I piedi di chi verso casa cammina, Emily Dickinson

I piedi di chi verso casa cammina
vanno più allegri nei sandali –
il croco – finché non spunta –
vassallo della neve –
le labbra all’alleluia
fecero anni di pratica
finché poi questi rematori
camminarono cantando sulla terraferma.

Le perle sono gli spiccioli dei tuffatori
che essi dal mare estorcono –
le piume – la carrozza del serafino
un tempo pedone – come noi –
la notte è la tela del mattino
latrocino – legato –
la morte solo la nostra attenzione rapita
all’immortalità.

Le mie cifre non sanno dirmi
quanto disti il villaggio –
i cui contadini sono gli angeli –
i cui cantoni trapuntano i cieli –
I miei classici si velano la faccia –
la mia fede adora il buio –
che dalle sue solenni abbazie
tale resurrezione riversa.

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Nota del traduttore: La consapevolezza del paradiso colma la vita di gioia, anche se esso rimane misterioso. Le immagini si affollano come nelle prove giovanili di E.D., ma essa evoca già un sentimento di esaltazione, e abilmente nella strofa III introduce se stessa e la sua ricerca, incertezza e certezza.

The Feet of People Walking Home

The feet of people walking home
With gayer sandals go –
The Crocus – till she rises
The Vassal of the snow –
The lips at Hallelujah
Long years of practise bore
Till bye and bye these Bargemen
Walked singing on the shore.

Pearls are the Diver’s farthings
Extorted from the sea –
Pinions – the Seraph’s wagon
Pedestrian once – as we –
Night is the morning’s Canvas
Larceny – legacy –
Death, but our rapt attention
To Immortality.

My figures fail to tell me
How far the village lies –
Whose peasants are the angels –
Whose Cantons dot the skies –
My Classics vail their faces –
My faith that Dark adores –
Which from it’s solemn abbeys
Such resurrection pours.

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Martynas Levickis performing Prelude from Cello Suite No. 1 in G Major, BWV 1007 by Johann Sebastian Bach. Cathedral Square, Vilnius 12.04.2020

Se ricordare fosse dimenticare, Emily Dickinson

Se ricordare fosse dimenticare,
Allora non ricordo,
E se dimenticare, ricordare,
Quant’è vicino ciò che ho dimenticato.
E se perdere, fosse allegro,
E dolersi, fosse gaio,
Davvero gioiose le dita
Che raccolsero questo, oggi!

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

[I versi furono inviati a Samuel Bowles, probabilmente insieme a un fiore.]
Un gioco di contrari per dirci il valore del ricordo e il dolore che ogni perdita, anche quella di un amico temporaneamente lontano, porta con sé.

If recollecting were forgetting

If recollecting were forgetting,
Then I remember not;
And if forgetting, recollecting,
How near I had forgot.
And if to miss were merry,
And if to mourn were gay,
How very blithe the fingers
That gathered this, Today!

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Khatia Buniatishvili: Sérénade (Ständchen), Franz Schubert
Yoann Bourgeois: “La petite fugue”

La terra ha molte chiavi, Emily Dickinson

La terra ha molte chiavi.
Dove cessa la melodia
è la penisola sconosciuta.
La bellezza è realtà naturale.

Ma testimone la terra
e testimone il mare,
il grillo è il massimo
dell’elegia per me.

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Nota del traduttore:
Keys è usato nel senso di chiave musicale. La terra è piena di musica; l’assenza di suono è l’infinito sconosciuto. La bellezza e la musica sono i fatti tangibili della natura, in oppozione al mondo dei fenomeni non percepibili. Fra tutte le musiche, la più elegiaca è il canto del grillo, spesso oggetto delle meditazioni di E.D. (soprattutto 1068), in quanto annuncio della fine dell’estate. In effetti queste due strofe concludevano una versione di 1068, e non costituiscono pertanto una poesia a sé. Tuttavia esse si staccano decisamente, per il loro carattere aforistico e dichiarativo, dalla poesia enigmatica per la quale forse furono scritte.

