Domani, da “Orientarsi con le stelle” Raymond Carver

Il fumo della sigaretta aleggia
nel salotto. Le luci della nave
laggiù al largo s’affievoliscono. Le stelle,
buchi bruciati nel cielo, s’inceneriscono, sì.
Ma va bene, è quello che devono fare.
Quelle luci che chiamiamo stelle.
Bruciare per un po’ e poi morire.
Io ho una fretta del diavolo. Vorrei
fosse già domani.
Ricordo che mia madre, Dio la benedica,
diceva: Non desiderare il domani.
Così sprechi la vita in desideri.
Eppure, lo desidero tanto
questo domani. Con tutti i suoi fronzoli.
Voglio che il sonno venga e se ne vada, tranquillo.
Come passare dalla portiera di una macchina
a un’altra. E poi svegliarmi!
E trovarmi domani nella stanza.
Ora sono più stanco di quanto riesca a dire.
La mia scodella è vuota. Ma è la mia, capite?
E io l’adoro.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Tomorrow

Cigarette smoke hanging on
in the living room. The ship’s lights
out on the water, dimming. The stars
burning holes in the sky. Becoming ash, yes.
But it’s all right, they’re supposed to do that.
Those lights we call stars.
Burn for a time and then die.
Me hell-bent. Wishing
it were tomorrow already.
I remember my mother, God love her,
saying, Don’t wish for tomorrow.
You’re wishing your life away.
Nevertheless, I wish
for tomorrow. In all its finery.
I want sleep to come and go, smoothly.
Like passing out of the door of one car
into another. And then to wake up!
Find tomorrow in my bedroom.
I’m more tired now than I can say.
My bowl is empty. But it’s my bowl, you see,
and I love it.

Domenica sera, Raymond Carver

Metti a frutto le cose che ti circondano.
Questa pioggerellina
fuori dalla finestra, per esempio.
La sigaretta che tengo tra le dita,
questi piedi sul divano.
Il suono del rock and roll sullo sfondo,
la Ferrari rossa che ho in testa.
La donna che si sbatte qua e là
girando ubriaca per la cucina…
Mettici dentro tutto,
mettilo a frutto.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Sunday Night 

Make use of the things around you.
This light rain
outside the window, for one.
This cigarette between my fingers,
these feet on the couch.
The faint sound of rock-and-roll,
the red Ferrari in my head.
The woman bumping
drunkenly around in the kitchen . . .
put it all in,
make use.

La sigaretta migliore, da “Sailing Alone Around the Room”, Billy Collins

Ce ne sono molte che mi mancano,
dopo aver gettato dal finestrino dell’auto l’ultima,
scintillante, lungo la strada, una notte, anni fa.

Quelle canoniche, naturalmente:
dopo aver fatto sesso, le due punte luminose
ora luci di un’unica nave;
alla fine di una lunga cena
con altro vino in arrivo
e un cerchio di fumo che fluiva nel lampadario;
o su una spiaggia bianca
stretta fra le dita ancora bagnate dalla nuotata.

Così agrodolci queste punteggiature
di fiamma e gestualità;
ma le migliori erano in quelle mattine
quando qualche piccola cosa
cominciava a prendere forma
alla macchina da scrivere,
il sole che brillava alle finestre,
con Berlioz, magari, in sottofondo.
Andavo in cucina per un caffè
e tornavo alla pagina,
ripiegata nel rullo,
me ne accendevo una e sentivo
il secco afflusso mescolarsi al gusto scuro del caffè.

Poi diventavo la locomotiva di me stesso
che lasciava dietro di sé, mentre tornavo al lavoro,
piccoli sbuffi di fumo
indici del progresso,
segni di laboriosità e pensiero,
il segnale che diceva al diciannovesimo secolo
che avanzava.
Quella era la sigaretta migliore,
quando fumante entravo nello studio
pieno di speranze vaporose
e me ne stavo lì, in piedi,
con la grande lampada del mio volto
che illuminava le parole disposte in linee parallele.

The Best Cigarette

There are many that I miss
having sent my last one out a car window
sparking along the road one night, years ago.Continua a leggere…