L’acrobata, da “Uno spasso” (1967), Wislawa Szymborska

Da trapezio a
trapezio, nel silenzio dopo
dopo un rullo di tamburo di colpo muto, attraverso
attraverso l’aria stupefatta, più veloce del
del peso del suo corpo che di nuovo
di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.

Solo. O anche meno che solo,
meno, perché imperfetto, perché manca di
manca di ali, gli mancano molto,
una mancanza che lo costringe
a voli imbarazzati su una attenzione
senza piume ormai soltanto nuda.

Con faticosa leggerezza,
con paziente agilità,
con calcolata ispirazione. Vedi
come si acquatta per il volo? Sai
come congiura dalla testa ai piedi
contro quello che è? Lo sai, lo vedi

con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
per agguantare il mondo dondolante
protende le braccia di nuovo generate?

Belle più di ogni cosa proprio in questo
proprio in questo momento, del resto già passato.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

In senso figurato questa poesia parla della nostra mortalità, ricordandoci la brevità della vita, e rafforzando così la necessità di sfruttare il poco tempo che abbiamo e la necessità di usare questo tempo con saggezza. Attraverso l’esempio di un acrobata, un artista, Szymborska ci mostra che non tutto dura e che le aspettative spesso portano alla delusione poiché le cose inevitabilmente non sono come avremmo pensato.

The Acrobat

From trapeze to
to trapeze, in the hush that
that follows the drum roll’s sudden pause, through,
through the startled air, more swiftly than
than his body’s weight, which once again
again is late for its own fall.

Solo. Or even less than solo,
less, because he’s crippled, missing
missing wings, missing them so much
that he can’t miss the chance
to soar on shamefully unfeathered
naked vigilance alone.

Arduous ease,
watchful agility,
and calculated inspiration. Do you see
how he waits to pounce in flight; do you know
how he plots from head to toe
against his very being; do you know, do you see

how cunningly he weaves himself through his own former shape
and works to seize this swaying world
by stretching out the arms he has conceived–

beautiful beyond belief at this passing
at this very passing moment that’s just passed.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

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2019 Helene Fischer Show: Julio Batista De Souza & Helene Fischer Pole Act

Rischiando continuamente assurdità, Lawrence Ferlinghetti

Rischiando continuamente assurdità
e morte
dovunque si esibisce
sulle teste
del suo pubblico
il poeta come un acrobata
s’arrampica sul bordo
della corda che s’è costruita
ed equilibrandosi sulle travi degli occhi
sopra un mare di volti
marcia per la sua strada
verso l’altra sponda del giorno
facendo salti mortali
trucchi magici coi piedi
e altri mirabili gesti teatrali
e tutto senza sbagli
ogni cosa
per ciò che forse non esiste
Perché egli è il super realista
che deve per forza capire
una tersa verità
prima di affrontare passi e posizioni
nel suo supposto procedere
verso quell’ancor più alto posatoio
dove la Bellezza sta e aspetta
gravemente
l’avvio della sua girandola di morte
E lui
un piccolo Charlot
che potrà cogliere o no
la sua dolce forma eterna
con le braccia distese in croce nell’aria vuota
dell’esistenza

(Trad. di Raffaella Marzano)

Constantly Risking Absurdity

Constantly risking absurdity
and death
whenever he performs
above the heads
of his audience
the poet like an acrobat
climbs on rime
to a high wire of his own making
and balancing on eyebeams
above a sea of faces
paces his way
to the other side of the day
performing entrachats
and sleight-of-foot tricks
and other high theatrics
and all without mistaking
any thing
for what it may not be
For he’s the super realist
who must perforce perceive
taut truth
before the taking of each stance or step
in his supposed advance
toward that still higher perch
where Beauty stands and waits
with gravity
to start her death-defying leap
And he
a little charleychaplin man
who may or may not catch
her fair eternal form
spreadeagled in the empty air
of existence