Familiarità, da “Poesie” (1923-1976), Jorge Luis Borges

A Haydée Lange

Si apre il cancello del giardino
con la docilità della pagina
che una frequente devozione interroga
e, dentro, gli sguardi
non hanno bisogno di fare caso agli oggetti
che sono già precisamente nella memoria.
Conosco le abitudini e gli animi
e quel dialetto di allusioni
che ogni raggruppamento umano ordisce.
Non ho bisogno di parlare
né di mentire privilegi;
bene mi conoscono coloro che qui mi circondano,
bene sanno le mie angosce e la mia debolezza.
Questo è raggiungere ciò che è più alto,
ciò che forse ci darà il Cielo:
non ammirazione né vittorie
ma semplicemente essere ammessi
come parte di una Realtà innegabile,
come le pietre e gli alberi.

(Traduzione di Livio Bacchi Wilcock)

Llaneza *

A Haydée Lange

Se abre la verja del jardín
con la docilidad de la página
que una frecuente devoción interroga
y adentro las miradas
no precisan fijarse en los objetos
que ya están cabalmente en la memoria.
Conozco las costumbres y las almas
y ese dialecto de alusiones
que toda agrupación humana va urdiendo.
No necesito hablar
ni mentir privilegios;
bien me conocen quienes aquí me rodean
bien saben mi congoja y mi flaqueza.
Eso es alcanzar lo más alto,
lo que tal vez nos dará el Cielo:
no admiraciones ni victorias
sino sencillamente ser admitidos
como parte de una Realidad innegable,
como las piedras y los árboles.

En Fervor de Buenos Aires (1923)

* Borges se inspiró en la casa de los Lange, para escribir este poema. Estaba ubicada en ese momento, en la calle Tronador 1746, entre La Pampa y Virrey del Pino.

Simplicity

It opens, the gate to the garden
with the docility of a page
that frequent devotion questions
and inside, my gaze
has no need to fix on objects
that already exist, exact, in memory.
I know the customs and souls
and that dialect of allusions
that every human gathering goes weaving.
I’ve no need to speak
nor claim false privilege;
they know me well who surround me here,
know well my afflictions and weakness.
This is to reach the highest thing,
that Heaven perhaps will grant us:
not admiration or victory
but simply to be accepted
as part of an undeniable Reality,
like stones and trees.

Translated by A. S. Kline © 2008

2 pensieri su “Familiarità, da “Poesie” (1923-1976), Jorge Luis Borges

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