Albero in autunno, Hermann Hesse

Con le fredde notti d’ottobre
il mio albero lotta disperato
per la sua verde veste. L’ama, è triste,
nei giorni felici la indossava,
volentieri l’avrebbe conservata.

E ancora una notte, ancora
un duro giorno. L’albero è stanco
e non combatte più, cede le membra tronche
ad un volere ignoto
che infine tutto lo sovrasta.

Ma rossodorato ora sorride
e felice riposa nel profondo azzurro.
Stanco alla morte si è donato
e l’autunno, il tenero autunno
d’un nuovo splendore l’ha adornato.

Baum im Herbst

Noch ringt verzweifelt mit den kalten
Oktobernächten um sein grünes Kleid
Mein Baum. Er liebt’s, ihm ist es leid,
Er trug es fröhliche Monde lang,
Er möchte es gern behalten.

Und wieder eine Nacht, und wieder
Ein rauher Tag. Der Baum wird matt
Und kämpft nicht mehr und gibt die Glieder
Gelöst dem fremden Willen hin,
Bis der ihn ganz bezwungen hat.

Nun aber lacht er golden rot
Und ruht im Blauen tief beglückt.
Da er sich müd dem Sterben bot,
hat ihn der Herbst, der milde Herbst
Zu neuer Herrlichkeit geschmückt.

Aus: «Gedichte», Fretz & Wasmuth Verlag AG, Zürich

Ballata della nostalgia inseparabile, Rafael Alberti

Sempre questa nostalgia, quest’inseparabile
nostalgia che ogni cosa allontana e muta.
Dimmelo tu, albero.

Ti guardo. Mi guardi. E non sei più lo stesso.
E non è lo stesso il vento che ti sferza.
Dimmelo tu, acqua.

Ti bevo. Mi bevi. E non sei più la stessa.
Non è la stessa terra della tua gola.
Dimmelo tu, sogno.

Ti prendo. Mi prendi: E non sei più lo stesso.
Non è lo stesso astro che culla il tuo sonno.
Dimmelo tu, stella.

Ti chiamo. Mi chiami. E non sei più la stessa.
Non è la stessa la chiara notte che ti brucia.
Dimmelo tu, notte.

(da Ballate e canzoni del Maggiore Pazzo)

Balada de la nostalgia inseparable

Siempre esta nostalgia, esta inseparable
nostalgia que todo lo aleja y lo cambia.
Dímelo tú, árbol.

Te miro. Me miras. Y no eres ya el mismo.
ni el mismo viento quien te está azotando.
Dímelo tú, agua.

Te bebo. Me bebes. Y no eres la misma.
Ni es la misma tierra la de tu garganta.
Dímelo tú, tierra.

Te tengo. Me tienes. Y no eres la misma.
Ni es el mismo sueño de amor quien te llena.
Dímelo tú, sueño.

Te tomo. Me tomas. Y no eres ya el mismo.
Ni es la misma estrella quien te está durmiendo.
Dímelo tú, estrella.

Te llamo. Me llamas. Y no eres la misma.
Ni es la misma la noche clara quien te quema.
Dímelo tú, noche.

La vita tranquilla, da “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mark Strand

Sei in piedi alla finestra.
C’è una nube di vetro a forma di cuore.
I sospiri del vento sono caverne in ciò che dici.
Sei il fantasma sull’albero lì fuori.

La strada è muta.
Il clima, come il domani, come la tua vita,
è in parte qui, in parte per aria.
Non puoi farci niente.

La vita tranquilla non dà preavvisi.
Consuma i climi dello sconforto
e compare, a piedi, non riconosciuta, senza offrire nulla,
e tu sei lì.

(Traduzione di Damiano Abeni)

The Good Life

You stand at the window.
There is a glass cloud in the shape of a heart.
There are the wind’s sighs that are like caves in your speech.

You are the ghost in the tree outside.
The street is quiet.
The weather, like tomorrow, like your life,
is partially here, partially up in the air.

There is nothing you can do.
The good life gives no warning.
It weathers the climates of despair
and appears, on foot, unrecognized, offering nothing,
and you are there.

From “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Notte stellata, Anne Sexton

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.

The Starry Night

The town does not exist
except where one black-haired tree slips
up like a drowned woman into the hot sky.
The town is silent. The night boils with eleven stars.
Oh starry night! This is how
I want to die.

It moves. They are all alive.
Even the moon bulges in its orange irons
to push children, like a god, from its eye.
The old unseen serpent swallows up the stars.
Oh starry starry night! This is how
I want to die:

into that rushing beast of the night,
sucked up by that great dragon, to split
from my life with no flag,
no belly,
no cry.

