Sì, da “Sull’amore” (2016), Charles Bukowski

non importa con chi sto
la gente dice sempre,
stai ancora con lei?

la mia relazione tipo dura
due anni e mezzo.
nonostante guerre
inflazione
disoccupazione
alcolismo
gioco d’azzardo
e il mio nervosismo degenerato,
penso di cavarmela abbastanza bene.
Mi piace leggere il giornale della domenica a letto.
mi piacciono i nastri arancioni legati intorno al collo del gatto.
mi piace dormire addosso a un corpo che conosco bene.

mi piacciono ciabatte nere ai piedi del letto alle 2 del pomeriggio.
mi piace vedere come sono venute le fotografie.

mi piace che mi aiutino a superare le feste:
4 Luglio, Festa dei Lavoratori, Halloween, il Ringraziamento, Natale, Capodanno.

sanno come scendere queste rapide
e sono meno impaurite dall’amore di quanto lo sia io.

riescono a farmi ridere quando comici professionisti non ce la fanno.

e poi uscire a comprare il giornale insieme.
ha i suoi vantaggi essere soli
ma si avverte un calore insolito nel non esserlo.

mi piacciono le patate rosse bollite.
mi piacciono dita e occhi migliori dei miei che sanno sciogliere i nodi delle stringhe.

mi piace lasciarle guidare l’auto nelle sere buie
quando la strada e il tragitto mi pesano,
l’autoradio che va
accendiamo sigarette e parliamo un po’
e ogni tanto
stiamo zitti.

mi piacciono le forcine sui tavoli.
mi piace vedere le solite pareti
la solita gente.

non mi piacciono le litigate folli e inutili che scoppiano sempre
e non mi piaccio in queste occasioni
quando non do nulla
quando non capisco nulla.

mi piacciono gli asparagi bolliti
mi piacciono i ravanelli
i porri.
mi piace portare la macchina all’autolavaggio,
mi piace quando vinco dieci dollari per una giocata
data sei a uno.
mi piace la mia radio che suona continuamente
Šostakovič, Brahms, Beethoven, Mahler.

mi piace quando sento bussare alla porta
ed è lei.

non importa con chi sto
la gente mi dice sempre,
stai ancora con lei?

magari pensano che le seppellisco tutte
sulle colline di Hollywood.

(Traduzione di Simona Viciani)

yes

no matter who I’m with
people always say,
are you still with her?

my average relationship lasts
two and one half years.
with wars
inflation
unemployment
alcoholism
gambling
and my own degenerate nervousness
I think I do well enough.

I like reading the Sunday papers in bed.
I like orange ribbons tied around cat’s necks.
I like sleeping up against a body that I know well.

I like black slips at the foot of my bed
at 2 in the afternoon.
I like seeing how the photos turned out.

I like to be helped through the holidays:
4th. of July, Labor Day, Halloween, Thanksgiving,
Christmas, New Year’s.
they know how to ride these rapids
and they are less afraid of love than I am.

they can make me laugh where professional comedians
fail.

there is walking out to buy a newspaper together.

there is much good in being alone
but there is a strange warm grace in not being alone.

I like boiled red potatoes.

I like eyes and fingers better than mine that can
get knots out of shoelaces.

I like letting her drive the car on dark nights
when the road and the way have gotten to me,
the car radio on
we light cigarettes and talk about things
and now and then
become silent.

I like hairpins on tables,
on the floor.
I like knowing the same walls
the same people.

I dislike the insane and useless fights which always
occur
and I dislike myself at these times
giving nothing
understanding nothing.

I like boiled asparagus
I like radishes
green onions.
I like to put my car into a car wash.
I like it when I have ten win on a six to one
shot.
I like my radio which keeps playing
Shostokovitsch, Brahms, Beethoven, Mahler.

I like it when there’s a knock on the door and
she’s there.

no matter who I’m with
people always say,
are you still with her?

they must think I bury them in
the Hollywood Hills.

