Notturno di Fão, da “Dal mare o da altra stella” Eugénio De Andrade

Di parola in parola
la notte sale
ai rami più alti

e canta
l’estasi del giorno.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

Nocturno de Fão

De palavra em palavra
a noite sabe
aos ramos mais altos

e canta
o extase do dia.

Fão nocturne

Word by word,
night climbs
to the highest boughs

and sings
the ecstasy of day.

(Translated by Alexis Levitin)

La strada, da “Orientarsi con le Stelle”, Raymond Carver

Che nottata! I sogni o non vengono affatto
oppure si tratta di un sogno che forse forse
annuncia una perdita. La scorsa notte mi hanno abbandonato
senza una parola su una strada di campagna.
In una casa laggiù sulle colline c’era una luce
non più grande di una stella.
Ma avevo paura di andarci e ho continuato a camminare.

Poi mi sono risvegliato al rumore della pioggia sui vetri.
Vicino alla finestra un vaso di fiori.
L’odore del caffè e tu che ti tocchi i capelli
con il gesto di chi non c’è più da anni.
Ma c’è un pezzo di pane sotto al tavolo
accanto ai tuoi piedi. E una fila di formiche
va avanti e indietro da una fessura nel pavimento.
Non sorridi più.

Fammi un favore stamattina. Chiudi le tende e torna a letto.
Lascia perdere il caffè. Faremo finta
di essere in un paese straniero, innamorati.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

The Road

What a rough night! It’s either no dreams at all,
or else a dream that may or may not be
a dream portending loss. Last night I was dropped of
without a word on a country road.
A house back in the hills showed a light
no bigger than a star.
But I was afraid to go there, and kept walking.

Then to wake up to rain striking the glass.
Flowers in a vase near the window.
The smell of coffee, and you touching your hair
with a gesture like someone who has been gone for years.
But there’s a piece of bread under the table
near your feet. And a line of ants
moving back and forth from a crack in the floor.
You’ve stopped smiling.

Do me a favor this morning. Draw the curtain and come back to bed.
Forget the coffee. We’ll pretend
we’re in a foreign country, and in love.

La ballata dell’acqua di mare, da “Libro de Poemas”, Federico Garcia Lorca

Il mare
sorride lontano.
Denti di spuma
labbra di cielo.

– “Che cosa vendi, fosca fanciulla,
coi seni al vento?”
– “Vendo, signore, l’acqua dei mari.”

– “Che cos’hai giovane negro,
mescolato al sangue?”
– “Ho, signore,
l’acqua dei mari.”

– “Queste lacrime salmastre
da dove vengono, madre?”
– “Vengono, signore,
dall’acqua dei mari.”

– “Cuore, e questa amarezza
profonda, dove nasce?”
– “Dall’amara acqua
dei mari.”

Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

(Traduzione di Carlo Bo)

La balada del agua del mar

A Emilio Prados
(cazador de nubes)

El mar
sonríe a lo lejos.
Dientes de espuma,
labios de cielo.

¿Qué vendes, oh joven turbia
con los senos al aire?

Vendo, señor, el agua
de los mares.

¿Qué llevas, oh negro joven,
mezclado con tu sangre?

Llevo, señor, el agua
de los mares.

Esas lágrimas salobres
¿de dónde vienen, madre?

Lloro, señor, el agua
de los mares.

Corazón, y esta amargura
seria, ¿de dónde nace?

¡Amarga mucho el agua
de los mares!

El mar
sonríe a lo lejos.
Dientes de espuma,
labios de cielo.

Seawater Ballad

The sea
smiles from afar.
Teeth of foam,
lips of sky.

‘What do you sell, young,
troubled, bare-breasted woman?’

‘Sir, the water of the seas.’

‘What is it that’s mixed, dark boy,
with your blood?’

‘Sir, the water of the seas.’

‘Where do those salt tears
come from, mother?’

‘Sir, my eyes weep the water of the seas.’

‘Heart, what is the source
of this grave bitterness?’

‘The water of the seas
spreads a bitter cover!’

The sea
smiles from afar.
Teeth of foam,
lips of sky.

Oxford World’s Classics
Federico Garcia Lorca Selected Poems
Translated by Martin Sorrell

Notturno, da “Dal mare o da altra stella”, Eugénio De Andrade

Notte,
notte vecchia
nei sentieri.
La luna su in alto
a fingersi cieca.
Stelle. Alcune sono
cadute nel fiume.
Le rane
e le acque
rabbrividiscono.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

Nocturno

Noite,
noite velha
nos caminhos.
A lua no alto
fingindo-se cega.
Estrelas. Algumas
caíram ao rio.
As rãs
e as águas
estremecem de frio.