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“That does not keep me from having a terrible need of – shall I say the word – religion. Then I go out at night to paint the stars.”
– Vincent Van Gogh in a letter to his brother

notte stellata Van Gogh
Starry Night – Vincent Van Gogh

Un albero, una strada, un rospo, da “New Poems Book Two”, Charles Bukowski

Un tavolo da 7, tutti
che ridono forte, senza smettere,
in modo quasi assordante,
ma non c’è gioia nella loro
risata, sembra
meccanica.
Finzione e falsità
avvelenano l’aria.
Sembra che gli altri avventori non lo
notino.
Sono asfissiato dalle risate,
le viscere, il cervello, la mia coscienza,
mi vanno di traverso.
Sogno di prendere una pistola, di
avvicinarmi al tavolo
e di far saltare le loro teste,
una dopo l’altra.
Naturalmente, questo mi renderebbe
ancora più colpevole di
loro.
Eppure, continuo a fantasticare e
poi capisco che pretendo
troppo.
Avrei già dovuto capire
da un pezzo che è così
e basta:
che dappertutto ci sono tavoli da 2,
3,7, 10 o anche più
con gente
che ride senza motivo e
senza gioia,
che ride per niente senza
trasporto,
e che questa è una parte inevitabile
di tutto,
come un albero, una strada, un rospo.

Ordino ancora da bere e
decido di non ucciderli, nemmeno
nella mia immaginazione.

Decido, invece, che sono un
uomo davvero fortunato:
il tavolo è a 7 metri di distanza.
Potrei essere a quel tavolo, seduto
con loro,
vicino alle loro bocche,
vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
e alle loro mani,
e sentire realmente la conversazione
che provoca le loro risate
senza gioia.
Mi sono già trovato in molte situazioni simili
ed è stata una dura croce,
davvero.

Così, mi accontento della mia buona sorte
ma non posso fare a meno di chiedermi
se al mondo sia rimasto un angolo
con un tavolo da 7 dove
si provano sentimenti autentici,
dove c’è
una bella risata vera.
Spero di si.
Devo sperare di si.

a tree, a road, a toad

a table of 7, all
laughing loudly, again and again,
almost deafening,
but there is no joy in their
laughter, it seems machine
made.
the pretense and falsity
poison the air.
the other diners seem not to
notice.
I am asphyxiated by the laughter,
my guy, my mind, my very meaning
gag on it.
I dream of taking a gun, of
walking over to the table
and blowing their heads off,
one by one.
of course, this would make me
far more guilty than they
are.
still, i have the thought and
then I realize that I expect too
much.
I should have long ago
realized that this is the way
it is:
that everywhere there are tables of 2,
3, 7, 10 or more
where people
laugh meaninglessly and
without joy,
laugh inanely without
real feeling,
and that this is an inevitable part
of all that,
like a tree, a road, a toad.

I order another drink and
decide not to kill them, even
in my imagination.

I decide, instead, that I am a
very lucky man:
the table is twenty feet away.
I could be at that table, sitting there
with them,
close to their mouths,
close to their eyes and their ears
and their hands,
actually listening to the conversation
which is causing their joyless
laughter.
I have been in many situations before
and it has been one bloody cross,
indeed.

so, I settle for my good fortune
but can’t help but wonder
if there is any place left in the world
with a table of 7 where
there are genuine feelings,
where there is
great and real laughter.
I hope so.
I have to hope so.

Circospezione, Paul Verlaine

Dammi la mano, trattieni il respiro, sediamoci
sotto quest’albero gigante dove la brezza muore
in sospiri ineguali sotto le grige fronde
che il pallido e dolce chiaro di luna carezza.

Immobili, chiniamo lo sguardo sulle ginocchia.
Più non pensiamo, sognamo. Lasciamoli perdere,
la felicità in fuga e l’amore che si consuma,
e i nostri capelli sfiorati dall’ala dei gufi.

Dimentichiamo di sperare. Discreta e contenuta,
l’anima d’ognuno di noi due prolunghi
questa calma e questa morte serena del sole.

Restiamo silenziosi nella pace notturna:
non è bene disturbare nel suo sonno
la natura, questo dio feroce e taciturno.

Circonspection

Donne ta main, retiens ton souffle, asseyons-nous
Sous cet arbre géant où vient mourir la brise
En soupirs inégaux sous la ramure grise
Que caresse le clair de lune blême et doux.

Immobiles, baissons nos yeux vers nos genoux.
Ne pensons pas, rêvons. Laissons faire à leur guise
Le bonheur qui s’enfuit et l’amour qui s’épuise,
Et nos cheveux frôlés par l’aile des hiboux.

Oublions d’espérer. Discrète et contenue,
Que l’âme de chacun de nous deux continue
Ce calme et cette mort sereine du soleil.

Restons silencieux parmi la paix nocturne :
Il n’est pas bon d’aller troubler dans son sommeil
La nature, ce dieu féroce et taciturne.

