Volo di rondine, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

La mia ora di vento amo e di luce,
e volti e sguardi – la danza leggera
del mio spirito sempre mi seduce –
rondine lungo i cieli della sera.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Swallow Flight

I love my hour of wind and light,
I love men’s faces and their eyes,
I love my spirit’s veering flight
Like swallows under evening skies.

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Yuja Wang plays variations on Turkish March by Mozart

Mentre attraversi la vita, Ella Wheeler Wilcox

Non cercare i difetti mentre attraversi la vita;
E anche quando li trovi,
è saggio e gentile essere un po’ cieco
e cercare la virtù dietro di loro.
Come la notte più nuvolosa ha un accenno di luce
nascosta da qualche parte nelle sue ombre;
È di gran lunga meglio cacciare una stella,
piuttosto che le macchie sul sole costante.

La corrente della vita scorre sempre
verso il grembo del grande oceano di Dio.
Non regolare la tua forza contro al corso del fiume
E pensare di alterare il suo movimento.
Non sprecare una maledizione verso l’universo–
Ricorda che è vissuto prima di te.
Non azzuffarti con la tempesta con la tua forma gracile,
Ma piegati e lascia che passi oltre.

Il mondo non si adeguerà mai
per soddisfare i tuoi capricci alla lettera.
Alcune cose devono andare male per tutta la vita,
e prima lo sai meglio è.
È una follia combattere con l’infinito
e fallire alla fine nella lotta;
L’uomo più saggio cambia forma nel piano di Dio
come l’acqua prende la forma di un vaso.

As You Go Through Life

Don’t look for the flaws as you go through life;
And even when you find them,
It is wise and kind to be somewhat blind
And look for the virtue behind them.
For the cloudiest night has a hint of light
Somewhere in its shadows hiding;
It is better by far to hunt for a star,
Than the spots on the sun abiding.

The current of life runs ever away
To the bosom of God’s great ocean.
Don’t set your force ‘gainst the river’s course
And think to alter its motion.
Don’t waste a curse on the universe–
Remember it lived before you.
Don’t butt at the storm with your puny form,
But bend and let it go o’er you.

The world will never adjust itself
To suit your whims to the letter.
Some things must go wrong your whole life long,
And the sooner you know it the better.
It is folly to fight with the Infinite,
And go under at last in the wrestle;
The wiser man shapes into God’s plan
As water shapes into a vessel.

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David Garrett – Nicole Scherzinger – Serenity – Studio Session

Luce, Rabindranath Tagore

Luce, mia luce!
Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.
Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

Light

Light, my light, the world-filling light,
the eye-kissing light,
heart-sweetening light!

Ah, the light dances, my darling, at the center of my life;
the light strikes, my darling, the chords of my love;
the sky opens, the wind runs wild, laughter passes over the earth.

The butterflies spread their sails on the sea of light.
Lilies and jasmines surge up on the crest of the waves of light.

The light is shattered into gold on every cloud, my darling,
and it scatters gems in profusion.

Mirth spreads from leaf to leaf, my darling,
and gladness without measure.
The heaven’s river has drowned its banks
and the flood of joy is abroad.

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Jarrod Radnich – Virtuosic Piano Solo – I Saw Three Ships

L’ultima luna, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Luna che s’assottiglia come piuma,
nuvola che all’alba lieve sfuma –
luce che nella luce ama svanire
e dona ancora luce sul morire.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Moon’s Ending

Moon, worn thin to the width of a quill,
In the dawn clouds flying,
How good to go, light into light, and still
Giving light, dying.