The Earth Has Many Keys

The earth has many keys.
Where melody is not
Is the unknown peninsula.
Beauty is nature’s fact.

But witness for her land,
And witness for her sea,
The cricket is her utmost
Of elegy to me.

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Yuja Wang leads the Mahler Chamber Orchestra on Beethoven Piano concerto No 1, 3rd movement

Il Salvatore dev’essere stato…, Emily Dickinson

Il Salvatore dev’essere stato
Un docile Gentiluomo –
A venire fin qui in un così freddo Giorno
Per Compagni di poco conto –

La Strada per Betlemme
Da quando Lui e io eravamo Ragazzi
Fu spianata, non fosse per quello sarebbe
Un miliardo di Miglia accidentate –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Nota del traduttore: Un biglietto natalizio con un’immagine di Cristo tipicamente dickinsoniana: un docile Gentiluomo che si accolla un viaggio così lungo per arrivare in un giorno così freddo e venire a salvare gente che merita ben poco quel sacrificio. Ma il suo arrivo ha spianato la strada da fare per raggiungerlo, una strada che altrimenti sarebbe stata molto più difficile da percorrere.

The Savior must have been

The Savior must have been
A docile Gentleman –
To come so far so cold a Day
For little Fellow men –

The Road to Bethlehem
Since He and I were Boys
Was leveled, but for that ‘twould be
A rugged billion Miles –

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Helene Fischer | Hallelujah (Live aus der Hofburg Wien)

Non ho nient’altro – da offrire, lo sai -, Emily Dickinson

Non ho nient’altro – da offrire, lo sai –
Così continuo a offrire Questi –
Proprio come la Notte continua a mostrare Stelle
Ai nostri occhi assuefatti –

Probabilmente, non le notiamo –
Ma se non arrivassero –
Allora – probabilmente, ci confonderemmo
Nel ritrovare la strada di Casa –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Nota del traduttore: Probabilmente la poesia accompagnava dei fiori. Ma “Questi” potrebbero anche essere il vero dono inviato all’amico: i versi stessi.
Molto bella l’immagine finale: ci accorgeremmo veramente del familiare splendore delle stelle soltanto se sparissero e ci lasciassero al buio, incapaci anche di trovare la strada di casa.

I’ve nothing else – to bring, You know –

I’ve nothing else – to bring, You know –
So I keep bringing These –
Just as the Night keeps fetching Stars
To our familiar eyes –

Maybe, we should’nt mind them –
Unless they did’nt come –
Then – maybe, it would puzzle us
To find our way Home –

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Martynas Levickis: Scarlatti Sonata in D minor, K 1, L 366

I più piccoli fiumi – docili a un qualche mare, Emily Dickinson

I più piccoli fiumi – docili a un qualche mare.
Il mio Caspio – tu.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Nota del traduttore: Il desiderio di immergersi, di annullarsi, in qualcuno che per noi è un mare desiderato e inafferrabile.
Marisa Bulgheroni annota nel Meridiano: “Il Caspio è, nella geografia fantastica di Emily, sinonimo del mare del desiderio, opposto ai deserti della privazione. […] Alla scelta di questo mare chiuso e incantato contribuì la suggestione orientale di Lalla Rookh dell’irlandese Thomas Moore (1779-1852)

Least Rivers – docile to some sea

Least Rivers – docile to some sea.
My Caspian – thee.

