Lettera a un bacio che è morto per noi, da “Spontaneamente” (1999), Tess Gallagher

Sto scrivendo le tue memorie.
È come abbandonare il mondo
eppure trovarti ancora lì
come ci hai ricevuto e formato,
diventando all’istante irripetibile.
Continuo a pensare di poter scrivere una guancia
contro di te, se non proprio labbra. Una guancia magnetica
in modo che il suo clangore riecheggi
per un po’. T’induco in tentazione con nudità
in terrazza, con i tamburelli, con tutti i miei vezzi
da gitana. Con gli slanciati fianchi del desiderio
induco in tentazione te che te ne sei andato per sempre,
un pensiero che riesco a formulare
perché questa lettera è scritta
al di fuori di qualunque morte.

(Traduzione di Riccardo Duranti)

Letter to a Kiss That Died for Us

I have been writing your memoir.
It is like leaving the world
and still finding you there
as you received us, shaped us
and instantly became unrepeatable.
I keep thinking I can write a cheek against
you, if not lips. A magnetic cheek
with the taste of cold, metallic air
on it so the clang of it will stay
a little after. I tempt you with nakedness
on a terrace, with tambourines, all my gypsy
favors. With the sleek flanks of longing,
I tempt you who are gone forever,
a thought I can have
as this letter is written
outside any death.

Semplice, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Uno squarcio tra le nubi. L’azzurrino
profilo dei monti.
Il giallo cupo dei campi.
Il fiume nero. Che ci faccio qui,
solo e pieno di rimorsi?

Continuo a mangiare come niente dalla ciotola
di lamponi. Se fossi morto,
rammento a me stesso, ora non
li mangerei. Non è così semplice.
Anzi, no, è semplicissimo.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Simple

A break in the clouds. The blue
outline of the mountains.
Dark yellow of the fields.
Black river. What am I doing here,
lonely and filled with remorse?

I go on casually eating from the bowl
of raspberries. If I were dead,
I remind myself, I wouldn’t
be eating them. It’s not so simple.
It is that simple.