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Kathia Buniatishvili – Claude Debussy: Clair de lune

Luce è linguaggio, da “Le poesie” (Adelphi 1991), Marianne Moore

Della luce del sole si può dire
più di quanto si dica del linguaggio: ma linguaggio
e luce, a vicenda
aiutandosi – francese l’uno e l’altra –
non han disonorato un aggettivo
che rimane ancora radicato.
Sì, luce è linguaggio. Libera franca
imparziale luce di sole, luce di luna,
luce di stelle, luce di faro,
sono linguaggio. E il faro
di Creach’h d’Ouessant,
sulla sua indifesa
scaglia di roccia, è il discendente di Voltaire,
la cui giustizia fiammeggiante andò
a raggiungere un uomo già colpito:
dall’inerme
Montaigne, il cui equilibrio,
conservato malgrado la durezza
del bandito, accese la scintilla
salvatrice del rimorso; di Émile Littré,
mosso dalla passione filologica,
ammaliato dagli otto volumi
d’Ippocrate, il suo
autore. Era
un uomo di fuoco, uno scienziato
della libertà, questo tenace Maximilien
Paul Émile Littré. Se l’Inghilterra
è difesa dal mare,
noi, con la consolidata Libertà
di Bartholdi, che regge alta
la torcia accanto al porto, udiamo
l’ingiunzione della Francia: “Ditemi
la verità, e specialmente quando
sia spiacevole”. E noi,
noi possiamo rispondere soltanto:
“Questa parola Francia vuole dire
affrancamento: vuole dire una
che “rianima chiunque pensi a lei”.

(Trad. Lina Angioletti e Gilberto Forti)

Light is Speech

One can say more of sunlight
than of speech; but speech
and light, each
aiding each – when French –
have not disgraced that still un-
extirpated adjective.
Yes light is speech. Free frank
impartial sunlight, moonlight,
starlight, lighthouse light,
are language. The Creach’d
d’Ouessant light-
house on its defenseless dot of
rock, is the descendant of Voltaire

whose flaming justice reached a
man already harmed;
of unarmed
Montaigne whose balance,
maintained despite the bandit’s
hardness, lit remorse’s saving
spark; of Émile Littré,
philology’s determined,
ardent eight-volume
Hippocrates-charmed
editor. A
man on fire, a scientist of
freedoms, was firm Maximilien

Paul Émile Littré. England
guarded by the sea,
we with re-
enforced Bartholdy’s
Liberty holding up her
torch beside the port, hear France
demand, “Tell me the truth,
especially when it is
unpleasant”. And we
cannot but reply,
“The word France means
enfranchisement; means one who can
animate whoever thinks of her“.

From: New Collected Poems of Marianne Moore
edited by Heather Cass White

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Martynas Levickis & Mikroorkéstra, Antonio Vivaldi The Four Seasons  (Highlights)

Lezioni di piano, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

1
Il mio insegnante è a terra con un brutto mal di schiena
disteso di fianco al piano.
Io sono seduto dritto sul panchetto.
Inizia dicendomi che ogni chiave
è come una diversa stanza
e io sono un cieco che deve imparare
ad attraversarle tutte e dodici
senza sbattere nei mobili.
Mi sembra di allungare la mano alla prima maniglia.

2
Mi dice che ogni scala ha una forma
e che devo imparare come tenere
ciascuna mano.
A casa mi esercito ad occhi chiusi.
Do è un libro aperto.
Re è un vaso con due manici.
Sol diesis è uno stivale nero.
Mi ha le zampe di un uccello.

3
Dice che la scala è la madre degli accordi.
Riesco a vederla mentre va su e giù per la camera da letto
aspettando che i figli tornino a casa.
Sono fuori nei nightclub a sfumare e marcare
le canzoni mentre le coppie danzano lente
o si osservano dai tavoli.
Ed è così che deve essere. Dopo tutto,
l’accordo giusto può farci piangere
ma nessuno ascolta le scale,
nessuno ascolta la loro madre.

4
Sto facendo le mie scale,
gl’inni familiari dell’infanzia.
Le dita salgono la scala delle note
e scendono senza girarsi.
Chi cammina sotto questa finestra aperta
s’immagina una bambina di circa dieci anni
seduta alla tastiera con la giusta postura,
non me, scomposto, nel mio accappatoio, spettinato,
come un Horace Silver bianco.

