Fermandosi accanto a un bosco in una sera di neve, da “Conoscenza della notte e altre poesie” (1988), Robert Frost

Di chi sia il bosco credo di sapere.
Ma la sua casa è in paese: così
Egli non vede che mi fermo qui
A guardare il suo bosco riempirsi di neve.

Troverà strano il mio cavallino
Fermarsi senza una casa vicino
Tra il bosco e il lago gelato
La sera più buia dell’anno.

Dà una scrollata al suo sonaglio
Per domandare se c’è uno sbaglio:
Il solo altro suono è il fruscio
Del vento lieve, dei soffici fiocchi.

Bello è il bosco, buio e profondo,
Ma io ho promesse da non tradire,
E miglia da fare prima di dormire,
E miglia da fare prima di dormire.

(Traduzione di Giovanni Giudici)

Il significato più profondo in ” Stopping by Woods …”:
Il narratore racconta di come un giorno si ferma nella foresta ricoperta da uno strato di neve mentre torna al suo villaggio e ne descrive la bellezza. Ma succede molto di più di un semplice uomo che torna a casa in inverno.
Alcune interpretazioni suggeriscono che il cavallo è effettivamente il narratore, o almeno, è nella stessa mentalità del narratore, facendo eco ai suoi pensieri. Il tema centrale della poesia è il viaggio della vita e le distrazioni che si presentano lungo il percorso. In altre parole: “c’è così poco tempo e così tanto da fare”.
Un’altra interpretazione è che la poesia descrive Babbo Natale che sta passando per i boschi. Il periodo di tempo qui descritto è il solstizio d’inverno, quando presumibilmente si sta dirigendo verso il villaggio. Il cavallo potrebbe rappresentare la renna. Sembra possibile che il narratore possa essere Babbo Natale quando riflette su “promesse da mantenere” e “miglia da percorrere prima di dormire”.

Stopping by Woods on a Snowy Evening

Whose woods these are I think I know.
His house is in the village though;
He will not see me stopping here
To watch his woods fill up with snow.

My little horse must think it queer
To stop without a farmhouse near
Between the woods and frozen lake
The darkest evening of the year.

He gives his harness bells a shake
To ask if there is some mistake.
The only other sound’s the sweep
Of easy wind and downy flake.

The woods are lovely, dark and deep,
But I have promises to keep,
And miles to go before I sleep,
And miles to go before I sleep.

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Jarrod Radnich – A Mad Russian’s Christmas – VPS

Fuori per campi e boschi, da “A Boy’s Will” (1913), Robert Frost

Fuori per campi e boschi
E oltre le mura ho viaggiato;
Salito su colline panoramiche
Ho guardato il mondo, sono sceso;
Per la via grande son tornato a casa,
Ed ecco ho terminato.

Le foglie sono tutte morte a terra,
Ma la quercia le sue trattiene
Per ammucchiarle una a una
E lasciarle graffiare e strisciare
Fuori sulla crosta di neve,
Quando le altre staranno a riposare.

Confuse e immobili le foglie morte,
Non più sbattute qua e là;
L’ultimo astro solitario è scomparso;
Appassiscono i fiori dell’hamamelis;
Ancora cerca e si tormenta il cuore,
Ma i passi domandano «dove?».

Ah, quando mai al cuore dell’uomo
Fu meno che un tradimento
Lasciarsi alla deriva delle cose,
Cedere con grazia alla ragione,
E piegarsi e accettare la fine
D’un amore e d’una stagione?

(Traduzione di Giovanni Giudici)

Reluctance

Out through the fields and the woods
   And over the walls I have wended;
I have climbed the hills of view
   And looked at the world, and descended;
I have come by the highway home,
   And lo, it is ended.

The leaves are all dead on the ground,
   Save those that the oak is keeping
To ravel them one by one
   And let them go scraping and creeping
Out over the crusted snow,
   When others are sleeping.

And the dead leaves lie huddled and still,
   No longer blown hither and thither;
The last lone aster is gone;
   The flowers of the witch hazel wither;
The heart is still aching to seek,
   But the feet question ‘Whither?’

Ah, when to the heart of man
   Was it ever less than a treason
To go with the drift of things,
   To yield with a grace to reason,
And bow and accept the end
   Of a love or a season?

