La vita che legata troppo stretta evade, Emily Dickinson

La Vita che legata troppo stretta evade
Correrà sempre poi
Con un prudente sguardo indietro
E spettri di Redini –
Il Cavallo che fiuta l’Erba viva
E vede i Pascoli sorridere
Sarà ripreso con uno sparo
Se si riuscirà a prenderlo –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

The Life that tied too tight escapes

The Life that tied too tight escapes
Will ever after run
With a prudential look behind
And spectres of the Rein –
The Horse that scents the living Grass
And sees the Pastures smile
Will be retaken with a shot
If he is caught at all –

462-0614, da “L’amore è un cane che viene dall’inferno”, Charles Bukowski

adesso ricevo molte telefonate.
Tutte uguali.
“sei Charles Bukowski,
lo scrittore?”
“sì” dico io.
e mi dicono
che capiscono
quello che scrivo,
e alcuni di loro sono scrittori
o vogliono diventarlo
e hanno impieghi noiosi e
orribili
e non possono sopportare la stanza
l’appartamento
i muri
quella sera –
vogliono qualcuno con cui
parlare,
e non riescono a credere
che non posso aiutarli
che non conosco la formula.
non riescono a credere
che spesso di questi tempi
mi chiudo in camera
mi afferro la panza
e dico:
“Gesù Gesù Gesù,
un’altra volta
no!”
non riescono a credere
che la gente senza amore
le strade
la solitudine
i muri
sono anche miei.
e quando riaggancio il ricevitore
pensano che mi sia tenuto per me
il segreto.

non scrivo
con cognizione di causa.
quando suona il telefono
piacerebbe anche a me sentire
parole capaci di alleviare
un po’ di questo.

ecco perché il mio numero
è sull’elenco.

(Traduzione di Katia Bagnoli)

462-0614

I get many phonecalls now.
They are all alike.
“are you Charles Bukowski,
the writer?”
“yes,” I tell them.
and they tell me
that they understand my
writing,
and some of them are writers
or want to be writers
and they have dull and
horrible jobs
and they can’t face the room
the apartment
the walls
that night –
they want somebody to talk
to,
and they can’t believe
that I can’t help them
that I don’t know the words.
they can’t believe
that often now
I double up in my room
grab my gut
and say
“Jesus Jesus Jesus, not
again!”
they can’t believe
that the loveless people
the streets
the loneliness
the walls
are mine too.
and when I hang up the phone
they think I have held back my
secret.

I don’t write out of
knowledge.
when the phone rings
I too would like to hear words
that might ease
some of this.

that’s why my number’s
listed.

Cupido, monello testardo!, Johann Wolfgang Goethe

Cupido, monello testardo!
M’hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!

Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d’inverno
e arde me misero.

Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l’animula
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.

Cupido, loser, eigensinniger Knabe!

Cupido, loser, eigenwilliger Knabe!
Du batst mich um Quartier auf einige Stunden.
Wie viele Tag’ und Nächte bist du geblieben!
Und bist nun herrisch und Meister im Hause geworden!

Von meinem breiten Lager bin ich vertrieben;
Nun sitz ich an der Erde, Nächte gequälet;
Dein Mutwill schüret Flamm auf Flamme des Herdes,
Verbrennet den Vorrat des Winters
und senget mich Armen.

Du hast mir mein Geräte verstellt und verschoben;
Ich such und bin wie blind und irre geworden.
Du lärmst so ungeschickt; ich fürchte das Seelchen
Entflieht, um dir zu entfliehn, und räumet die Hütte.

Johann Wolfgang von Goethe: Italienische Reise – Kapitel 82

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E’ una delle poche poesie di cui si sa per certo che fu composta in Italia.
Goethe la trascrisse anche nel Viaggio in Italia (resoconto del gennaio 1788).
L’animula: Goethe si riferisce probabilmente alla “animula vagula blandula” di una poesia scritta dall’imperatore Adriano poco prima della morte, di cui riferisce la Vita Hadriani.

La pazienza, da “Tu sola nel mio deserto” (2017), Alda Merini

Questa assurda pazienza che è la vita
dove crepita il foglio dell’attesa
dove bruci le steppe dei tuoi occhi
dove ti incanti per il grande cielo
non può attendere che tu ti incammini
sopra un refuso, vai oltre gli errori
saltando a pari piedi i tuoi gradini
di sentimenti: sono i tuoi figlioli
ad insegnarti che la verga fiorisce
soltanto dentro il cuore di una mamma.
C’è anche santità di poesia
che vive dentro i ghiacci del sapere.