5
Sto imparando a suonare
It Might As Well Be Spring
ma la mano sinistra preferirebbe far tintinnare
gli spiccioli nel buio della tasca
o fare un sonnellino sul bracciolo.
Devo trascinarla nella musica
come un figlio difficile e trascurato.
Questa è la vendetta di chi non può mai
tenere la penna o salutare,
e ora, di chi non può mai suonare la melodia.

6
Anche quando non suono, penso al piano.
E’ l’oggetto più grande, pesante,
e bello di questa casa.
Mi fermo sulla soglia solo per abbracciarlo con lo sguardo.
E tardi di notte me lo figuro di sotto,
questa allucinazione, ritta su tre gambe,
questo curioso animale col suo enorme sorriso alla luce della luna.

(Traduzione di Franco Nasi)

Piano Lessons

1
My teacher lies on the floor with a bad back
off to the side of the piano.
I sit up straight on the stool.
He begins by telling me that every key
is like a different room
and I am a blind man who must learn
to walk through all twelve of them
without hitting the furniture.
I feel myself reach for the first doorknob.

2
He tells me that every scale has a shape
and I have to learn how to hold
each one in my hands.
At home I practice with my eyes closed.
C is an open book.
D is a vase with two handles.
G flat is a black boot.
E has the legs of a bird.

3
He says the scale is the mother of the chords.
I can see her pacing the bedroom floor
waiting for her children to come home.
They are out at nightclubs shading and lighting
all the songs while couples dance slowly
or stare at one another across tables.
This is the way it must be. After all,
just the right chord can bring you to tears
but no one listens to the scales,
no one listens to their mother.

4
I am doing my scales,
the familiar anthems of childhood.
My fingers climb the ladder of notes
and come back down without turning around.
Anyone walking under this open window
would picture a girl of about ten
sitting at the keyboard with perfect posture,
not me slumped over in my bathrobe, disheveled,
like a white Horace Silver.

5
I am learning to play
“It Might As Well Be Spring”
but my left hand would rather be jingling
the change in the darkness of my pocket
or taking a nap on an armrest.
I have to drag him in to the music
like a difficult and neglected child.
This is the revenge of the one who never gets
to hold the pen or wave good-bye,
and now, who never gets to play the melody.

6
Even when I am not playing, I think about the piano.
It is the largest, heaviest,
and most beautiful object in this house.
I pause in the doorway just to take it all in.
And late at night I picture it downstairs,
this hallucination standing on three legs,
this curious beast with its enormous moonlit smile.

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Maksim Mrvica plays Pirates of the Caribbean — Live at Mercedes-Benz Arena, Shanghai

Canzone breve, Eugénio De Andrade

Tutto mi prende la terra che mi possiede:
Il fiume d’improvviso adolescente,
La luce incespicando negli angoli,
Le sabbie ove arsi impaziente.

Tutto mi prende del medesimo triste amore
nel sapere che la vita dura poco,
E in essa pongo la speranza e il calore
Di quanta tenerezza rimane tra le dita.

Dicono che vi sono altri cieli e altre lune
E altri occhi densi di allegria,
Ma io appartengo a queste case, a queste vie,
A questo amore grondante malinconia.

Cançao breve

Tudo me prende à terra onde me dei:
O rio subitamente adolescente,
A luz tropeçando nas esquinas,
As areias onde ardi impaciente.

Tudo me prende do mesmo triste amor
Que há em saber que a vida pouco dura,
E nela ponho a esperança e o calor
De uns dedos com restos de ternura.

Dizem que há outros céus e outras luas
E outros olhos densos de alegria,
Mas eu sou destas casas, destas ruas,
Deste amor a escorrer melancolia.