The Sun, Mary Oliver

Have you ever seen
anything
in your life
more wonderful

than the way the sun,
every evening,
relaxed and easy,
floats toward the horizon

and into the clouds or the hills,
or the rumpled sea,
and is gone–
and how it slides again

out of the blackness,
every morning,
on the other side of the world,
like a red flower

streaming upward on its heavenly oils,
say, on a morning in early summer,
at its perfect imperial distance–
and have you ever felt for anything
such wild love–
do you think there is anywhere, in any language,
a word billowing enough
for the pleasure

that fills you,
as the sun
reaches out,
as it warms you

as you stand there,
empty-handed–
or have you too
turned from this world–

or have you too
gone crazy
for power,
for things?

Il cunicolo, da “L’uomo che cammina un passo avanti al buio” (2007), Mark Strand

Un uomo sta fermo
davanti a casa mia
da giorni. Lo spio
dalla finestra del
salotto e la sera,
non riuscendo a prendere sonno,
con la torcia elettrica
illumino il prato.
È sempre lì.

Dopo un po’
socchiudo appena
la porta e gli ingiungo
di andarsene dal giardino.
Strizza gli occhi
e geme. Sbatto
la porta e mi precipito
in cucina, poi su
in camera, poi di nuovo giù.

Piango come una scolaretta
e faccio gesti osceni
alla finestra. Scrivo
messaggi enormi sul proposito
di suicidarmi e li espongo
in modo che li legga facilmente.
Distruggo gli arredi
del salotto per dimostrare
che non posseggo nulla di valore.

Lui resta impassibile
e allora decido di scavare un cunicolo
che sbocchi nel giardino del vicino.
Separo lo scantinato
dai piani superiori
con un muro di mattoni. Scavo
come un matto e il cunicolo
è subito finito. Lascio sotto
il piccone e la pala,

sbuco davanti a una casa
e resto lì troppo stanco
per muovermi o parlare, sperando
che qualcuno mi aiuti.
So di essere osservato
e a tratti sento
la voce di un uomo,
ma non succede niente
e sono giorni che aspetto.

(Traduzione di Damiano Abeni)

The Tunnel

A man has been standing
in front of my house
for days. I peek at him
from the living room
window and at night,
unable to sleep,
I shine my flashlight
down on the lawn.
He is always there.

After a while
I open the front door
just a crack and order
him out of my yard.
He narrows his eyes
and moans. I slam
the door and dash back
to the kitchen, then up
to the bedroom, then down.

I weep like a schoolgirl
and make obscene gestures
through the window. I
write large suicide notes
and place them so he
can read them easily.
I destroy the living
room furniture to prove
I own nothing of value.

When he seems unmoved
I decide to dig a tunnel
to a neighboring yard.
I seal the basement off
from the upstairs with
a brick wall. I dig hard
and in no time the tunnel
is done. Leaving my pick
and shovel below,

I come out in front of a house
and stand there too tired to
move or even speak, hoping
someone will help me.
I feel I’m being watched
and sometimes I hear
a man’s voice,
but nothing is done
and I have been waiting for days.

Domande sugli angeli, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Di tutte le domande che vorresti fare
sugli angeli, la sola che senti sempre
è quanti di loro possono danzare sulla capocchia di uno spillo.

Nessuna curiosità su come passano il tempo eterno
oltre a girare intorno al Trono cantando in latino
o a consegnare una crosta di pane a un eremita in terra
o a condurre un ragazzo o una ragazza su un ponte di legno malmesso.

Passano in volo attraverso il corpo di Dio e ne escono cantando?
Dondolano come bambini sui cardini
del mondo dello spirito mentre dicono i propri nomi in un verso e nell’altro?
Stanno seduti da soli in giardinetti e cambiano colore?

Che dire del modo in cui dormono, della stoffa delle tuniche,
della dieta di luce divina non filtrata?
Che cosa succede dentro le loro teste luminose? C’è un muro oltre il quale queste alte presenze possono guardare e vedere l’inferno?

Se un angelo cade da una nuvola, lascerà un buco
in un fiume e il buco continuerà a fluttuare all’infinito
colmo delle lettere silenziose di ogni parola angelica?

