falling under waves of wonder.

Oh how grassy is this hopper,
how this berry ripely rasps.
I would never have conceived it
if I weren’t conceived myself!

Life (I say) I’ve no idea
what I could compare you to.
No one else can make a pine cone
and then make the pine cone’s clone.

I praise your inventiveness,
bounty, sweep, exactitude,
sense of order – gifts that border
on witchcraft and wizardry.

I just don’t want to upset you,
tease or anger, vex or rile.
For millennia, I’ve been trying
to appease you with my smile.

I tug at life by its leaf hem:
will it stop for me, just once,
momentarily forgetting
to what end it runs and runs?

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Tenendo le cose assieme, da “Sleeping with one eye open”, Mark Strand

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere insieme le cose.

(Trad. di Damiano Abeni)

Keeping things whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.