I poeti non accendono che lampade, Emily Dickinson

I poeti non accendono che lampade –
essi stessi – si spengono –
le fiammelle che stimolano –
se luce vitale

inerisce come soli –
ogni età una lente
dissemina la loro
circonferenza –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

The Poets light but Lamps –

The Poets light but Lamps –
Themselves – go out –
The Wicks they stimulate –
If vital Light

Inhere as do the Suns –
Each Age a Lens
Disseminating their
Circumference –

Canzone nuovissima dei gatti, da “I gatti lo sapranno” (2010), Federico Garcia Lorca

Mefistofele da casa
se ne sta sdraiato al sole.
E’ un gatto che ha eleganza e posa da leone,
beneducato e buono,
seppure un po’ burlone.
Sa parecchio di musica; capisce
Debussy, però non
gli piace Beethoven.
Il mio gatto stanotte
ha camminato sopra la tastiera.
Oh, che soddisfazione
per l’anima sua! Debussy
è stato un gatto filarmonico nella sua vita precedente.
Questo geniale francese comprese la bellezza
dell’accordo gattesco sulla tastiera. Sono
accordi moderni di acqua torbida d’ombra
(io gatto lo capisco).
Irritano il borghese: Mirabile missione!
La Francia ammira i gatti. Verlaine fu quasi un gatto
brutto e semicattolico, schivo e giocherellone,
dal miagolio celeste a una luna invisibile,
leccato dalle mosche e bruciato dall’alcol.
La Francia ama i gatti e la Spagna il torero.
La Russia ama la notte e la Cina il dragone.
Il gatto è inquietante, non è di questo mondo. Ha
quell’enorme prestigio d’essere già stato Dio.
Vi siete accorti quando ci guarda sonnecchiando?
Che sembra che ci dica: la vita è un susseguirsi
di ritmi sessuali. Un suo sesso ha la luce,
sesso ha la stella, e sesso ha il fiore.
E guarda disperdendo nell’ombra la sua anima verde.
Noi vediam tutti dietro al grande caprone.
Il suo spirito è androgino di sessi già appassiti,
languore femminile e vibrare di maschio,
uno spirito raro di innocenza e lussuria,
vecchiaia e giovinezza sposate con amore.
Son Filippi Secondi dogmatici ed alteri,
fedele odiano il cane, perché servile il topo,
ammettono carezze con un gesto distinto
guardandoci con aria serena e superiore.
Mi sembrano maestri d’alta malinconia,
potrebbero curare le tristezze dell’essere civili.
Le risorse moderne, carriarmati, biplani,
ravvivano nell’anima il remoto dolore.
La vita ad ogni passo raffina le tristezze,
le anime cristallizzano e il vero volò via,
un chicco di amarezza si interra e dà la spiga.
I gatti sanno questo meglio del contadino.
Han qualcosa dei gufi e di rozzi serpenti,
avranno avuto le ali quando furon creati.
E di certo parlarono con quegli aborti
satanici che Antonio vide dalla sua grotta.
Un gatto imbestialito è quasi Schopenhauer.
Attaccabrighe orrendo con faccia da birbante,
i gatti son però sempre beneducati,
e procurano seri di sdraiarsi nel sole.
L’uomo è disprezzabile (dicon loro), la morte
arriva prima o poi, Godiamo del calore!

Questo mio grande gatto, splendido e vescovile
si addormenta alla nenia sepolcrale dell’orologio.
Che gli importa dei seni dell’oscuro Ecclesiaste,
o dei saggi consigli del vecchio Salomone?
Tu dormi, gatto mio, come un dio sonnacchioso,
mentre qui io sospiro per qualcosa che volò via.
Pecopian si sorride, bello dentro il mio specchio,
di un teschio il suo sorriso ha l’espressione.

Tu dormi santamente mentre io suono il piano
questo mostro con denti di neve e di carbone.

E tu gatto di ricco, vetta della pigrizia,
ricorda che ci sono dei gatti vagabondi
martirizzati dai bambini che li ammazzano a sassate
e muoion come Socrate
dando loro il proprio perdono.