Il tuo cuore lo porto con me, E. E. Cummings

Io porto il tuo cuore in me (lo porto nel
mio cuore)non lo lascio mai (ovunque
vado tu vai,cara; e quel che faccio
io da solo lo fai tu,tesoro mio)

non temo
fato(tu sei il mio fato,mia dolce) né
voglio il mondo (bella, mio mondo,mia fedele)
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu

qui sta il più grande segreto che nessuno sa
(qui l’intima radice e bocciolo e cielo
di un albero chiamato vita; che cresce
più alto di quanto anima speri e mente
celi) e questa meraviglia regge le stelle

io porto il tuo cuore (lo porto nel mio cuore)

i carry your heart with me

i carry your heart with me (i carry it in
my heart) i am never without it (anywhere
i go you go, my dear; and whatever is done
by only me is your doing, my darling)

i fear
no fate (for you are my fate, my sweet) i want
no world (for beautiful you are my world, my true)
and it’s you are whatever a moon has always meant
and whatever a sun will always sing is you

here is the deepest secret nobody knows
(here is the root of the root and the bud of the bud
and the sky of the sky of a tree called life; which grows
higher than the soul can hope or mind can hide)
and this is the wonder that’s keeping the stars apart

i carry your heart (i carry it in my heart)

L’uomo sull’albero, da “Reasons for Moving”, Mark Strand

Sedevo tra i rami freddi su un albero.
Ero senza vestiti, soffiava vento.
Tu eri lì sotto, con un cappotto pesante,
il cappotto che hai adesso.

E quando l’apristi, scoprendoti il petto,
tarme bianche presero il volo, e ciò che dicesti
in quel momento cadde a terra in silenzio,
la terra ai tuoi piedi.

La neve scendeva dalle nuvole fin nelle mie orecchie.
Le tarme del tuo cappotto volarono nella neve.
E il vento, sotto le mie braccia, sotto il mento,
piangeva come un bambino.

Non saprò mai perché
le nostre vite volsero al peggio, e neanche tu.
Le nubi mi affondarono nelle braccia e le braccia
si sollevarono. Si sollevano ora.

Oscillo nell’aria bianca invernale
e lo strido dello storno mi si stende sulla pelle.
Un campo di felci mi copre gli occhiali: li pulisco
per poterli vedere.

Mi giro e le foglie mutano colore con me.
Le cose non sono solo se stesse in questa luce.
Tu chiudi gli occhi e il cappotto
ti cade dalle spalle,

l’albero si ritrae come una mano,
il vento si adatta al mio respiro, ma nulla è certo.
La poesia che mi ha rubato queste parole dalla bocca
potrebbe non essere questa poesia.

(Trad. di Damiano Abeni)

The Man in the Tree

I sat in the cold limbs of a tree
I wore no clothes and the wind was blowingContinua a leggere…

La coltura degli alberi di Natale, Thomas Stearns Eliot

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,
E alcuni li possiamo trascurare:
Il sociale, il torpido, quello palesemente commerciale,
Il chiassoso (essendo i bar aperti fino a mezzanotte),
E l’infantile – che non è quello del bimbo
Per il quale ogni candela è una stella, e l’angelo dorato
Spiegante l’ali alla cima dell’albero
Non è solo una decorazione, ma un angelo.

Il fanciullo stupisce dinnanzi all’albero di Natale:
Lasciatelo continuare nello spirito della meraviglia
Innanzi la Festa come un evento non accettato come un pretesto;
Cosicché il rapimento scintillante, lo stupore
Del primo albero di Natale ricordato,
Cosicché le sorprese, il diletto dei primi doni posseduti
(Ognuno con il proprio peculiare ed eccitante profumo),
L’attesa dell’oca o del tacchino,
E l’atteso sgomento al suo apparire,

Cosicché la reverenza e la gaiezza
Non possano essere dimenticate nella più tarda esperienza,
Nella noiosa abitudine, nella fatica, nel tedio,
Nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento,
O nella pietà del convertito
Che si potrebbe tingere di presunzione
Spiacente a Dio e irrispettosa verso i fanciulli
(E qui ricordo con gratitudine anche
Santa Lucia, il suo canto di gioia e la sua corona di fuoco):

Cosicché prima della fine, l’ottantesimo Natale
(Per “ottantesimo” intendo qualunque sia l’ultimo)
Le memorie accumulate dell’emozione annuale
Possano concentrarsi in una grande gioia
Che saranno anche un grande timore, come nell’occasione
Quando l’apprensione giunse sopra ogni anima:
Perché l’inizio ci ricorderà la fine
E la prima venuta la seconda venuta.

The Cultivation of Christmas Trees

There are several attitudes towards Christmas,
Some of which we may disregard:
The social, the torpid, the patently commercial,
The rowdy (the pubs being open till midnight),Continua a leggere…

La neve che mai si accumula, Emily Dickinson

La Neve che mai si accumula –
La transitoria, fragrante neve
Che arriva una sola volta l’Anno
Morbida s’impone ora –

Tanto pervade l’albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L’Esperienza giurerebbe –

Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall’Alibi della Natura –

Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria –

(Trad. di Giuseppe Ierolli)

The Snow that Never Drifts

The Snow that never drifts –
The transient, fragrant snow
That comes a single time a Year
Is softly driving now –

So thorough in the Tree
At night beneath the star
That it was February’s Foot
Experience would swear –

Like Winter as a Face
We stern and former knew
Repaired of all but Loneliness
By Nature’s Alibi –

Were every Storm so sweet
The Value could not be –
We buy with contrast – Pang is good
As near as memory –