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Violinist Caroline Campbell and Pianist William Joseph perform an intimate version of Celine Dion’s hit theme song from Titanic, “My Heart Will Go On”

Viola —, Emily Dickinson

Il colore di una regina è questo –
il colore di un sole al tramonto
è questo e ambra –
questo – e berillo, a mezzogiorno –

E quando di notte – ampiezze aurorali
a un tratto si squadernano agli uomini –
è questo – e stregoneria – La natura riserva
allo iodio – un grado speciale –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Purple

The Color of a Queen, is this—
The Color of a Sun
At setting—this and Amber—
Beryl—and this, at Noon—

And when at night—Auroran widths
Fling suddenly on men—
‘Tis this—and Witchcraft—nature keeps
A Rank—for Iodine—

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MDR DE 2 David Garrett Schlager des Jahres 2017 – Prince “Purple Rain

Il cielo s’incarna per ciascuno, Emily Dickinson

Il Cielo s’incarna per ciascuno
in quella piccola divinità
che ha implorato la grazia di adorare
in un timido giorno d’estate –

quasi schermendosi dalla gloria
che importunava di vedere –
finché questi vaghi tabernacoli
cadano nella piena eternità –

Quanto è imminente il rischio –
come se chiedessimo a una stella –
per noi meschini di lasciare la fila
e intrattenere la disperazione –

clemenza tanto comune –
che quasi cessiamo di temere –
tale da consentire al più piccolo –
e lontano – di adorare –

(Traduzione di Massimo Bacialupo)

The Heaven vests for Each

The Heaven vests for Each
In that small Deity
It craved the grace to worship
Some bashful Summer’s Day –

Half shrinking from the Glory
It importuned to see
Till these faint Tabernacles drop
In full Eternity –

How imminent the Venture –
As One should sue a Star –
For His mean sake to leave the Row
And entertain Despair –

A Clemency so common –
We almost cease to fear –
Enabling the minutest –
And furthest – to adore –

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A Sky Full Of Stars/Coldplay – SYMPHONIACS (violin, cello, piano and electronic version/cover)

Sbocciare – è il Risultato -…, Emily Dickinson

Sbocciare – è il Risultato – incontrare un Fiore
E casualmente dargli uno sguardo
Potrà a malapena far intuire
Le Circostanze minute

Che collaborano alla Brillante Faccenda
Così intricatamente compiuta
Poi offerta come una Farfalla
Al Mezzogiorno –

Riempire il Bocciolo – opporsi al Verme –
Ottenere i propri diritti di Rugiada –
Regolare il Calore – eludere il Vento –
Fuggire l’Ape cacciatrice –

Non deludere Madre Natura
Che l’aspetta in quel Giorno –
Essere un Fiore, è profonda
Responsabilità –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

La difficotà della semplicità e della bellezza: il fiore che deve combattere per la sua apparente spontaneità luminosa è una metafora dell’arte e in generale del mestiere di vivere.

Bloom – is Result – to meet a Flower

Bloom – is Result – to meet a Flower
And casually glance
Would cause one scarcely to suspect
The minor Circumstance

Assisting in the Bright Affair
So intricately done
Then offered as a Butterfly
To the Meridian –

To pack the Bud – oppose the Worm –
Obtain it’s right of Dew –
Adjust the Heat – elude the Wind –
Escape the prowling Bee –

Great Nature not to disappoint
Awaiting Her that Day –
To be a Flower, is profound
Responsibility –

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Alice Sara Ott – Debussy: Rêverie, L. 68 | Yellow Lounge (live from teamLab Borderless, Tokyo /2018)

Le api sono nere – con bordature dorate, Emily Dickinson

Le Api sono Nere – con Bordature Dorate –
Bucanieri del Ronzio –
Vanno in giro con ostentazione
E vivono di Polline –

Polline predestinato – non Polline contingente –
Midollo delle Colline.
Boccali – che la frattura di un Universo
Non può scuotere o versare.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Bees are Black – with Gilt Surcingles –

Bees are Black – with Gilt Surcingles –
Buccaneers of Buzz –
Ride abroad in ostentation
And subsist on Fuzz –

Fuzz ordained – not Fuzz contingent –
Marrows of the Hill.
Jugs – a Universe’s fracture
Could not jar or spill.

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Yuja Wang plays “Flight of the Bumblebee” by Nikolai Rimsky-Korsakov/György Cziffra