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HAUSER – Waltz No. 2 (Shostakovich)

Il mare, Antonio Machado

Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido…
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta…
Il mare è un sogno sonoro
sotto il sole d’aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo turchino.
Il mare lattescente,
il mare rutilante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d’argento…
Ribolle e ride il mare!…
L’aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell’aria assopita, e al tardo
sonnolento volare, spicca e si perde nella foschia del sole.

El mar

El casco y la verde desgastado
el sombrero de tres picos de edad
descansa en la orilla …
parece cortar el ala
que todavía sueña en el sol y el mar.
El mar hierve y canta …
El mar es un sueño de sonido
bajo el sol de abril.
El mar hierve y se ríe
con las olas y la espuma de leche azul y plata,
el mar hierve y se ríe
bajo el cielo azul.
El mar de leche,
brillante del mar,
azul risas risa que en sus arpas de plata …
Hierva el mar y se ríe! …
El aire parece sueño encantado
en la luz del sol de niebla blanquecina.
Mejor que la gaviota en el aire dormido, y fines de la
volar sueño, se destaca y se pierde en la bruma del sol.

Ho cessato di essere colui che speravo, Fernando Pessoa

Ho cessato di essere colui che speravo,
cioè, ho cessato di essere chi non sono mai stato…
Tra onda e onda l’onda non si scava,
e tutto, in essere congiunto, dura e scorre.

La freccia trema, poiché, nell’ampia faretra,
il presente crea e include il futuro.
Se i mari ergono la loro furia selvaggia,
è perché la futura pace la loro orma cancella.

Tutto dipende da quel che non esiste.
Perciò il mio essere muto si converte
nella stessa somiglianza, austero e triste.

Nulla mi spiega. Nulla mi appartiene.
E su tutto la luna estranea versa
la luce che tutto dissipa e nulla vince.

Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006

Deixei de ser aquele que esperava

Deixei de ser aquele que esperava,
Isto é, deixei de ser quem nunca fui…
Entre onda e onda a onda não se cava,
E tudo, em ser conjunto, dura e flui.

A seta treme, pois que, na ampla aljava,
O presente ao futuro cria e inclui.
Se os mares erguem sua fúria brava
É que a futura paz seu rastro obstrui.

Tudo depende do que não existe.
Por isso meu ser mudo se converte
Na própria semelhança, austero e triste.

Nada me explica. Nada me pertence.
E sobre tudo a lua alheia verte
A luz que tudo dissipa e nada vence.

Temporale, Pablo Neruda

Tuona sopra i pini
La nube densa sgrana le sue uve,
cade l’acqua da tutto il cielo vago,
il vento scioglie la sua trasparenza,
si riempiono gli alberi di anelli,
di collane, di lacrime fuggenti.
Goccia a goccia
la pioggia si raccoglie
ancora sulla terra.
Un solo tuono vola
sopra il mare e i pini,
un tuono opaco, oscuro,
un movimento sordo:
si trascinano
i mobili del cielo.
Di nube in nube cadono
i pianoforti delle altezze,
gli armadi celesti,
le sedie e i letti cristallini.
Tutto è trascinato dal vento.
Canta e racconta la pioggia.

Tempestad con silencio

Truena sobre los pinos.
La nube espesa desgranó sus uvas,
cayó el agua de todo el cielo vago,
el viento dispersó su transparencia,
se llenaron los árboles de anillos,
de collares de lágrimas errantes.

Gota a gota
la lluvia se reúne
otra vez en la tierra.

Un solo trueno vuela
sobre el mar y los pinos,
un movimiento sordo:
un trueno opaco, oscuro,
son los muebles del cielo
que se arrastran.

De nube en nube caen
los pianos de la altura,
los armarios azules,
las sillas y las camas cristalinas.

Todo lo arrastra el viento.

Canta y cuenta la lluvia.

Las letras de agua caen
rompiendo las vocales
contra los techos. Todo
fue crónica perdida,
sonata dispersada gota a gota:
el corazón del agua y su escritura.
Terminó la tormenta.
Pero el silencio es otro.

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2CELLOS – Vivaldi Storm [OFFICIAL VIDEO]