Vermont, inizio novembre, da “Balistica” (2011), Billy Collins

Era fra una stagione e l’altra,
dopo il tenue cinguettio dell’autunno
ma prima della gelida potestà dell’inverno,

e ho colto la scena da una veranda,
un quadro con silo e banderuola
e una folla di felci sul bordo del bosco:

nulla di cui valga davvero la pena scrivere,
ma è troppo tardi per fermarsi ora
che le felci e il silo sono stati nominati.

Ho bevuto il mio caffè caldo
e ho preso nota del trattore dismesso
e dell’insegna sbilenca del caseificio.

Non una mattina di quelle
che ti fanno venir voglia di cogliere l’attimo,
neppure una di quelle con abbastanza gloria da indurti

a catturare i giorni alterni,
eppure dopo aver fissato per un po’
i campi arati e il cielo,

sono tornato all’ordine della cucina
deciso a cogliere con fermezza
ogni secondo mercoledì di ogni mese che avevo davanti.

(Traduzione di Franco Nasi)

Vermont, Early November

It was in between seasons,
after the thin twitter of late autumn
but before the icy authority of winter,

and I took in the scene from a porch,
a tableau of silo and weathervane
and a crowd of ferns on the edge of the woods–

nothing worth writing about really,
but it is too late to stop now
that the ferns and the silo have been mentioned.

I drank my warm coffee
and took note of the disused tractor
and the lopsided sign to the cheese factory.

Not one of those mornings
that makes you want to seize the day,
not even enough glory in it to make you want

to grasp every other day,
yet after staring for a while
at the plowed-under fields and the sky,

I turned back to the order of the kitchen
determined to seize firmly
the second Wednesday of every month that lay ahead.

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Mari Samuelsen – Max Richter: November (Live from the Forbidden City, Beijing / 2018)

Crepuscolo d’autunno, da”Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Su una distesa di colline, un mare,
vidi un pianeta, solo, scintillare.
Nessuno, né vicino, né lontano,
poteva il mondo togliermi di mano.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Autumn Dusk

I saw above a sea of hills
A solitary planet shine,
And there was no one near or far
To keep the world from being mine.

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Yuja Wang: Gershwin Rhapsody in Blue [HD] – Camerata Salzburg conducted by Lionel Bringuier Salzburger Festspiele, Aug 12 2016

Il giardino, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Il mio cuore è un giardino stremato dall’autunno,
colmo d’astri oscillanti, di grevi dalie scure;
nel pigro mezzogiorno, di aprile si ricorda,
delle veloci acquate, chiare scintille di neve;

oscillanti narcisi nel freddo vento all’alba
e tulipani d’oro, folletti di rugiada –
si assopirà ben presto cullato dalla neve –
vedrà, dopo il letargo, la nuova primavera?

(Traduzione di Silvio Raffo)

The Garden

My heart is a garden tired with autumn,
Heaped with bending asters and dahlias heavy and dark,
In the hazy sunshine, the garden remembers April,
The drench of rains and a snow-drop quick and clear as a spark;

Daffodils blowing in the cold wind of morning,
And golden tulips, goblets holding the rain—
The garden will be hushed with snow, forgotten soon, forgotten—
After the stillness, will spring come again?

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Anastasia Huppmann plays Vig Zartman’s BLACK SKY

Albero in autunno, Hermann Hesse

Con le fredde notti d’ottobre
il mio albero lotta disperato
per la sua verde veste. L’ama, è triste,
nei giorni felici la indossava,
volentieri l’avrebbe conservata.

E ancora una notte, ancora
un duro giorno. L’albero è stanco
e non combatte più, cede le membra tronche
ad un volere ignoto
che infine tutto lo sovrasta.

Ma rossodorato ora sorride
e felice riposa nel profondo azzurro.
Stanco alla morte si è donato
e l’autunno, il tenero autunno
d’un nuovo splendore l’ha adornato.

Baum im Herbst

Noch ringt verzweifelt mit den kalten
Oktobernächten um sein grünes Kleid
Mein Baum. Er liebt’s, ihm ist es leid,
Er trug es fröhliche Monde lang,
Er möchte es gern behalten.

Und wieder eine Nacht, und wieder
Ein rauher Tag. Der Baum wird matt
Und kämpft nicht mehr und gibt die Glieder
Gelöst dem fremden Willen hin,
Bis der ihn ganz bezwungen hat.

Nun aber lacht er golden rot
Und ruht im Blauen tief beglückt.
Da er sich müd dem Sterben bot,
hat ihn der Herbst, der milde Herbst
Zu neuer Herrlichkeit geschmückt.

Aus: «Gedichte», Fretz & Wasmuth Verlag AG, Zürich

Come quando l’estate scivola nell’autunno, Emily Dickinson

Come quando l’Estate scivola nell’Autunno
Eppure preferiamo di più dire
“L’Estate” che “l’Autunno”, per paura
Di mandar via il Sole,

E quasi reputiamo un Affronto
Ammettere la presenza
Di chi anche se incantevole, non è
Colui che abbiamo amato –

Così eludiamo il Peso degli Anni
Su colui che tenta timido
Di Raggirare la Freccia
Del Declivio della Vita.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

As Summer into Autumn slips

As Summer into Autumn slips
And yet we sooner say
“The Summer” than “the Autumn,” lest
We turn the sun away,

And almost count it an Affront
The presence to concede
Of one however lovely, not
The one that we have loved –

So we evade the charge of Years
On one attempting shy
The Circumvention of the Shaft
Of Life’s Declivity.