(Traduzione è di Valerio Nardoni)

Canción novísima de los gatos

Mefistófeles casero está tumbado al sol.
Es un gato elegante con gesto de león,
bien educado y bueno, si bien algo burlón.
Es muy músico; entiende a Debussy,
mas no le gusta Beethoven.
Mi gato paseó de noche en el teclado,
¡Oh, que satisfacción de su alma! Debussy
fue un gato filarmónico en su vida anterior.
Este genial francés comprendió la belleza
del acorde gatuno sobre el teclado. Son
acordes modernos de agua turbia de sombra
(yo gato lo entiendo).
Irritan al burgués: ¡Admirable misión!
Francia admira a los gatos. Verlaine fue casi un gato
feo y semicatólico, huraño y juguetón,
que mayaba celeste a una luna invisible,
lamido por las moscas y quemado de alcohol.
Francia quiere a los gatos como España al torero.
Como Rusia a la noche, como China al dragón.
El gato es inquietante, no es de este mundo. Tiene
el enorme prestigio de haber sido ya Dios.
¿Habéis notado cuando nos mira soñoliento?
Parece que nos dice: la vida es sucesión
de ritmos sexuales. Sexo tiene la luz,
sexo tiene la estrella, sexo tiene la flor.
Y mira derramando su alma verde en la sombra.
Nosotros vemos todos detrás al gran cabrón.
Su espíritu es andrógino de sexos ya marchitos,
languidez femenina y vibrar de varón,
un espíritu raro de inocencia y lujuria,
vejez y juventud casadas con amor.
Son Felipes segundos dogmáticos y altivos,
odian por fiel al perro, por servil al ratón,
admiten las caricias con gesto distinguido
y nos miran con aire sereno y superior.
Me parecen maestros de alta melancolía,
podrían curar tristezas de civilización.
La energía moderna, el tanque y el biplano
avivan en las almas el antiguo dolor.
La vida a cada paso refina las tristezas,
las almas cristalizan y la verdad voló,
un grano de amargura se entierra y da su espiga.
Saben esto los gatos más bien que el sembrador.
Tienen algo de búhos y de toscas serpientes,
debieron tener alas cuando su creación.
Y hablarán de seguro con aquellos engendros
satánicos que Antonio desde su cueva vio.
Un gato enfurecido es casi Schopenhauer.
Cascarrabias horrible con cara de bribón,
pero siempre los gatos están bien educados
y se dedican graves a tumbarse en el sol.
El hombre es despreciable (dicen ellos), la muerte
llega tarde o temprano ¡Gocemos del calor!

Este gran gato mío arzobispal y bello
se duerme con la nana sepulcral del reloj.
¡Qué le importan los senos del negro Eclesiastés,
ni los sabios consejos del viejo Salomón?
Duerme tú, gato mío, como un dios perezoso,
mientras que yo suspiro por algo que voló.
El bello Pecopian se sonríe en mi espejo,
de calavera tiene su sonrisa expresión.

Duerme tú santamente mientras toco el piano,
este monstruo con dientes de nieve y de carbón.

Y tú gato de rico, cumbre de la pereza,
entérate de que hay gatos vagabundos que son
mártires de los niños que a pedradas los matan
y mueren como Sócrates
dándoles su perdón.

“Canción novísima de los gatos” permaneció inédito hasta 1986
www.poetasandaluces.com

La prossima volta, Mary Oliver

Quello che farei la prossima volta è guardare
la terra prima di dire qualunque cosa. Mi fermerei
subito prima di entrare in una casa
per un minuto sarei un imperatore
e ascolterei meglio il vento
o l’aria stando immobile.

Quando qualcuno mi parlasse, per
biasimo o lode, o solo passatempo,
guarderei la faccia, come la bocca
deve funzionare, e vedrei ogni tensione, ogni
segno di cosa ha alzato la voce.

E nonostante tutto, saprei di più – la terra
che si rinforza e si libra, l’aria
che trova ogni foglia e piuma al di sopra
di foresta e acqua, e per ogni persona
il corpo che risplende dentro gli abiti
come una luce.

Next Time

Next time what I’d do is look at
the earth before saying anything. I’d stop
just before going into a house
and be an emperor for a minute
and listen better to the wind
or to the air being still.

When anyone talked to me, whether
blame or praise or just passing time,
I’d watch the face, how the mouth
has to work, and see any strain, any
sign of what lifted the voice.

And for all, I’d know more — the earth
bracing itself and soaring, the air
finding every leaf and feather over
forest and water, and for every person
the body glowing inside the clothes
like a light.