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Julia Fischer: Vivaldi, The Four Seasons – Autumn
(Filmed in the National Botanic Garden of Wales, July 2011)

Conoscenza della notte, da “Conoscenza della notte e altre poesie” (1988), Robert Frost

Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Io sono andato in fondo al vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
quando da molto lontano un grido strozzato
giungeva oltre le case da un’altra strada,

ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
e ancor più lontano, a un’incredibile altezza,
nel cielo un orologio illuminato

proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha conosciuto la notte.

(Traduzione di Giovanni Giudici)

Acquainted With the Night

I have been one acquainted with the night.
I have walked out in rain – and back in rain.
I have outwalked the furthest city light.

I have looked down the saddest city lane.
I have passed by the watchman on his beat
And dropped my eyes, unwilling to explain.

I have stood still and stopped the sound of feet
When far away an interrupted cry
Came over houses from another street,

But not to call me back or say good-bye;
And further still at an unearthly height,
One luminary clock against the sky

Proclaimed the time was neither wrong nor right.
I have been one acquainted with the night.

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David Garrett – Bitter Sweet Symphony (Official Video)

Blu frammentario, Robert Frost

Perché creare una tale quantità di blu frammentario
qua e là un uccello, o farfalla,
o fiore, o pietra da indossare, o occhio aperto,
quando il paradiso presenta in fogli la tonalità solida?

Poiché la terra è la terra, forse, non il paradiso (ancora)—
sebbene alcuni sapienti facciano sì che la terra includa il cielo;
e il blu così lontano sopra di noi arriva così in alto
che risveglia soltanto il nostro desiderio di blu.

Fragmentary blue

Why make so much of fragmentary blue
In here and there a bird, or butterfly,
Or flower, or wearing-stone, or open eye,
When heaven presents in sheets the solid hue?

Since earth is earth, perhaps, not heaven (as yet)—
Though some savants make earth include the sky;
And blue so far above us comes so high,
It only gives our wish for blue a whet.

From: New Hampshire (1923), Robert Frost

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Johann Sebastian Bach, Toccata in F major – Cameron Carpenter, Sydney Opera House

Fuoco e ghiaccio, da “Conoscenza della notte e altre poesie” (1965), Robert Frost

Dicono alcuni che finirà nel fuoco
Il mondo; altri, nel ghiaccio.
Del desiderio ho gustato quel poco
Che mi fa scegliere il fuoco.
Ma se dovesse due volte finire,
So pure che cosa è odiare,
E per la distruzione posso dire
Che anche il ghiaccio è terribile
E può bastare.

(Traduzione di Giovanni Giudici)

Fire and Ice

Some say the world will end in fire,
Some say in ice.
From what I’ve tasted of desire
I hold with those who favor fire.
But if it had to perish twice,
I think I know enough of hate
To know that for destruction ice
Is also great
And would suffice.

La strada non presa, da “Mountain Interval” (1916), Robert Frost

Due strade a un bivio in un bosco ingiallito,
Peccato non percorrerle entrambe,
Ma un solo viaggiatore non può farlo,
Guardai dunque una di esse indeciso,
Finché non si nascose al mio sguardo;

E presi l’altra, era buona anch’essa,
Anzi forse con qualche ragione in più,
Perché era erbosa e quindi più verde,
Benché il passaggio suppergiù
Le avesse segnate ugualmente,

E ambedue quella mattina eran distese
Nelle foglie che nessun passo aveva marcato.
Oh, prenderò la prima un’altra volta!
Ma pur sapendo che strada porta a strada,
Non credevo che sarei mai ritornato.

Dirò questo con un lungo sospiro
Chissà dove e fra tanti anni a venire:
Due strade a un bivio in un bosco, ed io –
Presi quella meno frequentata,
E da ciò tutta la differenza è nata.

The Road Not Taken

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim
Because it was grassy and wanted wear,
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

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Nella vita ci sono tante strade da percorrere e spesso ci troviamo nella condizione di fare una scelta che determinerà un aspetto della nostra esistenza.
Di questo tratta la poesia di Robert Frost (bellissima in lingua originale!) che è divenuta tuttavia celebre principalmente per la parte finale, interpretata come esortazione a seguire la via meno percorsa per condurre la nostra vita lungo i sentieri non battuti dell’autoaffermazione.

Niente che sia d’oro resta, Robert Frost

In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un’ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l’Aurora.
Niente che sia d’oro resta.

Nothing Gold Can Stay

Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.