Canzone d’autunno, da “Poèmes saturniens”, Paul Verlaine

Singhiozzi lunghi
dai violini
dell’autunno
mordono il cuore
con monotono
languore.

Ecco ansimando
e smorto, quando
suona l’ora,
io mi ricordo
gli antichi giorni
e piango;

e me ne vado
nel vento ingrato
che mi porta
di qua di là
come fa la
foglia morta.

(in Poesie, trad. di L. Frezza, Rizzoli,
Milano, 1974)

Chanson d’automne

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon coeur
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure,

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

Autumn Song

The long sighs
Of the violins
Of autumn
Hurt my heart
With a languor
Of sameness.

All stifling
And pale, when
The hour sounds,
I remember
Days of once
And I weep.

And I let myself go
With the evil wind
Which carries me
Here, beyond,
Like the leaf
Which has died.

(By Paul Verlaine, translation by Eli Siegel)

Autunno, Phyllis Babcock

Autunno spazzola lentamente i propri capelli
lasciando i colori gloriosi
scorrere dolcemente verso la terra sottostante.
Sfoggiando colori vivaci,
in contrasto con l’abito verde dell’estate.
Surclassando la rigidità,
del cappotto bianco dell’inverno.
Autunno compara le mutevoli
sfumature della primavera al proprio declino.
Sospirando, fine di un’altra stagione.
Lei mette via la sua spazzola
appena il gelo tocca le sue estremità.

(Traduzione di Alessandra Marchesi)

Autumn’s Season

Autumn brushes her hair slowly
letting the glorious colors
flow gently to the Earth below.
Showing off vibrant colors,
in contrast to summer’s green dress.
Outdoing the starkness,
of winter’s white coat.
Autumn compares the mutable
shades of spring to her fall.
Giving a sigh, end of another season.
She packs her brush
as frost touches her tips.

Il nome suo è autunno, Emily Dickinson

Il nome – suo – è “Autunno” –
Il colore – suo – è Sangue –
Un’Arteria – sulla Collina –
Una Vena – lungo la Strada –

Grandi Globuli – nei Viali –
E Oh, l’Acquazzone di Tinte –
Quando i Venti – rovesciano il Bacile –
E versano Pioggia Scarlatta –

Sparpaglia Berretti – laggiù –
Forma rubicondi Stagni –
Poi – avvolgendosi come una Rosa – se ne va –
Su Vermiglie Ruote –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

 The name – of it – is “Autumn” –

The name – of it – is “Autumn” –
The hue – of it – is Blood –
An Artery – upon the Hill –
A Vein – along the Road –

Great Globules – in the Alleys –
And Oh, the Shower of Stain –
When Winds – upset the Basin –
And spill the Scarlet Rain –

It sprinkles Bonnets – far below –
It gathers ruddy Pools –
Then – eddies like a Rose – away –
Upon Vermilion Wheels –

Chiedo silenzio, Pablo Neruda

Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.

Io chiuderò gli occhi

E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.

Una è l’amore senza fine.

La seconda è vedere l’autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.

La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.

La quarta cosa è l’estate
rotonda come un’anguria.

La quinta cosa sono i tuoi occhi.

Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.

Amici, questo è ciò che voglio.
E’ quasi nulla e quasi tutto.

Ora se volete andatevene.

Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.

Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.

Accade che sono e che continuo.

Non sarà dunque che dentro
di me cresceran cereali,
prima i garni che rompono
la terra per vedere la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e sola prosegue per i campi.

E’ che son vissuto tanto
e che altrettanto voglio vivere.

Mai mi son sentito sé sonoro,
mai ho avuto tanti baci.

Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.

Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere.

Pido silencio

Ahora me dejen tranquilo.
Ahora se acostumbren sin mí.Continua a leggere…

Se tu venissi in autunno, Emily Dickinson

Se tu venissi in Autunno,
Scaccerei via l’Estate
Con metà sorriso, e metà disdegno,
Come la Massaia fa, con una Mosca.

Se potessi vederti fra un anno,
Avvolgerei i mesi in gomitoli –
E ne metterei ciascuno in un Cassetto diverso,
Per paura che i numeri si confondano –

Se soltanto Secoli, tardassero,
Li conterei sulla Mano,
Sottraendo, fino a far cadere le dita
Nella Terra di Van Diemen.

Se certa, quando questa vita fosse conclusa –
Che la tua e la mia, rimanessero –
La getterei da parte, come una Buccia,
E prenderei l’Eternità –

Ma, ora, incerta della lunghezza
Di ciò, che è frapposto,
Esso mi tormenta, come l’Ape Folletto –
Che non vuol palesare – la sua puntura.

(Trad. di Giuseppe Ierolli)

If you were coming in the Fall

If you were coming in the Fall,
I’d brush the Summer by
With half a smile, and half a spurn,
As Housewives do, a Fly.

If I could see you in a year,
I’d wind the months in balls –
And put them each in separate Drawers,
For fear the numbers fuse –

If only Centuries, delayed,
I’d count them on my Hand,
Subtracting, till my fingers dropped
Into Van Dieman’s Land.

If certain, when this life was out –
That your’s and mine, should be –
I’d toss it yonder, like a Rind,
And take Eternity –

But, now, uncertain of the length
Of this, that is between,
It goads me, like the Goblin Bee –
That will not state – it’s sting.