Alla mia studentessa diciassettenne preferita, Billy Collins

Ti rendi conto che se tu avessi cominciato
a costruire il Partenone il giorno in cui sei nata
ti mancherebbe solo un anno per finirlo?
Certo, non avresti potuto farlo da sola,
e allora non importa: vai bene così come sei.
Ti vogliamo bene perché sei come sei.

Ma lo sapevi che alla tua età Judy Garland
tirava su 150.000 dollari a foto,
Giovanna d’Arco guidava l’esercito francese alla vittoria,
e Blaise Pascal aveva pulito la sua camera?
No aspetta, voglio dire aveva inventato la calcolatrice.

Certo, avrai tempo per tutto questo anche più avanti nella vita
quando uscirai dalla tua camera
e comincerai a sbocciare, o almeno a raccogliere tutte le tue calze.
Per qualche ragione, mi viene sempre in mente che Lady Jane Grey
era regina d’Inghilterra a soli quindici anni,
ma poi fu decapitata, e allora forse è meglio non prenderla ad esempio.

Pochi secoli dopo, quando aveva la tua età,
Franz Schubert lavava i piatti per la sua famiglia,
ma questo non gli impedì di comporre due sinfonie,
quattro opere e due messe complete quando era ancora ragazzino.
Certo, questo succedeva in Austria al culmine
del lirismo romantico, non qui nella periferia di Cleveland.

Francamente, che importa se Annie Oakley era un cecchino infallibile a quindici anni,
o se Maria Callas debuttava come Tosca a diciassette?

Pensiamo che tu sia speciale così come sei,
mentre giocherelli col cibo, lo sguardo perso nel vuoto.
A proposito, ho mentito dicendo che Schubert lavava i piatti,
ma questo non vuol dire che non abbia mai dato una mano in casa.

(Trad. di Franco Nasi)

To My Favorite 17-Year-Old High School Girl

Do you realize that if you had started
building the Parthenon on the day you were born
you would be all done in only one more year?
Of course, you couldn’t have done that all alone,
so never mind; you’re fine just as you are.
You are loved simply for being yourself.Continua a leggere…

O Me! O Vita!, Walt Whitman

Ahimè! Ah vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero, (perché chi più sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi, della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre –
Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta
Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.

(Traduzione di Giuseppe Conte)

O Me! O Life!

O Me! O life! of the questions of these recurring,
Of the endless trains of the faithless, of cities fill’d with the foolish,
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light, of the objects mean, of the struggle ever renew’d,
Of the poor results of all, of the plodding and sordid crowds I see around me,
Of the empty and useless years of the rest, with the rest me intertwined,
The question, O me! so sad, recurring – What good amid these, O me, O life?

Answer
That you are here-that life exists and identity,
That the powerful play goes on, and you may
contribute a verse.

Mistero, da “Curso superior de ignorancia”, Miguel d’Ors

Chi sono?
– L’intervallo di mistero
tra la rosa luminosa che taglio per te
e la rosa spenta che la mia mano ti tende.

De misterio

¿Quién soy?
-Este intervalo de misterio
entre la rosa ardiente que corto para ti
y la rosa sombría que mi mano te tiende.

Quando sono entrata, da “La Terra Santa”, Alda Merini

Quando sono entrata
tre occhi mi hanno raccolto
dentro le loro sfere,
tre occhi duri impazziti
di malate dementi:
allora io ho perso i sensi
ho capito che quel lago
azzurro era uno stagno
melmoso di triti rifiuti
in cui sarei affogata.

Non sto pensando a niente, Fernando Pessoa

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda di questo giorno.
Che bello, non sto pensando a niente!
Non pensare a niente
è avere l’anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…
Non sto pensando a niente.
È come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente…

No estoy pensando en nada

No estoy pensando en nada,
Y esta cosa central, que no es ninguna cosa,
Me resulta agradable como el aire de la noche
Fresco en contraste con el cálido verano de este día.Continua a leggere…

E dopo, da “Poema de la Seguiriya Gitana” (Cante Jondo), Federico Garcia Lorca

I labirinti
creati dal tempo
svaniscono.
(Rimane solo
il deserto.)
Il cuore,
fonte del desiderio,
svanisce.
(Rimane solo
il deserto.)
L’illusione dell’aurora
e i baci
svaniscono.
Rimane solo
il deserto;
l’onduloso
deserto.

 

Y después

Los laberintos
que crea el tiempo
se desvanecen.

(Sólo queda
el desierto)
El corazón
fuente del deseo,
se desvanece.

(Sólo queda
el desierto)

La ilusión de la aurora
y los besos
se desvanecen.

Sólo queda
el desierto.
Un ondulado
desierto.