7/12/1991, Sant’Ambrogio
A Elena

La parola, da “Tu sola nel mio deserto” (2017), Alda Merini

Io sono un roseto di poesia,
su di me camminano molte parole,
su di me gemmano infiniti autori,
io fiorisco e sfiorisco ogni giorno,
io fiorisco e sfiorisco a ogni amore,
su di me evapora la rugiada,
su di me evapora il sogno,
ma ai miei piedi respira anche il viandante
e non m’innamorerò di nessuno
poiché i viandanti
sono mutevoli e molti.
Io sono ubriaca del mio silenzio
(…)
uso la parola
come Diana cacciatrice,
uso la parola
per ferire le anime,
uso le mie parole
come un cilicio d’amore,
sono il dialogo della materia,
sono il dialogo delle praterie,
sono il dialogo della prigione,
sono il tutto
e sono la mostrina di ogni soldato
che cade in battaglia
sul fronte della mia poesia.

L’utilità della sofferenza, da “Thirst”, Mary Oliver

(Mentre dormivo ho sognato questi versi)

Una persona che amavo mi ha dato una volta
una scatola piena di buio.

Ci sono voluti anni perché capissi
che anche quello era un dono.

The uses of sorrow

(In my sleep I dreamed this poem)

Someone I loved once gave me
a box full of darkness.

It took me years to understand
that this, too, was a gift.

Ho sempre sentito la perdita di qualcosa -, Emily Dickinson

Ho sempre sentito la perdita di qualcosa –
la primissima cosa che ricordo
è una mancanza – di cosa non sapevo –
Troppo giovane perché qualcuno sospettasse

una dolente fra i bambini
ciò nondimeno mi aggiravo
come chi rimpianga un regno
essendo il solo principe cacciato –

Più vecchia, oggi, un’epoca più saggia
e più debole anche, com’è della saggezza –
mi trovo ancora a cercare piano
i miei palazzi trafugati –

e un sospetto, come un dito
mi sfiora la fronte di tanto in tanto
che sto cercando all’opposto
dove si trovi il regno dei cieli –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

A loss of something ever felt I –

A loss of something ever felt I –
The first that I could recollect
Bereft I was — of what I knew not
Too young that any should suspect

A Mourner walked among the children
I notwithstanding went about
As one bemoaning a Dominion
Itself the only Prince cast out –

Elder, Today, a session wiser
And fainter, too, as Wiseness is –
I find myself still softly searching
For my Delinguent Palaces –

And a Suspicion, like a Finger
Touches my Forehead now and then
That I am looking oppositely
For the site of the Kingdom of Heaven –

Almeno – pregare – è rimasto – è rimasto, Emily Dickinson

Almeno – pregare – è rimasto – è rimasto –
Oh Gesù – nell’Aria –
Non so qual è la tua stanza –
Sto bussando – dappertutto –

Tu che provochi Terremoti nel Sud –
E Vortici, nel Mare –
Di’, Gesù di Nazareth –
Non hai Braccia per Me?

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

At least – to pray – is left – is left –

At least – to pray – is left – is left –
Oh Jesus – in the Air –
I know not which thy chamber is –
I’m knocking – everywhere –

Thou settest Earthquake in the South –
And Maelstrom, in the Sea –
Say, Jesus Christ of Nazareth –
Hast thou no Arm for Me?

Strofe per musica, da “Hebrew Melodies” (1815), George Gordon Byron

I
Dicono che la Speranza sia felicità,
ma il vero Amore deve amare il passato,
e il Ricordo risveglia i pensieri felici
che primi sorgono e ultimi svaniscono.
II
E tutto ciò che il Ricordo ama di più
un tempo fu Speranza solamente;
e quel che amò e perse la Speranza
ormai è circonfuso nel Ricordo.
III
È triste! È tutto un’illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.

(Traduzione di Franco Buffoni)

Stanzas for Music 

They say that Hope is happiness;
but genuine Love must prize the past,
and Memory wakes the thoughts that bless:
they rose the first–they set the last;

And all that Memory loves the most
was once our only Hope to be,
and all that Hope adored and lost
hath melted into Memory.

Alas it is delusion all:
the future cheats us from afar,
nor can we be what we recall,
nor dare we think on what we are.

Elogio dell’infanzia, Peter Handke

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

Lied Vom Kindsein

Als das Kind Kind war,
ging es mit hängenden Armen,
wollte der Bach sei ein Fluß,
der Fluß sei ein Strom,
und diese Pfütze das Meer.Continua a leggere…