Oceani, Juan Ramon Jiménez

Ho la sensazione che la mia nave
abbia sbattuto, giù negli abissi
contro un grande ostacolo.

E non succede niente!
Niente…
Silenzio… Onde…

Non succede Niente?
O è che tutto è avvenuto,
e siamo ora, tranquilli, nel nuovo…

Océanos

Yo sentío que el barco mio
hay encontrada, allá en el fondo
con algo grande.

Y nada sucede!
Nada . . .
Silencio . . . Olas . . .

Nada sucede?
O es que ha sucedido todo,
y estamos ya, tranquilos, en lo nuevo…
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Tu ti alzi, da “Facile” (1935), Paul Éluard

Tu ti alzi e l’acqua si dispiega
tu ti corichi e l’acqua si schiude
tu sei l’acqua deviata dai suoi abissi
tu sei la terra che mette radici
e sulla quale tutto si costruisce
tu fai bolle di silenzio
nel deserto dei rumori
tu canti inni notturni
sulle funi dell’arcobaleno.
Ovunque tu sei abolisci
tutte le strade
tu sacrifichi il tempo
all’eterna giovinezza
della fiamma esatta
che vela la natura riproducendola.
Donna, tu metti al mondo
un corpo sempre simile al tuo
tu sei la rassomiglianza.

Tu te lèves…

Tu te lèves l’eau se déplie
Tu te couches l’eau s’épanouit

Tu es l’eau détournée de ses abîmes
Tu es la terre qui prend racine
Et sur laquelle tout s’établit

Tu fais des bulles de silence dans le désert des bruits
Tu chantes des hymnes nocturnes sur les cordes de l’arc-en-ciel
Tu es partout tu abolis toutes les routes

Tu sacrifies le temps
À l’éternelle jeunesse de la flamme exacte
Qui voile la nature en la reproduisant

Femme tu mets au monde un corps toujours pareil
Le tien

Tu es la ressemblance

La tigre, da “Songs of Experience”, William Blake

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?

Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

(Trad. di Giuseppe Ungaretti)

The Tyger

Tyger, Tyger, burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame the fearful symmetry?

In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare sieze the fire?

And what shoulder, & what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? & what dread feet?

What the hammer? what the chain,
In what furnace was thy brain?
What the anvil? what dread grasp
dare its deadly terrors clasp?

When the stars threw down their spears
And water’d heaven with their tears.
Did he smile his work to see?
Did he who made the Lamb make thee?

Tyger, Tyger, burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?