Sotto una piccola stella, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito
parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Under a Certain Little Star

My apologies to chance for calling it necessity.
My apologies to necessity in case I’m mistaken.
Don’t be angry, happiness, that I take you for my own.
May the dead forgive me that their memory’s but a flicker.
My apologies to time for the quantity of world overlooked per second.
My apologies to an old love for treating a new one as the first.
Forgive me, far-off wars, for carrying my flowers home.
Forgive me, open wounds, for pricking my finger.
My apologies for the minuet record, to those calling out from the abyss.
My apologies to those in train stations for sleeping soundly at five in the morning.
Pardon me, hounded hope, for laughing sometimes.
Pardon me, deserts, for not rushing in with a spoonful of water.
And you, O hawk, the same bird for years in the same cage,
staring, motionless, always at the same spot,
absolve me even if you happen to be stuffed.
My apologies to the tree felled for four table legs.
My apologies to large questions for small answers.
Truth, do not pay me too much attention.
Solemnity, be magnanimous toward me.
Bear with me, O mystery of being, for pulling threads from your veil.
Soul, don’t blame me that I’ve got you so seldom.
My apologies to everything that I can’t be everywhere.
My apologies to all for not knowing how to be every man and woman.
I know that as long as I live nothing can excuse me,
since I am my own obstacle.
Do not hold it against me, O speech, that I borrow weighty words,
and then labor to make them light.

(Translated by Joanna Trzeciak)

Se tu mi dimentichi da “I Versi del Capitano”, Pablo Neruda

Voglio che tu sappia
una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti a poco a poco.
Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

(Trad. Giuseppe Bellini)

Si tú me olvidas

Quiero que sepas
una cosa.
Tú sabes cómo es esto:
si miro
la luna de cristal, la rama roja
del lento otoño en mi ventana,Continua a leggere…

Spogliando Emily Dickinson, Billy Collins

Per prima, la mantellina di tulle,
tolta dolcemente dalle sue spalle e posta
sullo schienale di una sedia di legno.

E la cuffia,
sciolto il nodo con una leggero tiro in avanti.

Poi il lungo vestito bianco, una faccenda
più complicata con bottoni di madreperla
giù per la schiena,
così piccoli e numerosi che ci vuole l’eternità
prima che le mie mani possano dividere il tessuto,
come la separazione dell’acqua di un nuotatore,
e scivolare dentro.

Avrete voglia di sapere
che stava in piedi
accanto a una finestra aperta in una stanza al piano di sopra,
immobile, con gli occhi un po’attoniti,
mentre guardava di sotto l’orto,
con l’abito bianco in un mucchio ai suoi piedi,
sul pavimento di legno a grandi riquadri.

La complessità degli indumenti intimi femminili
nell’America del diciannovesimo secolo
non è da sottovalutare,
e io procedevo come un esploratore polare
attraverso fibbie, fermagli, e ormeggi,
ganci, nastri, e stecche di balena,
mente navigavo verso l’iceberg della sua nudità.

Più tardi scrissi in un taccuino
che era come cavalcare un cigno nella notte,
ma naturalmente non posso dirvi tutto-
il modo in cui ha smesso di guardare l’orto,
come i suoi capelli si sono sciolti dalle forcine,
come all’improvviso si inserivano dei trattini
ogni volta che parlavamo.

Quello che posso dirvi
è che ad Amherst c’era un’immensa quiete,
quel Sabato pomeriggio,
c’era solo una carrozza che è passata accanto alla casa,
e una mosca che ronzava sul vetro di una finestra.

Così ho potuto udirla distintamente inspirare
quando ho slacciato il primo
gancio in alto del suo corsetto
e l’ho sentita sospirare quando poi quello ha ceduto,
al modo in cui alcuni lettori sospirano quando si accorgono
che la Speranza ha piume,
che la Ragione è una tavola,
che la Vita è un fucile carico
che guarda proprio te con un occhio giallo.

Taking Off Emily Dickinson’s Clothes

First, her tippet made of tulle,
easily lifted off her shoulders and laid
on the back of a wooden chair.

And her bonnet,
the bow undone with a light forward pull.

Then the long white dress, a more
complicated matter with mother-of-pearl
buttons down the back,Continua a leggere…

Notti selvagge, Emily Dickinson

Notti selvagge – Notti selvagge!
Fossi io con te
notti selvagge sarebbero
la nostra passione.

Inutili – i venti –
a un cuore ormai in porto –
non serve la bussola –
non serve la mappa –

Remare nell’Eden –
Il mare!
Potessi almeno ormeggiare – stanotte –
in te.

Wild Nights – Wild Nights!

Wild Nights – Wild Nights!
Were I with thee
Wild Nights should be
Our luxury!

Futile – the Winds –
To a Heart in port –
Done with the Compass –
Done with the Chart!

Rowing in Eden –
Ah, the Sea!
Might I but moor – Tonight –
In Thee!