Lieve avanzò una bionda stella, Emily Dickinson

Lieve avanzò una bionda stella
Verso la sua alta sede
Sciolse la Luna il cappello argenteo
Dal suo Volto lustrale
Tutto nella sera sommesso s’accese
Come un’Aula Astrale
Padre dichiarai al Cielo
Sei puntuale –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Lightly stepped a yellow star

Lightly stepped a yellow star
To it’s lofty place
Loosed the Moon her silver hat
From her lustral Face
All of evening softly lit
As an Astral Hall
Father I observed to Heaven
You are punctual –

Giovane, da “All My Pretty Ones”, Anne Sexton

Mille porte fa
quando ero una ragazzina solitaria
in un’enorme casa con quattro
garage e se ben ricordo
era estate,
di notte mi sdraiavo in giardino,
il trifoglio raggrinzito sotto di me,
le sagge stelle distese sopra di me,
la finestra di mia madre un imbuto
da cui usciva un calore giallo,
la finestra di mio padre, socchiusa,
un occhio dove passa chi dorme,
e le assi della casa
erano lisce e bianche come cera
e probabilmente milioni di foglie
navigavano come vele sui loro strani gambi
mentre i grilli ticchettavano all’unisono
e io, nel mio corpo nuovo di zecca,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e credevo che Dio potesse veramente vedere
il calore e la luce colorata,
i gomiti, le ginocchia, i sogni, la buonanotte.

Young

A thousand doors ago,
when I was a lonely kid
in a big house with four
garages and it was summer
as long as I could remember,
I lay on the lawn at night,
clover wrinkling under me,
the wise stars bedding over me,
my mother’s window a funnel
of yellow heat running out,
my father’s window, half shut,
an eye where sleepers pass,
and the boards of the house
were smooth and white as wax
and probably a million leaves
sailed on their strange stalks
as the crickets ticked together
and I, in my brand new body,
which was not a woman’s yet,
told the stars my questions
and thought God could really see
the heat and the painted light,
elbows, knees, dreams, goodnight.

All Our Yesterdays (Tutti i nostri ieri), da “La rosa profonda”, Jorge Luis Borges

Voglio sapere di chi è il mio passato.
Quale degli io che fui? Del ginevrino
che sgorbiò qualche esametro latino
che i lavacri e i lustri han cancellato?
Di quel ragazzo che cercò nell’intera
biblioteca del padre le puntuali
curve del mappamondo, e le midiciali
forme che son la tigre e la pantera?
O di quell’altro che spinse una porta
dietro la quale un uomo moriva
per sempre, e baciò alla luce viva
la faccia agonizzante e quella morta?
Io sono quel che non sono già più. Inutilmente
sono nella sera quella perduta gente.

(Walter Siti, “La voce verticale”)

All Our Yesterdays

Quiero saber de quién es mi pasado.
¿De cuál de los que fui? ¿Del ginebrino
que trazó algún hexámetro latino
que los lustrales años han borrado?

¿Es de aquel niño que buscó en la entera
biblioteca del padre las puntuales
curvaturas del mapa y las ferales
formas que son el tigre y la pantera?

¿O de aquel otro que empujó una puerta
detrás de la que un hombre se moría
para siempre, y besó en el blanco día

la cara que se va y la cara muerta?
Soy los que ya no son. Inútilmente
soy en la tarde esa perdida gente.

All Our Yesterdays

I need to know who lays claim to my past.
Who, of all those I was? The Geneva boy
Who learned some Latin hexameters with joy,
Lines that the years and decades have erased?
That child who searched his father’s library for
Exact details, the round-cheeked cherub storms
Of the old maps, or else the savage forms
That are the panther and the jaguar?
Or the one who opened a door and looked upon
A man as he lay drawing his last breath,
Leaving forever, and kissed in the white dawn
The face that stiffens away, the face in death?
I am those that are no more. For no good reason
I am, in the evening sun, those vanished persons.

(Translated by Robert Mezey)

Ti offro, da “L’altro, lo stesso”, Jorge Luis Borges

Con cosa posso trattenerti?
Ti offro strade difficili,
tramonti disperati
la luna di squallide periferie.
…Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati,
i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera
di Buenos Aires
due pallottole attraverso i suoi polmoni,
barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di una mucca
il nonno di mia madre – appena ventiquattrenne –
a capo di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia nei miei libri,
qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche
modo – il centro del cuore che
non tratta con le parole, nè coi
sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e
sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore
cerco di corromperti con l’incertezza,
il pericolo, la sconfitta.

Te ofrezco

¿Con qué puedo retenerte?
Te ofrezco magras calles, ocasos desesperados, la luna
de los corroídos suburbios.
Te ofrezco la amargura de un hombre que ha mirado
largamente a la luna solitaria.
Te ofrezco mis antepasados, mis muertos, los fantasmas
que hombres vivientes han honrado en mármol:
el padre de mi padre muerto en la frontera
de Buenos Aires, dos balas a través de sus pulmones,
barbado y muerto, envuelto por sus soldados
en el cuero de una vaca; el abuelo de mi madre
-con tan solo venticuatro años- encabezando
una carga de trescientos hombres en el Perú, ahora
espectros en desvanecidos caballos.
Te ofrezco cualquier agudeza que puedan contener
mis libros, cualquier hombradía o humor en mi vida.
Te ofrezco la lealtad de un hombre que nunca ha sido leal.
Te ofrezco ese meollo de mí mismo que he salvado,
de alguna manera: el corazón central que no
comercia con palabras, no trafica con sueños,
y está intocado por el tiempo, por la alegría,
por las adversidades.
Te ofrezco la memoria de una rosa amarilla vista
en el ocaso, años antes de que hubieras nacido.
Te ofrezco explicaciones de ti misma, teorías sobre ti misma,
auténticas y sorprendentes noticias de ti misma.
Te puedo dar mi soledad, mi oscuridad, el hambre
de mi corazón; trato de sobornarte con
la incetidumbre, con el peligro, con la derrota.