Se un angelo consegna la posta, arriverà
in un accecante turbinio di ali o avrà
l’aspetto di un normale postino
che fischietta lungo il viottolo mentre legge le cartoline?

No, i teologi medievali controllano il tribunale.
La sola domanda che senti sempre riguarda
la piccola pista da ballo sulla capocchia di uno spillo
dove le aureole convergono per poi allontanarsi invisibili.

E’ fatta per farci pensare a milioni,
a miliardi, per farci esaurire i numeri e piombare
nell’infinito, ma forse la risposta è semplicemente una:
una donna angelo che danza da sola, scalza,
con un’orchestrina jazz che suona in sottofondo.

Volteggia come un ramo al vento, i begli occhi
chiusi, mentre l’alto, magro bassista si allunga
per dare uno sguardo all’orologio perché lei balla
da sempre, ed è molto tardi, anche per i musicisti.

(Traduzione di Franco Nasi)

Questions About Angels

Of all the questions you might want to ask
about angels, the only one you ever hear
is how many can dance on the head of a pin.

No curiosity about how they pass the eternal time
besides circling the Throne chanting in Latin
or delivering a crust of bread to a hermit on earth
or guiding a boy and girl across a rickety wooden bridge.

Do they fly through God’s body and come out singing?
Do they swing like children from the hinges
of the spirit world saying their names backwards and forwards?
Do they sit alone in little gardens changing colors?

What about their sleeping habits, the fabric of their robes,
their diet of unfiltered divine light?
What goes on inside their luminous heads? Is there a wall
these tall presences can look over and see hell?

If an angel fell off a cloud, would he leave a hole
in a river and would the hole float along endlessly
filled with the silent letters of every angelic word?

If an angel delivered the mail, would he arrive
in a blinding rush of wings or would he just assume
the appearance of the regular mailman and
whistle up the driveway reading the postcards?

No, the medieval theologians control the court.
The only question you ever hear is about
the little dance floor on the head of a pin
where halos are meant to converge and drift invisibly.

It is designed to make us think in millions,
billions, to make us run out of numbers and collapse
into infinity, but perhaps the answer is simply one:
one female angel dancing alone in her stocking feet,
a small jazz combo working in the background.

She sways like a branch in the wind, her beautiful
eyes closed, and the tall thin bassist leans over
to glance at his watch because she has been dancing
forever, and now it is very late, even for musicians.

La poesia non va, da “Dal mare o da altra stella” (2006), Eugénio De Andrade

La poesia non va a messa,
non obbedisce alla campana della parrocchia,
preferisce aizzare i suoi cani
alle gambe di dio e degli esattori
delle tasse.
Lingua di fuoco del no,
cammino stretto
e sordo della rinuncia, la poesia
è una specie di animale
al buio che rifiuta la mano
che lo chiama.
Animale solitario, a volte
ironico, a volte amabile,
quasi sempre paziente e senza pietà.
La poesia adora
camminare scalza sulle sabbie dell’estate.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

A poesia não vai

A poesia não vai à missa,
não obedece ao sino da paróquia,
prefere atiçar os seus cães
às pernas de deus e dos cobradores
de impostos.
Língua de fogo do não,
caminho estreito
e surdo da abdicação, a poesia
é uma espécie de animal
no escuro recusando a mão
que o chama.
Animal solitário, às vezes
irónico, às vezes amável,
quase sempre paciente e sem piedade.
A poesia adora
andar descalça nas areias do Verão.

Il gatto codamozza, strabico…, Charles Bukowski

Il gatto codamozza, strabico, un giorno è venuto alla porta e l’abbiamo fatto entrare. Vecchi occhi rosa. Che fenomeno quel ragazzo. Gli animali sono davvero illuminanti. Non sono capaci di dire bugie. Sono forze della natura. La televisione può farmi stare male in cinque minuti, ma posso restare a guardare un animale per ore e ritrovo solamente grazie e gloria. La vita come dovrebbe essere.

Da “Sui gatti”, traduzione di Simona Viciani

The tailless, cross-eyed cat came to the door one day, and we let him in. Old pink eyes. Quite a guy. Animals are inspirational. They don’t know how to lie. They are natural forces. TV can make me ill in five minutes, but I can look at an animal for hours and find nothing but grace and glory, life as it should be.

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Breve nota pubblicata dopo la ristampa di “La storia di un bastardo figlio di puttana”, in Arete 2.1, luglio/agosto 1989; mai inserita prima in una raccolta.